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PROIEZIONE ORTOGONALE DEL DISIO
ho invaligiato pareidolie di babilonia nell’eterno
più lentamente del tempo
obliquato di neve
André Che Isse
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PROIEZIONE ORTOGONALE DEL DISIO
ho invaligiato pareidolie di babilonia nell’eterno
più lentamente del tempo
obliquato di neve
André Che Isse
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l’aere frinisce l’oro di klimt
gaudioso limio d’archi!
i bracci snudati nel marzapane
immota positura!
l’erba tagliata al meriggio
odoroso deliquio!
m’innamoro senza fare nulla
è quando non accade nulla che l’Essere può Esserci sul serio!
e quel limone di manet cui disbramo golerie di fichi!
solipsismo sontuoso per suità silente
scalzo in mezzo all’estate sfrigolano i grilli solo per lui
supino bizantismo più lentamente del tempo!
André Che Isse
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divoro la coscienza dell’esserci!
ho coltivato l’estasi per traversare l’alma
e danzare immoto l’idea dell’essere
l’incesso nel quotidiano
mentre il disio come imbandigione dell’attimo
più lentamente del tempo!
senza mai staccare la bocca dal tuo dorso di neve!
senza mai staccare il fiato dal pensiero sciente!
così obliquo il reale per il Vero
crapuloso di sapere!
mentre poeto l’aire poietico soltanto
e sulle tue gote arrossa la neve
André Che Isse
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come s’appoggia l’alma in esserci?
aggallo più lentamente del tempo!
la distanza dalle stelle si misura con le dita
ho fantasiato col gesto immoto
capovolto le idee per vederle nascere
arrovesciare le tue gote per custodirle in secreto
ti guardavo guardarmi mentre sognavi l’amore
appoggiato le labbra nel disio
senza mai staccarle dai fiori
come s’appoggia l’alma in esserci?
una gugliata bastevole d’ala!
supino sciente amaranto
André Che Isse
così immoto che l’aere non tanga
più lentamente del tempo
supino di silenzio
equilibro molecole con le dita
bizantinismo per densità di pensiero
(oro musivo sul tuo collo giapponese)
la mia curva del braccio è l’esedra numinosa per l’arco d’ulisse
seggo poppiere la mia teleologia
tanto da divorarne l’Esserci come ciambelle
così immoto che gli eoni mi traversino!
l’eudemonia è fiato dell’alma
così ne ho alchimiata la lena
André Che Isse
dal mio XXIX TOMO
su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato
il corpo sta in equilibrio come l’ala inazzurra
e i bracci come lenzuola stese al sole:
bilancieri d’estasi!
tracanno strali di fuoco sul dorso di dioniso
e l’amore fa il giro scalzo due volte sulle gote
la luce dal sole al cuore più lentamente dell’idea da cui nacque
con una mano posso afferrare tutto ciò che vorrò essere
perché con l’altra
pianto alberi di mele che toccano il cielo!
obliquo l’ordito del cogito
mentre tu vorresti amare perdutamente senza rivelarlo a nessuno
così di sbieco ti bacio un angolo uguale alla bocca
André Che Isse
dal mio XXIX TOMO
su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato
mi aggeggio di elisio
con la stessa cura con cui piego l’aria per metterla in tasca
mi argomento senza gualcirla millanta di ali mentre divoro la neve
mi albergo d’infinito
come bolle di sapone per i gomiti delle stelle
non riesco a smettere di guardarti l’attimo negli occhi
la tua bocca di fronte la mia: non fanno angoli
ti scrivo coi ginocchi di una cometa mentre danzo sui draghi
per curvare il pensiero all’universo
m’inazzurro immoto
e se l’incesso del ramo sarà più lentamente di un solo eterno
sarà bastevole a disegnarti i talloni nei fiori
André Che Isse
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(da:
24 EUDEMONIE ELETTIVE)
perché si obliqua il capo per baciarsi?
è forse come l’asse terrestre inclinato di fronte all’universo?
attendo le tue labbra come si attende l’estate
ovunque sarai ti troverò col capo inclinato tra gli equinozi
forse cerchiamo chi ci segga dietro l’iride?!
ed io ho disegnato sulla pelle del guardo un giardino d’estate!
l’ho disegnato per chi lo leggerà nella stanza dei profumi
c’è chi accompagna e chi invece è della stessa sostanza dell’altro
amo l’estate perché è già accaduto tutto
e il tempo inizia dove si posa il guardo
lussurio in Essere
mentre ti bacio così lentamente che in fondo alla notte rimane il tuo pensiero in bocca
André Che Isse
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(dal Catalogo
LA LUCCICANZA D’ALMA;
già nelle
24 EUDEMONIE ELETTIVE)
mille passi prima del nulla,
999, 998
piano, più piano,
ch’io possa contar le molecole,
riempirmi le tasche con risa di fiori,
e gonfiare le gote con curve di nubi;
ancora un po’ di sole prima che tutto svapori,
mille passi per fare l’eterno,
997, 996,
piano, più piano,
mille passi per baciarti ancora l’arco della tua bocca rossa,
più lentamente del tempo
André Che Isse
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(dal Catalogo
LA LUCCICANZA D’ALMA;
già nelle
24 EUDEMONIE ELETTIVE)
sono poeta
e quando cammino l’aria è gentile con me
ho inventato il primo giorno del mondo a ogni nascita dal sonno
proprio mentre il pensiero mi traversa scalzo il fiato
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voglio tenere per mano le parole come le tenessi in bocca
come quando provi a tenere in bocca la cioccolata senza morderla
e con la stessa cura ti pettino così lentamente che dal capo alla fine del dorso passa un giorno
così pettino l’amore nel roseto di una stella
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e tra i denti euforia di rose!
nulla principia senza innamorarsi follemente!
sono arsi universi per albergare il pensiero!
e mentre lei rideva lui ora sapeva come ridono i fiori
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André Che Isse
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(dal Catalogo
LA LUCCICANZA D’ALMA;
già nelle
24 EUDEMONIE ELETTIVE)