PAVANA PER PICCOLI FREMITI GAUDIOSI

ho inventato la ruota con la curva dei bracci

all’orlo delle cose frinisce il bizantismo dell’anima

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col guardo traccio bellezza a carbone d’aedo

e poi lucido le parole con le ali

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ti ho regalato il dorso più bello del mondo!

la bocca affogata tra le scapole d’argento

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se piego carta di riso in mille angoli di luna

apparecchio il barocco per curvare fiori scalzi d’inchiostro

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e la luccicanza nell’angolo dei baci è nascita di stella

filodarianna di saliva rugiadosa vermiglio

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sorgo moai ebro a chiorba di nubi

vagheggiando il sole dove snuda il cogito

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André Che Isse

LAPISLAZZULI NEL DORSO

ho coltivato ali per salire gli alberi danzando
dai rami alla luna un passo, tanto che le lasciai i talloni d’argento
così che vagheggiandola ora io possa vedermi il cammino
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negozio di fiori odoroso
lo attraverso rubandogli l’anima
e ridono abbaruffati i fiori
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ho fatto del gaudio le mie bottiglie di morandi
così che io scriva sempre la stessa poesia
la coltura dell’anima a topoi eudemonici è imperiosità dell’esserci
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allora girotondai dietro l’universo per baciare le stelle nel dorso
e fantasiarmi pictor-acu per affogare il guardo di bellezza
per ridere inzafardato di fiori!
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André Che Isse

ARCHITETTO L’UNIVERSO DALLA CURVA DEL BRACCIO

in ogni sciente ignudo principia il mondo
di nascita saremmo sciamani se crescessimo in curva

ma così fragili disarticolabili quanto ulissidi imperiosi
con solo 12 versi scalzi posso attraversare l’universo

quando curvo il braccio albergo monadi d’amore
che dal nulla inverò l’angolo di stella

entrare nella saggezza per riconoscere la bellezza!
perché la bellezza è ostensorio d’anima

eccomi allora odoroso di luce,arcipelago d’idee in fiore
ebro aedo danzante allunato che da icario giunsi alla chioma del sole

e ora seggo dove lo strale del guardo cade dietro l’universo
andata e ritorno immoto prima che fioriscano ancora i ciliegi vermigli

André Che Isse