La FELICITà è INVERSAMENTE PROPORZIONALE alla PRESTEZZA

il guardo nel buio è poesia nell’oro

il silenzio pensato odora di erba tagliata

fantasio immoto l’idea della prima ruota

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ecco come arrovesciai l’incesso insciente con bizantismi allunati

trovando il verbo che tesoreggi la bellezza

e ogni angolo di stella sarà il mio gomito

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raccolgo il pensiero come fragole dagli alberi

ad ogni gesto danzato disbramo la curva del disio proprio quando l’attimo stivi l’idea del cogito

così allungo il fiato per infilarci un istante di eterno

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poi c’era quel particolare silenzio numinoso e non so dire se nascesse con le idee o dopo la neve

ma segretamente materiava l’estasi: immoto sorge l’Esserci!

la felicità ha la stessa sostanza degli eoni

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André Che Isse

LA TELEOLOGIA DELL’ESSERCI

l’attimo principia il sublime

quando il pensiero diventa idea odorano iridi ebre di stella gialla

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ci sono idee che curvano le parole in bocca all’arco dei baci vermigli

ma più lentamente più lentamente per saporare l’eterno

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così staccai un atomo dal cielo per infilare i ginocchi nel blu

e allora subitamente l’ala nel dorso principiò l’idea dell’Essere

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inspiro l’esserci come l’istante allunato per sempre

e tra l’indice e la luna l’idea dell’amore

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scalzo poppiere seggo il rovesciamento dei melograni accesi

per raccogliere sull’erba tagliata le frutte scienti

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quale bizantismo di pensieri aurati lungo l’ipotenusa d’ipseità!

ecco come danzo le idee sulla radiazione cosmica di fondo

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André Che Isse

LA LUCE DELLE IDEE vista da Giosuè Deriu

“La luce delle idee”

André Che Isse

19 novembre 2022, Space Gallery, Modena

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Philippe Petit nel suo “Trattato di Funambolismo” dice:

Chi cammina, danza o volteggia su una corda a qualche metro da terra non è un funambolo. Che

il suo filo sia teso, lento, molleggiato o completamente libero, viene chiamato ballerino sulla

corda.

Nell’opera di André Che Isse è facile sentirsi come il funambolo Philippe Petit, si cammina sopra

una fune, sospesi nell’ebrezza del vasto operato di un artista, in una sindrome di Stoccolma tra

danza, pittura e poesia.

Infatti questo percorso può essere vissuto come una corda tesa a pochi centimetri da terra sopra

la quale chiunque può provare a compiere qualche passo, così per gioco, altrimenti, per

approfondire carpendo il più profondo dei significati è necessario essere funamboli, pronti a

passeggiare nel vuoto.

Non sono corde tese quelle di André, ma sagacemente adagiate, fermate da spago come filo del

discorso ed illuminate dall’ispirazione.

L’artista cammina sopra un cavo di cultura ed esperienza, dove l’Ethos greco, la filosofia

occidentale, la disciplina orientale e la passione umana si incontrano nella raffinatezza della

matematica, cara agli egizi, dove i numeri possono acquisire qualsiasi significato e ogni

significato può essere espresso in codici.

Nell’operato dell’artista ci si può perdere e ritrovarsi più volte data la vastità delle nozioni,

concetti ed informazioni che traspaiono dalle sue opere, il vissuto del poeta, pittore e danzatore

inevitabilmente ruota su se stesso cercando un rapporto che non divenga conflittuale, quindi in

un titolo si può incontrare una poesia e all’interno di essa una nozione storica, un neologismo, un

passo di danza, un’espressione algebrica. Infatti non è semplice fare della versatilità una forza, è

facile ridondare nell’ esprimere un concetto utilizzando più linguaggi contemporaneamente, allo

stesso tempo è necessario provarci soprattutto quando questa espressione fa parte di un

percorso ricco e versatile, che non si vuole lasciare fine a se stesso, piuttosto condividerlo col

prossimo, cercando con la complessità di rendere la semplicità, così l’intento di André Che Isse

con le sue opere, a primo impatto di facile lettura, delicate, moderne, affini al design e agli

oggetti d’arredo ma che celano molteplici significati, raccontano storie.

