24 EUDEMONIE ELETTIVE

24 EUDEMONIE ELETTIVE

I

DOVE FINISCONO GLI ALBERI INIZIANO LE MIE TASCHE

avvolgo la luna in un panno
corro fuori per tracciare ovali di neve e un a solo d’angelo mi sorprende

sciente contrappunto odoroso, << ma raccontami l’arco di ulisse! >>
ho modellato con mani di fabbro le idee icarie

e il fuoco che ho spento per vedere le stelle lo porto nelle tasche
stupefare il mondo può essere euforico ma stupefare se stessi è estatico

ebbro di vita in questo cuore poeta
traccerò un cerchio col bastone in cui la neve risalirà alle stelle

e ti ho spiata le gote salirti di rose!
è sulle incudini dell’iride che il lampo sciamano principia l’amore

nel mio zaino danza dioniso
non conosco gli angeli ma il vento mi soffia nelle tasche

*

II

IL FIATO SERVE ALLE PIUME PER CAPIRE LA PELLE DEL SOLE

ho volato prima che imparassi le ali
posso vedere la luccicanza delle idee saltare come delfini

ebro d’azzurro
monaco icario
guglia di sole
curva d’amore

mi sono ubriacato di pieghe Barocche sull’orizzonte degli eventi
così tanto da girotondare due volte l’eterno coi bracci
qui non si tratta di essere diversi ma unici!
come impronte digitali nel miele

amo il pensiero che sa di pensare
amo l’idea che inventa la ruota!

*

III

LE GRU LACCATE A NEVE

l’idea che inventò la ruota è la mia ebbrezza quotidiana!
il pensiero che pensa al pensiero è l’idea che inventa l’Uomo

narrami i ginocchi allunati d’aedo danzante!
così saprò sempre quale stanza del labirinto ha il sole

per il poeta la distanza tra le parole è misura tra l’attimo e l’eterno
dalle stelle l’odore della notte sa di erba tagliata al meriggio

non so di un tempo prima del tempo ma conosco il tempo che nasce
l’Essere immerso nell’Esserci aggalla per elisio

quando cammino nella neve m’innamoro
non conta il fare ma i fruscii dell’ala inventati

e quando il silenzio è tutte le pause tra le note
sfrigola l’eleganza curvando i ginocchi di gru nella neve

*

IV

L’EQUILIBRIO DELL’EBBREZZA

danzo la perpendicolarità del gesto nell’arco!
mentre il palmo distende la carta come l’amore nel dorso
e i ginocchi del calligrafo sui gigli sfrigolano di neve

se tolgo il narrabile dallo scriba rimane la curva danzata
e la piega che inventò il Barocco è l’ebbrezza delle idee ardenti
ma il funambolo sulla radiazione cosmica di fondo è pietra d’angolo!

così equilibro l’ala immota sull’increspatura dell’atomo vermiglio
non importa la distanza dal sole ma l’immobilità dell’estasi!
l’eudemonia sta nel mezzo dell’alma

appoggio la fronte dei pensieri dove il ramo s’incurva di neve
proprio al largo di uno stupore con un cesto di stelle fresche
ti bacio così lentamente da veder crescere i meli

*

V

IL PASSO FRAGILE DI DIONISO

tutto è già accaduto?
m’innamoro senza fare nulla
è quando non accade nulla che l’Essere può Esserci sul serio!

sono una rampa di lancio per dioniso scalzo
albergo in un’ipotenusa d’eterno
su millanta quadrivi ebri senza soluzione di continuo eudemonico

così seggo in atomo immoto dietro l’universo
equilibrista in unico punto cui l’infinito frinisca
la felicità si raccoglie tra gli spazi vuoti dell’atomo

e le parole che fanno << tana! >> alla fine dell’universo non fanno rumore
ho ripiegato un tempo veloce in mille pieghe Barocche
così che quando arriverò in fondo all’eterno avrò l’età delle stelle

*

VI

PRIMA DI FARE << TANA! >> IN FONDO ALL’ETERNO

mille passi prima del nulla,
999, 998
piano, più piano,
ch’io possa contar le molecole,
riempirmi le tasche con risa di fiori,
e gonfiare le gote con curve di nubi;
ancora un po’ di sole prima che tutto svapori,
mille passi per fare l’eterno,
997, 996,
piano, più piano,
mille passi per baciarti ancora l’arco della tua bocca rossa,
più lentamente del tempo

