L’AMBRA DELLE IDEE

m’irraggio come un sorriso nel cosmo

più sono nell’attimo più la bocca stivata di fiori

e tra i denti ignude comete giallo van gogh

*

il sole d’estate tatua l’amore sotto la pelle

e io ne disbramo i segnacoli scalzi

allora che di mille baci abbaruffato di stelle

*

così urlo stupefatto l’argento nel silenzio riempito dai grilli!

e non so se amarli più del frinire imperioso al meriggio!?

seduto in barocco agostano o supino bizantismo allunato?

*

m’inazzurro come l’invisibile idea del blu e la curva di un polso indaco m’aulisce

così danzo l’ambra delle idee e m’immillo d’ebbrezze superne

dalle nari al cuore due giri d’anello di saturno

*

André Che Isse

LA LEGGIADRIA SCIENTE DELL’ESSERCI

Edran aveva così snudato l’attimo da camminarci scalzo.

Ogni istante possedeva la volontà di potenza di un haiku,

o meglio:

la leggiadria sciente dell’Esserci.

Come Michelagnolo toglieva il marmo per disoccultarne l’imago increata,

Edran dall’eterno aggallava:

ogni Attimo sull’Esserci dell’Essere Suo!

L’incesso aveva preso la doratura del cogito;

ogni suo passo stampigliava l’ala del pensiero.

L’idea stessa aveva principiato la danza di Edran:

dalla curva del braccio nasceva.

Così dietro l’universo in mezzo a ipseità eternava.

Uno stato eudemonico gli coltivava uno stato di grazia superno;

Edran equilibrava la cognoscenza all’erbario delle idee:

per ogni ebbrezza il nome di una stella.

Lo stupefacente lumeggiava per lui l’attimo d’immenso.

E l’afflato di Edran transverberava la sostanza dell’Essere,

buccinando l’ostensorio dell’alma.

Poteva così auscultare l’inazzurrarsi del fiato,

che dalle nari raccoglieva il cielo.

André Che Isse

L’EQUILIBRIO DELLA FELICITA’

alzo il cristallo nell’Esserci

buccinatore ebro in Essere

tra l’attimo e adesso l’equilibrio della felicità

*

quando danzo le gru del labirinto di cnosso

è l’idea che poggia al ginocchio il suo plinto

mentre l’ala è angolo d’eclittica sulla chiarità del disio

*

non sono le cose che equilibrano l’alma in elisio

ma l’ugnatura sciente al nulla

tanto da materiar silenzi a madrigal barocchi

*

se per salir la luna devo inventar l’ali

per la felicità: il mio dorso odoroso nel profumo tagliato dell’erba

e se l’euforia è cuore dell’attimo, felicità è nascita di stella!

*

André Che Isse

IL SUSSURRO DELL’ESSERCI

scrivo eoni coi carboni dei bracci

e curvo l’aere d’idee per inventare multiversi

così frinisco d’esserci!

*

quando indico la luna ci sono già caduto dentro

dove sono è dove sarò dietro l’universo adesso

e sui palmi soppeso già melagrane arrossite d’ebbrezza

*

ogni gesto ch’io danzi è custode noumenico d’equilibrio

a cui tolto il narrabile addivenga già stereometria teurgica

psicostasia eudemonica dell’Essere

*

così bastevole sarà l’angolo di un polso come astrolabio numinoso per i sogni

quelli che materiano i ginocchi d’idee

quelli che non vanno più via dalle ali

*

André Che Isse

IL LUME DEL GESTO

André Che Isse

IL LUME DEL GESTO

*

Danza & Pittura

8 maggio 2022

Galleria Contemporanea di Palazzo Ducale di Pavullo nel Frignano

*

al pianoforte Francesco Ferrari

musica di Francesco Ferrari

*

sul fondo scena:

André Che Isse

LE MACHINE EUDEMONICHE

10^:

“EBRI MELOGRANI DI NEVE”

