A SOLO D’EDRAN

Le nubi basse del mattino ancora addormentato venivano incontro al volto di Edran come baci di sapone.
Solo i suoi pensieri e la bocca del cielo.
Solo i suoi passi che creavano il mondo,o forse era sempre esistito e le cime degli alberi erano cresciute solo per lui,per ascoltare i suoi passi.
Ma poi sorrideva di quella sua sensazione,erano solo slanci d’entusiasmo che salivano insieme all’alba,insieme alla conquista della montagna.
Gli avevano sempre chiesto se preferisse i monti al mare,ma non era mai riuscito veramente a rispondere,se salendo più vicino alle stelle il suo fiato si riempiva d’oro,di fronte al mare auscultava l’infinito.
Di fronte all’orizzonte del mare toccava il tempo con le dita,un orizzonte degli eventi si rivelava al suo sguardo,incantamento sdipanato,luccichio del tempo tra i pensieri,e tutte le distanze del mondo aggallavano su quel nastro d’acqua; gli opposti imparavano l’amore.
Ed Edran perdendosi d’eterno,metteva in fila i pianeti con il suo sorriso: l’orizzonte del mare era la sua riga tra i denti.
Che meraviglia poter masticare il tempo con le lune!
E gli opposti si toccavano i desideri,e il gesto d’Edran plasmava l’universo dei sogni: la mano aperta per far sedere un dio sul palmo,mentre nevica tra le labbra.
Come un vasaio che dà forma,Edran danzava il desiderio della vita,le nubi basse del mattino facevano colazione con i suoi passi,e tra le dita sapeva di tessere il suo tempo in bocca agli dèi impossibili.

André Che Isse

LA CURVA DEL GOMITO

nell’angolo delle labbra si appoggia la curva dei baci
il sapore dell’amore inizia nella culla della bocca

il gomito di un danzatore nell’angolo delle stelle curva il tempo seduto
tra la pelle della luna e l’ansa di un vasaio

quando aspetto tra le tue mani, l’ipotenusa dei pensieri scivola nel fiato
tanto quanto potesse un dio preparare un mondo

e stendendo le braccia come un tuffatore verticale sul cielo
la terra stessa ripiega i suoi fianchi sotto i miei talloni

se sapessero le mie gote contenere la curva dell’universo
nell’angolo dei baci si arrossirebbe l’eterno

André Che Isse

FS3_0979André Che Isse fotografato da Rosario Santimone
dicembre 2014

NELLA MIA SCHIENA COLTIVO ROSE DI BABILONIA

nadirale caduta icaria come precipitato di golerie
sgocciolando il pensiero come lenzuola stese

palpeggio la conoscenza a lume di candela
come mi pettinassi al sole tra angoli di dèi

bacio il sesso della luna fino a svaporarmi le labbra
perché possa lordarmi di eterno

e ti guardo sorgere fiaba, dolce alba di neve
tra il desiderio madido di fiato e il primo cerchio del mondo

André Che Isse

FS3_0917André Che Isse fotografato da Rosario Santimone
dicembre 2014

MASTICANDOMI IL COGITO

neve orizzontale che penetra in gola
mentre un filo d’arianna sottile ordisce un pensiero edenico

le gambe incrociate sugli alberi in un adagio di baci
perché nella mia bocca alberga la via lattea

alchimio il gomito come danza di gru
dove una perla di saliva scivola tra natiche di mela

e se sul tetto del mondo un tuffatore eretto dardeggiasse di luna
la poiesi del sole sul palmo basterebbe a mille vite d’ebbrezza

André Che Isse

FS3_0971André Che Isse fotografato da Rosario Santimone
dicembre 2014