*

VII

IL GIOCO DEL TEMPO E DELLE POSSIBILITA’

conto i passi fino alla luna e poi mi lancio nel vuoto
dove cadrò edificherò il mio tempo

poi al sole ti pettinerò i filidarianna perché tu possa annodarli alle stelle
così da trovare i bordi delle cose senza perdere la neve dalle dita

ora però mi infilo il silenzio come una camicia nuova
barrendo d’ebbrezza dietro l’universo!

e se le iridi cogliendo dai cedri dentro cadremo
come un pozzo di Alice sarà il nostro angolo di labbra

dove i baci girotondano madidi dervisci
e le bocche appena dischiuse per passare i dettagli d’amore

quell’amore che ci ha scelto prima del mondo
quando ancora il tempo era solo neve sparsa sul tuo riso

*

VIII

HO MANGIATO ROSE ALL’ALBA IN UN GIARDINO DI NEVE

il tuo nome in un fiore per farti una torta
essere così veri da essere ebbri!
nel mio dorso coltivo rose di Babilonia

capire
essere gentili
mirare la luna

danzo sui fiori perpendicolari senza toccarne i petali
io sono neve
e mentre m’innamoro crescono gli alberi

raccolgo l’infinito con un gesto
fragile quanto un attimo
meraviglioso come l’inizio del mondo!

*

IX

LE PAROLE VANNO TENUTE IN BOCCA SENZA MORDERLE

sono poeta
e quando cammino l’aria è gentile con me
ho inventato il primo giorno del mondo a ogni nascita dal sonno
proprio mentre il pensiero mi traversa scalzo il fiato

voglio tenere per mano le parole come le tenessi in bocca
come quando provi a tenere in bocca la cioccolata senza morderla
e con la stessa cura ti pettino così lentamente che dal capo alla fine del dorso passa un giorno
così pettino l’amore nel roseto di una stella

e tra i denti euforia di rose!
nulla principia senza innamorarsi follemente!
sono arsi universi per albergare il pensiero!
e mentre lei rideva lui ora sapeva come ridono i fiori

*

X

LE TUE GOTE DI ACERO ROSSO

il mio braccio disteso arriva un palmo più in là dei sogni
senza muovere il sole dalla pelle
il tuo nastro tra i capelli è disio rubato a una cometa

mentre miro dove cade il mare poeto la curva sul tuo collo giapponese
lo mordo nella luna un momento prima della nuca
tra i miei ginocchi i tuoi passi sulla luna

e ora ti alzerai come ogni giorno sulle tue gote di acero rosso
la prima volta che ti vidi dormire nella notte volevo rubarti la bocca
con le tue labbra avrei baciato il disio nel dorso

per amare devi avere un cesto di stelle fresche
labbra ad angoli di luccicanza
ed esserci sulla luna a raccoglierLe il guardo

*

XI

SE TI GUARDASSI DALLA LUNA TI RICONOSCEREI VESTITA DI PEONIE

potrei guardarti fino alla fine del mondo
e poi dietro l’universo lucidarti le ali
mentre cavalco comete sulla mappa del tuo dorso
così che possa sentire le tue scapole pensare

gli amanti non vogliono essere immortali perché non sono del mondo
essi vivono ammusati sui meli vicino le lune
l’amore che giocava col cerchio ha riempito le sue tasche di mele
e quando vagolo tra i pensieri faccio un tratto d’universo ubriaco di tigli odorosi

appoggio le labbra sulle labbra tanto quanto l’amore inventò l’Uomo
tanto quanto i fiori hanno bramato il sole
mentre il cuore rimbalza sul palato come bolle di sapone
<< baciami dove inizia il mondo senza togliere il fiato dalle labbra! >>

*

XII

SE TI GIRO INTORNO DUE VOLTE POTRA’ L’ARCIERE COLPIRE LA LUNA

perché si obliqua il capo per baciarsi?
è forse come l’asse terrestre inclinato di fronte all’universo?
attendo le tue labbra come si attende l’estate
ovunque sarai ti troverò col capo inclinato tra gli equinozi

forse cerchiamo chi ci segga dietro l’iride?!
ed io ho disegnato sulla pelle del guardo un giardino d’estate!
l’ho disegnato per chi lo leggerà nella stanza dei profumi
c’è chi accompagna e chi invece è della stessa sostanza dell’altro

amo l’estate perché è già accaduto tutto
e il tempo inizia dove si posa il guardo
lussurio in Essere
mentre ti bacio così lentamente che in fondo alla notte rimane il tuo pensiero in bocca

*

XIII

LA VITA PUO’ ESSERE ETERNA SE CONTI CON LE DITA

se fisso per un’ora la sfera dei minuti non è forse già eterno?!
e perché non ti accorgesti invece di un anno intero passato come niente?
ho imparato a mettermi l’attenzione di vivere addosso senza staccarne matita dal foglio
ed ora in un giorno qualunque posso arrivare alla luna e tornare più lentamente del tempo

ma come fu che imparai il fuoco prima della ruota?
solo la bocca che colga neve prima della terra piega l’arco ulisside
e allora tornai prima di nascere il mondo solo di indaco le gote
come atomi d’albume poietico

non si può che non essere eterni in un giorno qualunque!
proprio mentre dioniso s’infila nei talloni di rimbaud
dove in bocca stivo luccicanza
supino di Esserci e basta!

