3 STUDI AUTOBIOGRAFICI SU ODETTE DI PROUST

”Anche per l’appuntamento serale,ella [Odette] gli diceva solo all’ultimo minuto se avrebbe potuto accordarglielo,giacché,sicura di trovarlo libero sempre,voleva prima esser certa che nessun altro le avrebbe proposto di venire.”

PROUST

I.

Swann avrebbe voluto condividere il suo tascapane come il suo cuore con Odette,curare quell’amore che li legava da molto tempo,camminare per mano guardando il mare,contare le lune senza staccarsi la bocca di baci,ma la principessina Odette metteva l’amore nella scala dei valori molto al di sotto delle prime posizioni:
un angolo apparecchiato il sabato sera era l’unica concessione per questo amore.
E se Swann osava argomentare il bisogno,almeno di provare,a stare insieme sul serio,lui: -Non posso continuare a costringere il mio amore per te in un solo angolo…se la tua voglia di stare con me non va oltre il sabato sera,le nostre vite dovranno separarsi!- subito Odette lo accusava di volerle imporre le sue condizioni.
E non c’era ragione nella stupidità di Odette: il volere stare insieme alla pari era per lei un’imposizione inaccettabile,come se ‘la legge è uguale per tutti’ fosse un torto per l’umanità,mentre lo stato delle cose attuale era l’unica giusta inequivocabile condotta da seguire,ovviamente per le sue comodità.
Eppure lei voleva essere felice,ma come si può essere felici se non si elegge il cuore a nocchiero?!
Eppure Swann sentiva l’amore tra loro,ma forse era solo illusione,l’illusione che Odette l’avrebbe potuto amare veramente come lui l’amava perdutamente…
Certo! Swann era proprio l’ultimo dei romantici
.

II.

Ci fu un tempo in cui Odette aspettava Swann con la trepidazione di una fanciulla al suo primo appuntamento:
gli apriva la porta del suo villino come si può aprire la porta al sogno più bello: i piedi di Swann non avevano ancora finito di dare peso sulla soglia che Odette era già un corpo unico con la sua bocca: le mani di Odette stringevano fortemente le gote di Swann come un dono degli dèi,e lo baciava fino alla fine del mondo,e a Swann sarebbe rimasto il sapore di un bacio che non può finire mai.
Ma i passi di Odette nel tempo a venire avrebbero cambiato completamente quel primo atto di ogni incontro:
non era un disamorarsi il suo ma una coscienza di sé che progressivamente la isolava dal mondo affettivo:
Odette voleva diventare grande e dominare il suo animo inquieto e caotico da sola.
-Ma come si può abbandonare l’amore che ti copre di peonie candenti,che le luccicava gli occhi di stelle,per un algido pensiero di emancipazione,di libertà dai sogni imparadisati?!- si domandava disperato Swann che l’aveva perduta:
-Lei vuole essere felice…ma vuole poter essere felice da sola!- si rispondeva incredulo,perché a lui pareva un paralogismo:
-Come puoi sottrarre l’amore che dà la felicità per conquistarla asetticamente?! Anche una monaca di clausura per raggiungere l’estasi dell’anima deve amare il suo dio…- E Odette bramava alla felicità,ma sul sentiero sbagliato,asseverava Swann,escluso ormai dalla vita di lei.
Odette credeva di cambiare,di diventare più forte da sola per affrontare il mondo tutto come una polena sulla prua di un vascello,ma i suoi occhi lontano da Swann non luccicavano più come quando gli apriva la porta affammata di tutti i baci dell’eden.

III.

Swann ora s’imparadisava nei giardini: le giornate assolate di tarda estate gli rapivano lo sguardo: soleva cadere estatico di fronte ai sogni degli alberi antichi: a lui sembrava che la loro cima frondosa esalasse la spuma bianca delle nubi come avrebbe potuto fare un sogno che nel primissimo repentino risveglio ti investe più vero sui tuoi sensi appena rinati,e tu te ne rimani lì tra l’incredulità e l’inerzia; un po’ come il suo pensiero svaporante di Odette.
La distanza che Swann aveva posto ai capricci di Odette,al suo servaggio di lui,alla sua inaffidabilità amorosa di lei,stava diventando importante: Swann lentamente andava disamorandosi rinascendo a se stesso come era sempre stato lontano da lei: un ulisside tra le vele e gli dèi.
Anche l’ultima debolezza di lui era stata lei,stupidamente cercando di provocare il suo silenzio,a sollevarlo dalla tentazione di domandare alla sua fantesca sue notizie: Odette le aveva proibito di passare davanti alla sua abitazione per la spesa mattutina.
E ora Swann capiva che lei non l’amasse,lui era soltanto una delle sue risorse,una sua comodità come quelle da cui Odette non riusciva a separarsi per retaggio di condizione sociale,ma certamente Swann non era l’amore per lei,quello che non resiste senza lo sguardo dell’altro,senza i baci che danno al giorno il potere di sognare agli alberi.

André Che Isse

”Può venire il giorno che,vedendomi per sempre allontanato da te,avrai diritto di rimproverarmi per non averti avvertita negli attimi decisivi in cui sentivo che mi sarei formato su di te uno di quei giudizi severi ai quali l’amore non resiste a lungo.”

PROUST

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