Infatti nella lettura analitica delle opere ritroviamo l’incontro di vari materiali utilizzati per

esprimere concetti diversi, ne La Gilda di Dioniso per 4 Danzatori Scalzi degli Dei la tempera

rappresenta un palcoscenico, sopra il quale i corpi dei danzatori si muovono come corde nell’aria

di cotone, sorretti nel retro da trama e ordito (quasi ad evocare il filo di Arianna dell’esistenza, quindi il labirinto espresso dalla Geranos, la danza che rievoca i labirinti), uniti nella ruggine come

una gilda del passato, il tutto retroilluminato, a rappresentare l’aspetto magico, divino, dionisiaco,

che si manifesta concretamente attraverso la danza, non a caso infatti le figure sono quattro, ad

esprimere il senso pratico, il mondo fisico, la concretezza delle idee.

I Canopi Trascendentali per l’Eterno Ritorno di Zarathustra così come i Danzatori hanno simili

materiali, si aggiunge l’utilizzo della matita a sposare l’Egitto con l’esistenzialismo, sino ad

arrivare alle Machine Eudemoniche e La Curva Ebra dell’Haiku, nelle quali cambiano i numeri, dal

quattro si passa ad una veste orientale dove il poema pittorico viene scandito in tre versi e la

rude corda si trasforma in delicata carta velina. Il tutto reso attraverso un elaborato studio di

soggetto, materiale, composizione, concetto e resa finale.

Piero della Francesca, Salvador Dalì, l’AI che riproduce i quadri di Jackson Pollock, questi e molti

altri gli esempi di rapporto tra arte e matematica. Un artista è vincolato tra ciò che vuole

esprimere, ciò che può realizzare attraverso la propria arte, l’interpretazione dello spettatore e

l’effettiva magia del risultato finale. Un’opera d’arte è l’elevazione dell’artigianato, l’artigiano è

colui che costruisce oggetti non di serie, costruire significa ideare ed eseguire, ideare è l’attività

esercitata dalla mente nel prendere coscienza del sé, il sé è la caverna di Zarathustra e nelle

caverne i primi tra gli uomini sentirono la necessità di incidere le loro gesta attraverso la

realizzazione di graffiti.

André Che Isse non è il primo tra gli uomini, ma nelle sue opere ricerca la stessa ancestralità, con

il rigore del metodo scientifico abbinato ad un senso religioso, dove la fede è per ciò che si sente

nel tessere i fili della propria esistenza. Infatti l’artista sente il libero arbitrio dell’arte, sa che il

suo operato sarà sempre limitato dall’arte stessa, ma comunque vede la propria caverna e da

questa vuole uscire come nel mito di Platone, perché grazie alle caverne è più semplice

apprendere il concetto di luce, la luce delle idee.

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“Finché il vento dei nostri pensieri, più violento di quello dell’equilibrio, tornerà presto a far

volteggiare verso le nubi questa piuma così sensibile.”

(Philippe Petit)

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Giosuè Deriu

IL FIORE DELLE IDEE

André Che Isse

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IL FIORE DELLE IDEE

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Piccola Stanza del Vento da Braccio

nel primo giorno del mondo:

verso:

La Curva Ebra dell’Haiku,

studio 54° : 49° fiore d’erbario

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40 x 40 x 10 cm

(2 telai bullonati assieme: recto & verso)

tempera da muro,carta velina,carboncino,nastro carta,blu da vetro,vernice lucida finale;

su misto cotone

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OPERA RETROILLUMINATA

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agosto 2022

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(ISSE’S HOUSE)