*

XIV

INZAFARDATO DI LUNA

tutto si annoda al tempo come neve impazzita di giallo
mentre si nasce frecce adamantine sospese tra le stelle
ti abbraccio come fossi fatta di luna

entro ed esco dalla tua bocca come fosse il mio unico viaggio
scalzo dietro le comete senza chiederti nulla che non sia il tuo sorriso
prima che un dio inventasse la notte il tuo riso inventava l’amore

ho capovolto l’universo per capire dove finisca
e seggo spesso come fosse per sempre garrendomi il cuore
inzafardato di luna!

quante volte ho parlato alla notte con voci d’argento!
notti eterne dove l’amore è mille origami di baci
e tu sorridi mentre cerchi un angolo uguale alla bocca per baciare di sbieco l’amore

*

XV

NELLA TUA MANICA ABBOTTONI IL MARE

ho camminato la notte sul tuo arco dorsale
i ginocchi nei fiori non fanno rumore

m’infilo scalzo il disio per dissetare il mare in tazza raku
e ti ho pettinata di poesia e inventato la pioggia nel tempo inverso

durante il periodo Edo Degas ti sognava stretta nella seta
e Hokusai collezionava i tuoi passi di neve in blocchi di legno

c’è una curva nel disio dove i talloni non lasciano impronte
s’inscrive in un cerchio tracciato col carbone su neve di nuca

nuche d’argilla dove ormeggiare la bocca affogata di baci
e tu mi abbottoni la chioma con la tua!

si prenda un’idea e la si lanci dietro l’universo come sasso piatto sull’acqua
potrebbero allora i ghiacciai curvarsi in pieghe Barocche di lino

*

XVI

ALL’ORLO DEI PENSIERI GLI ALBERI CRESCONO CAPOVOLTI

lancerò un sasso piatto sull’acqua per cogliere i cerchi in ceste da giardino
e anche senza fare nulla ho già riempito il mondo mirandolo
adoro indossarmi il tempo come una camicia nuova!
sentirsi eterni a piedi nudi saporando ciambelle per fauni

ardo immoto la commozione gaudiosa nel movimento angolare del cogito
legato alle rose come Sebastiano ai dardi!
mentre tu mi affoghi d’amore la bocca
amo inventarti l’amore come fosse la tua prima ruota nella neve!

e ascolto tutti i silenzi del mondo come un agrimensore rinascimentale
un danzatore poeta che materia i gomiti agli arcangeli ebri!
è auscultando ciò che sono che dispiegai l’ala
trovando l’iperbole dell’Esserci ad angoli eudemonici

*

XVII

LE DITA NEL BARATTOLO DELLE CURVE

che cos’è il mio verso poetico se non un arto del pensiero?!
il riso stesso dell’alma a velocità della luce immota nell’iride
la piega Barocca in cui si accucci l’eterno
il viaggio che cammina se stesso

c’è una stella che per girarle intorno ci vorrebbero 1000 anni in aereo
e il pensiero quanto è lungo?
lo si può distendere fino a nascerne l’universo?
2000 volte il diametro del sole per un filodarianna di sola andata sarà bastevole?

avevo 20 anni e qualcuno mi chiese cosa sapessi di più
ricordo soltanto una pausa per fare 2 conti:
<< di me stesso! >>
ed ero appena salito su quell’aereo dei 1000 anni

*

XVIII

LA PIEGA CHE LA LUCE FA NELL’ANGOLO DI UNA STELLA

se in un sol giorno hai pensato sapendo di pensare
e di mille guardi hai conosciuto il tuo riso
poi che i bracci provandone il volo danzasti

allora puoi fermare le molecole per guardarti all’ombra dei cipressi perpendicolari
riempirti d’amore le ossa
così che tra i denti si accordelli il cielo come un regalo

non è il numero delle stelle ma la curva di un gesto a conoscere l’eterno
(raccolgo i tuoi baci in un cesto da giardino)
mentre equilibro l’ebbrezza dove l’attimo riconosca l’idea che lo nutre

ho temperato i ginocchi con i fiori per salire l’albero dove obliquano le nubi
traversato il blu come nijinsky il meriggio
danzando lo spessore d’un gesto in fragranza d’erba tagliata

