ho tracciato col carbone il guardo supino per suità raccolto luccicanza d’alma perennato il disio le dita nel sapere inzafardate cantami o musa come ridevi d’amore!
la matita dell’essere attimo che non stacca il suo dorso d’arciere sciente contrappunto immanente così incedo aerostiere pareidolia dionisiaca tra le tue gote di acero rosso qui tra la bocca e il pensiero
amare follemente senz’ali fin dove le nubi perdono sostanza oblato silente di cinabro: << le tue gote rosse! >> così da perdersi prima di mille albe e rinvenire dissennati dall’altra parte dei sogni senza chiedere nulla più lontano dal fiato in equilibrio ebro! tra l’eleganza del cuore e il tuo collo giapponese così ti ho apparecchiata di madeleine spiata nel disio proustiano dove la misura tra le tue scapole è custode scalza di madida segreta
divoro la coscienza dell’esserci! ho coltivato l’estasi per traversare l’alma e danzare immoto l’idea dell’essere l’incesso nel quotidiano mentre il disio come imbandigione dell’attimo più lentamente del tempo! senza mai staccare la bocca dal tuo dorso di neve! senza mai staccare il fiato dal pensiero sciente! così obliquo il reale per il Vero crapuloso di sapere! mentre poeto l’aire poietico soltanto e sulle tue gote arrossa la neve