*
ORTO A COLTURA EUDEMONICA
mi sillabo le molecole addosso
le rinomino da 1 all’infinito
orto in cui raccolgo l’ali
André Che Isse
*
*
ORTO A COLTURA EUDEMONICA
mi sillabo le molecole addosso
le rinomino da 1 all’infinito
orto in cui raccolgo l’ali
André Che Isse
*
incedo nel mezzo di suità
crapuloso dadoforo di sé!
ho curvato l’aere per l’alma
tracciato il cerchio di Prospero nella neve
cardato il filodarianna!
albergando la tua nuca nell’amore
e come agrimensore sciamano danzo il primo giorno del mondo:
i ginocchi sui fichi!
UN’ENTELECHIA A GIUSTEZZA EUDEMONICA
e le dita liminali sul miele!
NARRAMI LA VOLUTTA’ DELL’ESSERCI!
l’eleganza aurorale del tuo collo giapponese
André Che Isse
dal mio XXIX TOMO
su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato
che cos’è il mio verso poetico se non un arto del pensiero?!
il riso stesso dell’alma a velocità della luce immota nell’iride
la piega Barocca in cui si accucci l’eterno
il viaggio che cammina se stesso
c’è una stella che per girarle intorno ci vorrebbero 1000 anni in aereo
e il pensiero quanto è lungo?
lo si può distendere fino a nascerne l’universo?
2000 volte il diametro del sole per un filodarianna di sola andata sarà bastevole?
avevo 20 anni e qualcuno mi chiese cosa sapessi di più
ricordo soltanto una pausa per fare 2 conti:
<< di me stesso! >>
ed ero appena salito su quell’aereo dei 1000 anni
André Che Isse
*
(dal Catalogo
LA LUCCICANZA D’ALMA;
già nelle
24 EUDEMONIE ELETTIVE)
se si sapesse in giro che possiamo essere ciò che siamo veramente
che già mille universi ci abitano dentro i pensieri
mentre i ghiacciai si sfilano fragorosi come scaglie di formaggio
sull’imbandigione emozionale del guardo
c’è una sola domanda che valga l’universo:
prima di nascere pensiero dove pensavo?
così tolgo il narrabile dalle dune perché rimanga la curva nuda
tolgo il narrabile dal feriale così che rimanga io e l’universo
per chi sale sugli alberi come salisse sul suo dorso
per chi non serve a nulla se non a spingere l’universo
non so vivere senza sapere di essere nato ora
non ricordando che mi ero profumato per sognare
André Che Isse
*
(dal Catalogo
LA LUCCICANZA D’ALMA;
già nelle
24 EUDEMONIE ELETTIVE)
suggo la spuma dell’Essere
una canestra d’idee
ogni gesto così equilibri l’impuntura d’alma
*
ho intessuto l’aere con orbite di pensiero
un tracciato retaggio d’ali prima del mondo
quando l’Esserci era appena una gugliata di sogno
*
ho cerchiato coi bracci il mio dorso assiro
un capogiro di luccicanza
così che ogn’istante nasca dalla stessa sostanza di sé!
*
immota danza su filodarianna
lungo l’ipotenusa dell’attimo
si tratta soltanto d’inscrivere l’Esserci nell’Essere
*
André Che Isse
*
dal mio XXIX TOMO
su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato
ho inseguito la luna pedalando lentamente, lentamente
non so ancora perché ne sia follemente innamorato
ma del resto l’amore ha la stessa fragranza dell’Essere
*
e quando la lunghezza del fiato ha la stessa misura dell’Essere
prima che l’ala curvi l’aere l’idea nel pensiero ha già trovato se stessa
*
allora equilibro i bracci sul filodarianna dell’Esserci
e posso tracannare l’elisio a garganella nel noumeno immoto
*
ecco perché m’infilo nell’attimo come una camicia eternale al meriggio
e stivo atomi come biglie in tasca per auscultarmi incioccare ebra ipseità
*
se l’attimo è la coscienza dell’orto intestino
ogni gesto sarà la misura dell’Essere nell’eterno ritorno eudemonico
che da ora all’astragalo oracola l’aseità scevra
*
André Che Isse
la curva di un gesto calligrafico a edo
un tema melancolico di schubert iterato
e subitamente esonda l’attimo sciente
*
così materio l’elisio tanto che l’alma mia di luccicanza al guardo
così come rembrandt dei cerchi attergati, l’Essere all’Esserci il cerchio chiude
allora che la curva eudemonica come stupefacente epifania si ostenda
*
se perambulo il dionisiaco dell’alma il volo senz’ali sarà apollineo
nacqui per nascere a me stesso, dopo le ali l’ipseità ebra
l’elisio non esce dall’atomo!
*
ma bisogna spostare le molecole mai camminate per trovarsi di aseità increata!
mentre disseppellisco parole bizantine per raccogliere bellezza dagli alberi capovolti
ecco come vagheggio bilanciando la mia positura eternale con l’attimo sorgente
*
André Che Isse
un cesto coi bracci freschi
come a Prospero il cerchio tracciato col bastone
e i piedi scalzi dentro l’aseità rotonda
*
scrivo nelle stelle perché il cuore è il suo reliquiario
quando si gonfia può arrivare alle rose della luna
e tornando a casa lumeggia le pareti di baci
*
emozionarsi a torno leggiadro d’infinito in un atomo:
si prenda ora un anno luce di filidarianna ingemmato
la curvatura palpebrale sta al guardo come lo spaziotempo alle idee
*
prima del mare l’idea del mare tracciata col carbone
perché acquartierato d’ipseità m’imbozzolo in comete
la persistenza d’idee a coltivazione d’alma ha inventato l’essere prima dell’esserci
*
André Che Isse