LA MISURA DI UN FIATO
quando il gesto è pensiero
le idee traversano le persiane come un meriggio estivo
dal guardo i ginocchi salgono gli alberi
André Che Isse
LA MISURA DI UN FIATO
quando il gesto è pensiero
le idee traversano le persiane come un meriggio estivo
dal guardo i ginocchi salgono gli alberi
André Che Isse
ho curvato il caos
un aerostiere sullunare che si lanci dietro l’universo
pettinato il tuo disio!
se di un attimo sono agrimensore scalzo m’eterno eudemonico
ammusato tra le tue scapole di neve!
danzo per tracciarti la mappa
così che dovunque tu sia potrai mescermi il guardo
quello stesso che obliqua le stelle!
col pensiero nacque il mondo
lo tengo in bocca come ti baciassi la prima volta
danzo per pinger l’alma!
così ho cardato il caos
André Che Isse
la misura è l’ala del guardo
così posso camminare gli orli del pensiero
ma è nel non fare nulla la mescita dell’Essere
immoto tale che gli eoni mi traversino
ogni gesto deve inventare il mondo!
come l’atomo ha enfiato il sole
l’eleganza è più lenta del tempo
e l’equilibrio non lascia impronta
ho divorato il limone di Manet!
cinabro, ocra rossa, minio, vermiglione
l’idea escita dal guardo sciente
è Nascita di Primo Uomo!
André Che Isse
dal mio XXIX TOMO
su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato
se in un sol giorno hai pensato sapendo di pensare
e di mille guardi hai conosciuto il tuo riso
poi che i bracci provandone il volo danzasti
allora puoi fermare le molecole per guardarti all’ombra dei cipressi perpendicolari
riempirti d’amore le ossa
così che tra i denti si accordelli il cielo come un regalo
non è il numero delle stelle ma la curva di un gesto a conoscere l’eterno
(raccolgo i tuoi baci in un cesto da giardino)
mentre equilibro l’ebbrezza dove l’attimo riconosca l’idea che lo nutre
ho temperato i ginocchi con i fiori per salire l’albero dove obliquano le nubi
traversato il blu come nijinsky il meriggio
danzando lo spessore d’un gesto in fragranza d’erba tagliata
André Che Isse
*
(da:
24 EUDEMONIE ELETTIVE)
mi aggeggio di elisio
con la stessa cura con cui piego l’aria per metterla in tasca
mi argomento senza gualcirla millanta di ali mentre divoro la neve
mi albergo d’infinito
come bolle di sapone per i gomiti delle stelle
non riesco a smettere di guardarti l’attimo negli occhi
la tua bocca di fronte la mia: non fanno angoli
ti scrivo coi ginocchi di una cometa mentre danzo sui draghi
per curvare il pensiero all’universo
m’inazzurro immoto
e se l’incesso del ramo sarà più lentamente di un solo eterno
sarà bastevole a disegnarti i talloni nei fiori
André Che Isse
*
(da:
24 EUDEMONIE ELETTIVE)
perché si obliqua il capo per baciarsi?
è forse come l’asse terrestre inclinato di fronte all’universo?
attendo le tue labbra come si attende l’estate
ovunque sarai ti troverò col capo inclinato tra gli equinozi
forse cerchiamo chi ci segga dietro l’iride?!
ed io ho disegnato sulla pelle del guardo un giardino d’estate!
l’ho disegnato per chi lo leggerà nella stanza dei profumi
c’è chi accompagna e chi invece è della stessa sostanza dell’altro
amo l’estate perché è già accaduto tutto
e il tempo inizia dove si posa il guardo
lussurio in Essere
mentre ti bacio così lentamente che in fondo alla notte rimane il tuo pensiero in bocca
André Che Isse
*
(dal Catalogo
LA LUCCICANZA D’ALMA;
già nelle
24 EUDEMONIE ELETTIVE)
il mio braccio disteso arriva un palmo più in là dei sogni
senza muovere il sole dalla pelle
il tuo nastro tra i capelli è disio rubato a una cometa
mentre miro dove cade il mare poeto la curva sul tuo collo giapponese
lo mordo nella luna un momento prima della nuca
tra i miei ginocchi i tuoi passi sulla luna
e ora ti alzerai come ogni giorno sulle tue gote di acero rosso
la prima volta che ti vidi dormire nella notte volevo rubarti la bocca
con le tue labbra avrei baciato il disio nel dorso
per amare devi avere un cesto di stelle fresche
labbra ad angoli di luccicanza
ed esserci sulla luna a raccoglierLe il guardo
André Che Isse
*
(dal Catalogo
LA LUCCICANZA D’ALMA;
già nelle
24 EUDEMONIE ELETTIVE)
frinisce il meriggio d’amore
il sapere degli eoni in tazza raku sui palmi
e il guardo con l’aere tesse l’idea del mondo
*
narrami come danzasti tra i fiori!
i bracci corone di lune
senza mai staccare l’oro dalle stelle!
*
suggo l’amore nel vuoto dell’atomo
dove il silenzio è barocco
punto di fuga rinascimentale dietro l’universo
*
ecco come pettinai la felicità:
un agrimensore d’alma
che curvi l’ebbrezza come arco ulisside
*
André Che Isse
poetare è incidere la leggiadria dell’attimo increato
quando tutto cangia il già stato rimane per sempre
*
allora il corpo sta all’estate come l’ala inazzurra
e i bracci come lenzuola stese al sole: bilancieri d’estasi
*
indaco prima e dopo i pensieri
tra l’invenzione della ruota e il suo stupore: il respiro-sciente dell’Esserci!
*
sono transverberazione dell’attimo come neutrino nauta immoto
così da squarciare l’Esserci in positura eternale ebra
*
e se equilibro il quadrivio degli arti in Essere soltanto
l’alma sarà punto di fuga rinascimentale scalzo
*
e ogni levità sarà il silenzio tra le crome, lo spazio asciutto nella pioggia
quello spazio dietro l’universo che ha la stessa sostanza del guardo gaudioso
*
André Che Isse