*

XIX

I GINOCCHI ICOSAEDRI

quando arco il braccio curvo in spaziotempo per massa d’alma
siamo nati per nascerci!
mentre l’eterno si raccoglie in giorni qualunque

sono un collezionista di ore
quelle a ginocchi icosaedri in 12 lune
ancora aprendo il guardo dal sonno è il primo giorno del mondo!

e tu in piedi dietro gli aranci con la tua gonna a pieghe blu
perché mai nascemmo dalle stelle se non per lumeggiarci il cuore?!
ed io ho appoggiato la bocca alla luna senza mai staccarla dai fiori

tanto che di mille giorni ho fatto mille secoli scalzi
e ora ti dirò cosa ho fatto della mia vita:
un solo momento eterno!

*

XX

OTRE D’ALMA

la misura dell’anima sta in mezzo all’eterno
aurorale dai calcagni azzurri
quando la curva del piede s’appoggi alla curva del mondo

seggo dentro l’ebbrezza che soppesa il mio eterno
ho braccia d’ali per mescere l’aria con le curve
e pieghe Barocche di fiori nel dorso tatuato di mele

l’idea di materia è pari al peso spostato dal guardo
che l’asse del cosmo àncora all’aire del mondo
così che l’aseità del gomito sia azimut ignudo per stelle scienti

cos’è questo mio poetarsi addosso?
non è forse già eternità indossabile?!
è il sole invece del sangue!

*

XXI

L’IPOTENUSA DELL’ALMA

coi ginocchi affogati nell’oro tracanno l’estate
lecconerie di luccicanza!

e l’amore scende le scale nel mezzo elicoidale dei fiori
proprio all’orlo dei baci scalzi

se distendo i baci che tiene la tua bocca posso toccare la luna
ecco perché lasciai la via battuta per la tua nuca

è un vero peccato che il sole non possa tracannarsi la spuma dei fichi
nel cinabro sugoso le tue gote di marzapane

e poi contai i passi dal giardino a tutto l’universo
e sempre la somma dava uguale a quelli di casa

allora conoscevo l’ipotenusa dell’alma!
il lato più lungo dove scivoli il cuore

*

XXII

IMBANDIGIONI D’AMORE IN TAZZA GRANDE

mi aggeggio di elisio
con la stessa cura con cui piego l’aria per metterla in tasca
mi argomento senza gualcirla millanta di ali mentre divoro la neve

mi albergo d’infinito
come bolle di sapone per i gomiti delle stelle
non riesco a smettere di guardarti l’attimo negli occhi

la tua bocca di fronte la mia: non fanno angoli
ti scrivo coi ginocchi di una cometa mentre danzo sui draghi
per curvare il pensiero all’universo

m’inazzurro immoto
e se l’incesso del ramo sarà più lentamente di un solo eterno
sarà bastevole a disegnarti i talloni nei fiori

*

XXIII

MADIDO EUDEMONICO

cadrà la pioggia e mi sdraierò tra le gocce
nel silenzio asciutto
voglio infilare i gomiti dove l’acqua è sapida d’amore
entrare nella pioggia sentendosi a casa
per questo ho costruito un capanno dove cadono le nubi
e se tolgo tutte le gocce dalla pioggia rimane la forma dell’amore

l’eterno è vuoto senza la sostanza che lo curvi
la mia curva del braccio è dima sciente!
da dietro l’universo fin dove cade il mare danzo a gomito scalzo
prima del mare l’idea del mare tracciata col carbone
cos’è lo spazio se non dove io possa curvare il mio braccio d’arciere!?
e tu siedi con me le arance tra i ginocchi

*

XXIV

UN BATTELLO DI CIPRIA

se si sapesse in giro che possiamo essere ciò che siamo veramente
che già mille universi ci abitano dentro i pensieri

mentre i ghiacciai si sfilano fragorosi come scaglie di formaggio
sull’imbandigione emozionale del guardo

c’è una sola domanda che valga l’universo:
prima di nascere pensiero dove pensavo?

così tolgo il narrabile dalle dune perché rimanga la curva nuda
tolgo il narrabile dal feriale così che rimanga io e l’universo

per chi sale sugli alberi come salisse sul suo dorso
per chi non serve a nulla se non a spingere l’universo

non so vivere senza sapere di essere nato ora
non ricordando che mi ero profumato per sognare

*

André Che Isse