LA PIEGA BAROCCA DEL TEMPO

se ad ogni istante l’attenzione stuporosa fosse all’erta
tanto quanto in un foglio di carta gualcito se ne possa ammirare il labirinto degli angoli
si potrebbe afferrare una piega di tempo come una lecconeria elisia
e la somma delle crespe ne darebbe uguale a infinito

l’eterno per il bavero dunque tra i diti, 1001: aldebaran,1002: antares
1003 in angolo d’increspatura sciente scolpita da un michelagnolo ebro

ed io ho annodato il cielo al guardo così che la mira fosse di stella!
e la distanza dei desideri lieve come nubi barocche

non si è immortali inscrivendo res gestae in istoria
ma quando la propria poetica sia la più sublime a se stessi
e non sarà la lunghezza del giorno a fare l’eterno
ma la coltura delle pieghe in fiato

André Che Isse

IL LUOGO SACRO DEL FERIALE

spinsi i bracci oltre la curva del gaudio
dove le gote sono chiostro sull’albero
e braccia snudate al sole mi portavano implumi la levità dell’ala

albergo l’anima in luogo sacro di feriale
florilegio di pensieri inaurati in erbario sciente
dove talloni scalzi nascono il giorno

allora invaligiai nubi dal meriggio all’eternità
veleggiavano il cielo come vascelli di fiato
da quintessenziare il feriale a festivo perenne

c’è una piccola curva dove al labbro alto sembra interrompere la sua volta
un’ansa nel mezzo dove ormeggiare tutto l’umore del mondo amoroso
qui il giorno è uguale a se stesso,eternale primo bacio

André Che Isse

LE BALENE SUL TETTO SONO LEGGERE COME LANTERNE CINESI

ho cantato come balene sui tetti allunati di chagall
e raccolto guardi di stelle per mettermi in tasca le mani nell’eterno

essere compresi dalla sfera del sole e sentirne la luccicanza nei pensieri
sapere che il nostro cuore ha lo stesso tamburo della radiazione cosmica di fondo

ecco perché corro nel deserto fino a rimanere di sola molecola di fiato
solo allora potrò perderla nella tua bocca nuda in mezzo al guardo scalzo appeso

tutto quello che c’è da fare è solo aprire le braccia per toccare le sponde delle vene
sussurrarne tana! e barrire la luna e capriolare le gote ebre di buccina abbronzata

mi distendo come lenzuola d’estate in cortile
gaudioso d’eterno

mentre tra il primo giorno del mondo e la morte del sole sgranocchio sommommoli
contando i secoli con le dita inzafardate di risa

André Che Isse

GRAPPOLI DI ETERNO

mi sono seduto tra le gocce di neve a ginocchi conserti
e ho rivoltato le tasche dal tempo per stivarle di tuoi girotondi

quando m’infilo tra le gocce da quello spazio asciutto
posso affogarmi nella neve del tuo guardo per sempre

le balze della tua gonna torno il mio desiderio
mi tengono la geometria di roccaforti fluttuanti
sorte nell’oro del tuo moto ninfale
per approdarmi ancora nel fiato della cupidità vermiglia

e mentre lei rideva lui ora sapeva come ridono i fiori
infilati nella commessura dei baci come testata d’angolo

ecco come avanzo nel giorno su talloni d’arciere mirandoti il riso
quando ti accorgesti le righe di sole nel dorso mentre le pettinavi

André Che Isse

GLI ORTI DEGLI ANGELI

oggi vi racconterò di talloni eudemonici calcagni ebbri di dioniso
non morire ancora amore adesso sei troppo infelice per morire

un cembalista che accorda il suo virginale è felice
il suo filodarianna non si compra al mercato lo possediamo prima di nascere

il cuore che annotta se stesso per paura del giorno non uccide solo te
tu non sai che ogni ora trascorsa a smemorarti ti allontana dalle stelle

è possibile che l’unica eternità stia nella segreta di un attimo
proprio dove il filo ocra di cera prende fiato tra la notte e il fuoco

nella cruna del tempo è l’occhio verticale del fiato cosciente
e se la cimento tra la mia bocca e la tua un filodisaliva sarà teso per sempre

c’è una sola strada per i talloni di dioniso e passa dal sidro del cuore
ma puoi sempre morire giovane senza salire sugli alberi di mela

