A SOLO D’EDRAN

Le nubi basse del mattino ancora addormentato venivano incontro al volto di Edran come baci di sapone.
Solo i suoi pensieri e la bocca del cielo.
Solo i suoi passi che creavano il mondo,o forse era sempre esistito e le cime degli alberi erano cresciute solo per lui,per ascoltare i suoi passi.
Ma poi sorrideva di quella sua sensazione,erano solo slanci d’entusiasmo che salivano insieme all’alba,insieme alla conquista della montagna.
Gli avevano sempre chiesto se preferisse i monti al mare,ma non era mai riuscito veramente a rispondere,se salendo più vicino alle stelle il suo fiato si riempiva d’oro,di fronte al mare auscultava l’infinito.
Di fronte all’orizzonte del mare toccava il tempo con le dita,un orizzonte degli eventi si rivelava al suo sguardo,incantamento sdipanato,luccichio del tempo tra i pensieri,e tutte le distanze del mondo aggallavano su quel nastro d’acqua; gli opposti imparavano l’amore.
Ed Edran perdendosi d’eterno,metteva in fila i pianeti con il suo sorriso: l’orizzonte del mare era la sua riga tra i denti.
Che meraviglia poter masticare il tempo con le lune!
E gli opposti si toccavano i desideri,e il gesto d’Edran plasmava l’universo dei sogni: la mano aperta per far sedere un dio sul palmo,mentre nevica tra le labbra.
Come un vasaio che dà forma,Edran danzava il desiderio della vita,le nubi basse del mattino facevano colazione con i suoi passi,e tra le dita sapeva di tessere il suo tempo in bocca agli dèi impossibili.

André Che Isse

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