COLLEZIONO EBRI ETERNI

ho riempito un cesto con l’aria scalza dell’estate
e rincasando ci ho trovato l’albume di una nube
mi aveva seguito fin dentro i pensieri più leggeri
e ancora una volta avevo inciampato nella felicità

avrei voluto metterci dentro almeno un albero
ma poi mi sarebbe dispiaciuto farlo uscire dal cielo
e così lo andavo a trovare al parco nei meriggi di sole
non so se fosse veramente felice ma rideva rideva di verde

ho spesso scritto di salire gli alberi per raccogliere lune
ma mi ubriaco così tanto a guardarli da non averne più le forze
e allora rimango i talloni nell’erba i gomiti nel cesto
aspettando che finisca l’eterno per rincasare

André Che Isse

EDRAN SCALZO SULLA FELICITA’

C’è un filodarianna disteso come un ponte infinito da cui si perdono gli approdi.
Edran lo attraversa scalzo nella direzione della felicità.
Anche il suo sguardo non afferra che l’eterno,l’orizzonte torno torno s’ostende la sua bocca come un dio di nebbia.
Se,come una segreta dell’animo,la nebbia è labirinto metafisico,il meriggio abbacinato di sole,pallia d’albume i talloni,così che il passo possa nel suo farsi gentile,smemorarne il retaggio,e disegnare nel Tempo l’arco del piede ulisside:
Edran si guarda freccia adamantina sul ponte di prua,mentre rimane seduto come lo Scriba del Louvre,vergandosi di poiesi.
La scrittura gli tatua la pelle inaurando il suo buco nero dI pupilla di gesta imperiose:
davanti a lui un sasso bianco piatto scaldato di sole in un letto di sabbia.
Edran lo mette in bocca per scaldare il pensiero,e albergarsi nell’impronta rimasta sulla sabbia:
adesso conosce la forma prima che s’inventasse il mondo.

André Che Isse

L’ABITUDINE DI ESSERE FELICI

ho piantato un albero di lune
quando mi arrampico inizia il mondo

non crescono sui rami ma dai sogni seduti sui rami
e dove finiscono i rami principia il tempo

forse morire è cadere dall’albero per entrare nella luna
o svaporare nella spuma delle arterie vermiglie

scrivo dal talamo di ulisse con radici di loto allunato
masticando le ali degli dèi poeti

quando tra i palmi puoi frollare di felicità le gote
le strade diventano stagni per lune narciso

e te le trovi rincasando tra le labbra cadute
in mille baci d’albume adamantino

André Che Isse

André Che Isse Querceto di incanto XXI

André Che Isse
”Querceto d’incanto; XXI”
90x77cm
opera retroilluminata
dicembre 2015

EUDEMONIA TRA LE MIE DITA

ho raggiunto il cuore di dio infilando il gomito nelle stelle
sapessi tu come amo accorgermi i ginocchi nella luna

ora è il momento di eternare gli occhi mentre saporo d’infinito
un arciere che scocchi se stesso dietro l’universo

mi piace pensarti là fuori non conoscendo ancora il nostro incontro
non conoscendo ancora come la tua chioma veste il tuo dorso

e come io ti vestirò i bottoni nella schiena
mentre arrossiranno le tue gote tra i giochi

sul mio palmo ora raccolgo tutta la materia dei sogni da cui nacqui
fino a quando allunato di baci non porteremo a passeggio le nubi

André Che Isse

DAMMI SOLO IL PROFILO DELLA TUA BOCCA

tutto è già tra le dita del fiato senza far rumore d’amore
i gomiti appoggiati ai ginocchi due volte il giro dell’universo

scalzo dietro le comete senza chiederti nulla che non sia il tuo sorriso
non aspettate che cadano le mele quando la vostra casa è già sull’albero

ad ogni passo ho scoperto una stella più ardente ancora
fino a che il pensiero luccicante non è scivolato all’ipotenusa di dio

e non importa se non è mai esistito da sempre
perché solo noi possiamo baciare la luna in bocca

André Che Isse