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SE TOLGO IL NARRABILE DALLO SCRIBA RIMANE LA CURVA DANZATA
ci sono parole che lucidano le ali
e non vado da nessuna parte senza di loro!
danzo come calligrafo senza staccare la china dall’eterno
André Che Isse
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SE TOLGO IL NARRABILE DALLO SCRIBA RIMANE LA CURVA DANZATA
ci sono parole che lucidano le ali
e non vado da nessuna parte senza di loro!
danzo come calligrafo senza staccare la china dall’eterno
André Che Isse
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sono poeta
e quando cammino l’aria è gentile con me
ho inventato il primo giorno del mondo a ogni nascita dal sonno
proprio mentre il pensiero mi traversa scalzo il fiato
*
voglio tenere per mano le parole come le tenessi in bocca
come quando provi a tenere in bocca la cioccolata senza morderla
e con la stessa cura ti pettino così lentamente che dal capo alla fine del dorso passa un giorno
così pettino l’amore nel roseto di una stella
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e tra i denti euforia di rose!
nulla principia senza innamorarsi follemente!
sono arsi universi per albergare il pensiero!
e mentre lei rideva lui ora sapeva come ridono i fiori
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André Che Isse
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(dal Catalogo
LA LUCCICANZA D’ALMA;
già nelle
24 EUDEMONIE ELETTIVE)
le parole stanno come fari alessandrini in arco ulisside
orifiamma di pensiero inaurato garrente
con filidarianna scienti fantasio aulentissimo
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disoccultai l’anima per nascere il primo giorno del mondo
ho così tralignato da tutto ciò che non le appartenesse
curvando l’elisio per arco di bracci
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ho danzato gli alberi come avrebbero potuto i bracci
e mi stupefeci d’ali
tanto della stessa materia di nubi il cogito
*
Quando danzo principio lo spazio.
Quando poeto invento lo spazio.
Quando perambulo memoro lo spazio inventato.
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André Che Isse
dal pensiero all’ala traverso la sostanza del disio
così coltivo aulentissima l’ipotenusa dell’aria per il cogito
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cos’è lo spazio se non dove io possa curvare il mio braccio d’arciere!
e giustapporvi bellezza ed orfismo al guardo elisio
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allora avrò bisogno di parole che dipingano l’aria quando respira!
parole più bizantine della luce dorata al meriggio
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collezionando l’attimo perché è dove esistiamo sul serio
dove l’esserci guarda l’essere e basta
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così creo per materiare l’ala equilibrando i bracci al disio dell’alma
con la stessa sostanza di suità sciente
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ora! dardeggio poiesi come dima agli apogei!
scalzo sul dorso d’universo danzo
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André Che Isse
raccolgo fiori sulla luna a ginocchi ebri
nella neve i talloni dei gigli non lasciano impronte
ma illeggiadrisce l’ala sul noumeno azzurro
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ho fatto dei sogni la materia del giorno
non quelli che trovi al mercato
ma dell’esserci i bracci dell’alma
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per massa d’anima forgio la curva del braccio
un orto di sole dell’essere
tra le ore più calde in mezzo all’eterno
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quando cribro le parole mi lucido le ali
quando poeto ne ostendo l’esserci
quando fantasio è baloccamento inverabile dei sogni
*
André Che Isse
invento ogni momento
come fosse il primo guardo d’universo scalzo
siamo fatti da miliardi di anni
eppure curviamo l’aria ad ogni passo diversamente
abbiamo le parole tante quant’i grani d’aréna del mondo
dovremmo sederci in spiaggia che iscrive il nome nostro
e costruire il castello che le accolga per amarle amarle fino alla fine dei libri
fino all’ultimo fiato vermiglio
ho rubato un dardo di sole attraverso un calamo ignudo
e vi ho appoggiato le labbra alla luce
per baciare il desiderio istesso in sesso di sole
ma di notte il sole sogna d’esser omo dai mille capogiri d’amore
André Che Isse
attraverso il giorno come una pelle di fiato
scalzo sulle parole
mentre i ginocchi raccolgono pensieri sull’albero
dove la bocca si stiva di luccicanza
tanto che i passi danzino l’epos sidereo
l’aere curvata d’angoli nel gomito
eccomi dunque nudo di luce
dorso chiaroscurale di sole attraversato da coda di cometa
ma ci sono parole che cadono in gola come dove cade il mare
e parole che salgono le nari come neve che torna alla luna
ma sono quelle che si suggono senza masticarsi,il punto di fuga rinascimentale
dove essere ha l’incarnato delle parole
André Che Isse
ti guardo cercare parole come funghi sulla luna
le tieni tra le mani come uova al mercato
una tenerezza sobria misura il tuo passo
che non si sa più se esistano ancora gli angoli
perché te ne rimani soltanto su una linea ebbra a matita scalza
con eclettici talloni senza un motivo a parte parole da tenersi in bocca
come quando provi a tenere in bocca la cioccolata senza morderla
così le parole tra le labbra si sciolgono per baciarti i pensieri
e te ne vai ora con un cesto di parole nel cuore da nessuna parte
che non sia il tuo fiato dionisiaco su ginocchi d’iride
quando mi guardo poeta sono appena nato
e mi stupisco infinitamente di essere un cesto d’amore
André Che Isse