EBRO GOFFRATO EMOZIONALE
s’aggalla profondamente l’ala
discevero il gaudio dal fare
dentro il silenzio è pavana barocca
André Che Isse
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dal mio XXX TOMO
su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato
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il tuo nome in un fiore per farti una torta
essere così veri da essere ebbri!
nel mio dorso coltivo rose di Babilonia
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capire
essere gentili
mirare la luna
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danzo sui fiori perpendicolari senza toccarne i petali
io sono neve
e mentre m’innamoro crescono gli alberi
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raccolgo l’infinito con un gesto
fragile quanto un attimo
meraviglioso come l’inizio del mondo!
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André Che Isse
(dalle 24 EUDEMONIE ELETTIVE)
frinisce il meriggio d’amore
il sapere degli eoni in tazza raku sui palmi
e il guardo con l’aere tesse l’idea del mondo
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narrami come danzasti tra i fiori!
i bracci corone di lune
senza mai staccare l’oro dalle stelle!
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suggo l’amore nel vuoto dell’atomo
dove il silenzio è barocco
punto di fuga rinascimentale dietro l’universo
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ecco come pettinai la felicità:
un agrimensore d’alma
che curvi l’ebbrezza come arco ulisside
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André Che Isse
se curvo la neve danzando posso materiare la levità
angoli dove trovarsi ubriachi d’amore!
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l’increspatura molecolare dell’attimo è scordatura a misura ebra
il tempo ama chi ama il tempo!
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e quando i ginocchi sono ebri di cinabro rupestre
per ogni ebbrezza sarà nome di stella!
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allora ogni frontispizio si leggerà antiporta per sogni
il cielo è così pieno di gote che potrebbe soffiarci dentro l’alma!
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ho stamburato i talloni rotondi nell’albume
così che il silenzio mi dardeggiasse la spuma del riso addosso!
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Esserci è sapere che la realità impera solo per l’Essere
del resto se tutto esiste solo per chi lo pensa ne avrò cura come fosse la prima idea!
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André Che Isse
conto le molecole come gesta gaudiose!
non conta quante cose si fanno ma se appartengano alle stelle
e il gesto posizionato con cura sull’aria tesorizza l’ebbrezza
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sull’equilibrio ordisce l’estasi!
ho un taccuino per poetare gli angoli del giorno
e sempre hanno la stessa sostanza dei gomiti danzanti
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non raccolgo i fiori ma la curva dei tigli odorosa
la inseguo così lentamente da tracciarne blu d’alma coll’ala
e poi c’è l’istante più incredulo di tutti: dal sonno all’Esserci sul serio!
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ho costruito un granaio per i sogni perpendicolari
li disbramo come un risveglio
sapendo ora che mi aspettassero da prima di nascere
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André Che Isse
ho guardato vagolare i pensieri tra gli eoni
le ali nella neve lasciano le risa ricordate
bastevole a l’eterno sarà fragrante nell’iride
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la mia curva del braccio è dima danzante
e se l’Alma materia l’Esserci l’enticità avrà la stessa sostanza del sogno
Io Sono la Verità del mio Sogno
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dagli stromatoliti alle idee non ci si crede!
l’idea nata dal nulla è serto d’universo ebro
così che cingendomi l’Essere son diventato re
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e ora sento stendersi mille fiori nel fiato
l’idea è pietra angolare del mondo!
incedo nel sublime immoto
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André Che Isse
m’irraggio come un sorriso nel cosmo
più sono nell’attimo più la bocca stivata di fiori
e tra i denti ignude comete giallo van gogh
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il sole d’estate tatua l’amore sotto la pelle
e io ne disbramo i segnacoli scalzi
allora che di mille baci abbaruffato di stelle
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così urlo stupefatto l’argento nel silenzio riempito dai grilli!
e non so se amarli più del frinire imperioso al meriggio!?
seduto in barocco agostano o supino bizantismo allunato?
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m’inazzurro come l’invisibile idea del blu e la curva di un polso indaco m’aulisce
così danzo l’ambra delle idee e m’immillo d’ebbrezze superne
dalle nari al cuore due giri d’anello di saturno
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André Che Isse
rincaso sempre giocando alle stelle
e il fiato profuma di eterno adesso
quanto mi piacciono gli acrobati increati che raccolgono melagrane
ho fatto una pasta con le lune per pranzare con gli dèi
perché occorre nascere ad ogni battito di ciglia
emozionati più dei sogni dai pensieri contro il sole
vorrei avere l’orecchio di un direttore d’orchestra per ascoltare la neve
posarsi nella notte muta in bocca d’airone spalancata di stupore
e voglio disegnare il passo su filodarianna
inzafardato di luna gigante rossa in tazza grande
ma gli angeli non hanno le piume perché sono di vento
e se parlo col vento ridiamo assieme ebbri poeti
André Che Isse