La Curva Ebra dell’Haiku

130,5 x 300 cm

OPERA RETROILLUMINATA

aprile 2022

IL LUME DEL GESTO

ho piegato l’aria per l’Essere

l’iride d’Esserci sui palmi scalzi

*

i cerchi di rembrandt col dito come idee prima della ruota

il cerchio di prospero nella neve per lo scriba rosso sull’albero

*

l’eclittica desossiribonucleica leggiadra su equilibri di gru nel labirinto

che filodarianna ebro tracci fragranze di suità

*

ho albergato la nuca nei bracci germogliando i pensieri amorosi

voltolando l’ala mille volte al cuore vermiglio

*

e i ginocchi come pietre angolari per la luna

e le punte di stella frecce nei gomiti acuti

*

e come agrimensore sciamano ho danzato nel primo giorno del mondo

per curvare l’eterno un attimo appena

*

André Che Isse

LA SOSTANZA DELL’ESSERE

scie blu lascive di fiori odorosi su broccato d’api dorate al meriggio

nient’altro che bizantismo vezzoso in tazza raku

*

lumeggio dall’Essere

che dall’Esserci al cuor del sole al guardo sia misura

*

ho tracciato melograni ardenti nella neve e ho salito quello più vermiglio per raccoglierne il lume

ora posso danzare la sostanza dell’Essere

*

curvare un braccio nell’aria è tracciare la curva di un fiore l’attimo prima del calligrafo

piegare l’aria con le dita è olire d’Essere il primo giorno del mondo

*

ora posso danzare l’ipseità sciente!

ove il tempo sia lògos nel quadrivio degli arti

*

col filodarianna d’alma intesso l’èidos

così che tra forma e idea non passi neppure un dioniso

*

André Che Isse

L’ENTELECHIA DELL’ESSERCI

arrovescio il giorno per raccogliere la nuca sull’erba

e capovolgo l’attimo per principiarlo ancora

*

che la parola rotonda s’attagli alla curva dell’Essere!

così che il pensiero sia raccolto dal cuore di un drago

*

allora equilibro l’ebbrezza al gesto da cui nacque il mondo

e tutta la poiesi transverbera l’Essere in mezzo all’Esserci

*

è necessario trovare il tempo più liminale d’Essere, l’eterno a chilometro zero

conosco il disio al centro dell’atomo: il concubito di suità!

*

se dal gomito ai diti nel miele è dima siderea superna

la misura eudemonica sarà pari la distanza d’alma dal fiato

*

danzare ora è ostensorio dionisiaco

ove ormeggi nella mia curva del braccio l’archè delle idee

*

André Che Isse

LA TEURGIA DEL MOVIMENTO IMMOTO DELL’ESTASI

conosco la danza immota dell’eden

e la poiesi mentre nasce da se stessa

*

cribro il verbo che precede il giorno

dove ogni gesto sarà numinoso a se stesso

ogni parola testata d’angolo sciente

*

quando traccio la curva d’un fiore curvo il mondo di leggiadria

e il gesto che principia l’attimo è inflorescenza d’Esserci

*

preparare una danza è apparecchiare l’Essere per l’Esserci

l’ipseità nell’attimo rotondo

pensare una danza sul palco è pensare l’ostensorio dell’Essere

*

ora il mio gomito sciamano girotonda i cerchi di rembrandt nel dorso

proprio dove la bocca sussurra prima della nuca l’epos dionisiaco

*

André Che Isse

OTIUM IN ESSERCI

ho inseguito la luna pedalando lentamente, lentamente

non so ancora perché ne sia follemente innamorato

ma del resto l’amore ha la stessa fragranza dell’Essere

*

e quando la lunghezza del fiato ha la stessa misura dell’Essere

prima che l’ala curvi l’aere l’idea nel pensiero ha già trovato se stessa

*

allora equilibro i bracci sul filodarianna dell’Esserci

e posso tracannare l’elisio a garganella nel noumeno immoto

*

ecco perché m’infilo nell’attimo come una camicia eternale al meriggio

e stivo atomi come biglie in tasca per auscultarmi incioccare ebra ipseità

*

se l’attimo è la coscienza dell’orto intestino

ogni gesto sarà la misura dell’Essere nell’eterno ritorno eudemonico

che da ora all’astragalo oracola l’aseità scevra

*

André Che Isse