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IL COLLO DEL PIEDE COME ARCO D’ULISSE
una parola cribrata con cura
la curva che inventò il Barocco è l’ebbrezza delle idee ardenti!
tra le tue scapole mi ammuso
André Che Isse
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IL COLLO DEL PIEDE COME ARCO D’ULISSE
una parola cribrata con cura
la curva che inventò il Barocco è l’ebbrezza delle idee ardenti!
tra le tue scapole mi ammuso
André Che Isse
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così immoto che l’aere non tanga
più lentamente del tempo
supino di silenzio
equilibro molecole con le dita
bizantinismo per densità di pensiero
(oro musivo sul tuo collo giapponese)
la mia curva del braccio è l’esedra numinosa per l’arco d’ulisse
seggo poppiere la mia teleologia
tanto da divorarne l’Esserci come ciambelle
così immoto che gli eoni mi traversino!
l’eudemonia è fiato dell’alma
così ne ho alchimiata la lena
André Che Isse
dal mio XXIX TOMO
su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato
frinisce il meriggio d’amore
il sapere degli eoni in tazza raku sui palmi
e il guardo con l’aere tesse l’idea del mondo
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narrami come danzasti tra i fiori!
i bracci corone di lune
senza mai staccare l’oro dalle stelle!
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suggo l’amore nel vuoto dell’atomo
dove il silenzio è barocco
punto di fuga rinascimentale dietro l’universo
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ecco come pettinai la felicità:
un agrimensore d’alma
che curvi l’ebbrezza come arco ulisside
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André Che Isse
le parole stanno come fari alessandrini in arco ulisside
orifiamma di pensiero inaurato garrente
con filidarianna scienti fantasio aulentissimo
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disoccultai l’anima per nascere il primo giorno del mondo
ho così tralignato da tutto ciò che non le appartenesse
curvando l’elisio per arco di bracci
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ho danzato gli alberi come avrebbero potuto i bracci
e mi stupefeci d’ali
tanto della stessa materia di nubi il cogito
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Quando danzo principio lo spazio.
Quando poeto invento lo spazio.
Quando perambulo memoro lo spazio inventato.
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André Che Isse
seduto in mezzo la notte ho l’universo tutto: l’esserci!
prima del sole l’idea del sole
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la mia curva del braccio è esedra noumenica per arco d’ulisse
algoritmo eudemonico di mille comete giallo van gogh per ipotenusa allunata
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quale misura possa girotondare l’universo con metro da sarta?
beh! l’estasi per suità vermiglia sull’albero più vicino la luna!
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così che la misura del passo allunato sia pari a qualità di pensiero disioso
cribrando il lemma elettivo al bizantismo desossiribonucleico
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fu proprio per capire il barocco la monade curvata per massa emozionale
a fantasiarne poi pieghe eternali come labirinti a brame odorose
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c’è un filodarianna nel cuore di un sole nato d’iride ignuda
attende solo il suo guardo come dima gaudiosa dell’essere
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André Che Isse
m’inebrio a fresco d’idee
come luce primigenia che tessa le dita di giallo
sospeso zenitale sbandisco domande
solo affabulando risposte materiate a seità rimango
e sempre perambulo per logos leggiadro
che alchimio sciente ad arco ulisside ebro
così piegai il clinamen epicureo coi bracci
tanto da girotondare in sempiterno alla luna scalzo
fui danzatore da quando flagrò il primo sole
e alacre aedo daccapo dopo l’universo
ciò che è cosale null’altro sia che da riempire
perché l’eterno è vuoto senza la sostanza che lo curvi
André Che Isse
ho danzato in segreta di rose vermiglie consertando i sepali coi bracci
così che un dedalo fosse il mio nartece aulentissimo
e ne curvai per 12 lune coi bracci la gentilezza dell’aria su filodarianna oro
alzando i bracci nel silenzio delle ali in giallo di stella