André Che Isse

CRUNE DI BOCCHE

solo un bacio al centro dell’universo
come un punto di fuga rinascimentale da cui tutto inizi

se dovessi invaligiare una cosa soltanto sarebbe un bacio
abbandonando l’universo con un bacio infinito nelle tasche

appoggio le labbra sulle labbra tanto quanto l’amore inventò l’uomo
tanto quanto i fiori hanno desiderato il sole

ascoltate l’invisibile nella segreta della bocca
il cuore che rimbalza sul tetto del palato come bolle di sapone

bolle adamantine dietro l’universo
dove gli amanti si eternano con solo valigie di baci

come posso lasciare i miei talloni sulle strade allunate
se non hanno la pelle della tua bocca stivata bi baci

André Che Isse

CUSTODI DELL’INFINITO

nudo in una poltrona sul mondo
con la commozione di mille fiori nel fiato

ho una ridda d’amore tra le labbra
e quando me le mordo ti sto baciando le ali

danzo solo per vederti sorridere
e alchimiare il primo gesto prima del mondo

distendo le braccia per attraversare l’universo
come calligrafo dionisiaco lanciatore di palle di neve

i ginocchi nel filodarianna le mie gote nelle tue mani
mentre la luce del giorno s’innamora di se stessa

un solo fiore un solo bacio un solo infinito
e perdermi nei tuoi occhi per pettinare l’eterno

André Che Isse

FORSE L’ETERNITA’ E’ FATTA DI NEVE

chi ti salverà quando finiranno le dita da contare?
mentre tutte le dita del mondo non serviranno se vuote di neve

chi ti salverà alla fine delle strade affollate?
dove inizia la notte inizia il cammino dell’universo nel buio muto

chi ti salverà dopo mille notti uguali in mille paesi del mondo?
quando un solo accordo di goccia rimasta da mille piogge inaura il cuore

chi ti salverà dal nulla dopo domani?
se non semino infinito saranno sempre solo pochi secondi prima di morire

chi ti salverà da un amore bastardo?
solo i suoi occhi sinceri ancora ladri di marmellata ma adamantini eterni

chi ti salverà quando scoprirai che gli dèi hanno la materia dei sogni?
ora ti servirà l’albero più alto che conosci su cui respirare per la prima volta

André Che Isse

LE TUE DITA NELLA MARMELLATA DI LUNA

perché poeto sempre della luna?
forse perché ha il mio cuore o segreta il tuo

non sogno nel sonno ma su alberi di lune ulissidi
quando i sogni hanno la stessa materia dell’essere

e i pensieri nascono dietro l’universo
che per meccanica quantistica crescono nel fiato

questa mattina ti avrei rubato quello sguardo monello
come chi ruba la marmellata ma poi ti regala la luna

ti porterei tra l’increato e l’eterno senza scendere sui talloni
affogando le gote nella tua gonna di lune a pieghe

perché s’ignora la distanza dell’infinito nel quotidiano?
come non finisco d’inzafardarmi di luna così del tuo sorriso

non stacco mai il pensiero dalla strada in mezzo all’infinito
e mi ci ritrovo a camminare ogni giorno prima che inizi il mondo

e ho un piccolo taccuino nero in cui colleziono lune di notte
le nutro d’amore poi le libero nel tuo pozzo d’Alice negli occhi

André Che Isse

IL GIARDINO DEI PENSIERI AURATI

mi concentro dove i pensieri cadono ebbri in piedi
e si arrampicano sugli alberi che crescono dietro l’universo

scelgo code comete con la stessa materia del tuo crine
e le guardo attraversarti il dorso fino alla foce delle natiche

se mai fossimo stati di nulla non mi perderò più di un solo fiato
non aspetterò il giorno prima di morire per capire dio

ci fu un tempo in cui l’atomo non aveva scapole
ma ora i sogni trapassano il cuore del sole coi talloni d’arciere

e quando attraverso il labirinto mi voglio perdere d’eterno
tanto quanto le gote dell’infinito

tanto quanto un pozzo traboccante di baci
a labbra socchiuse tanto da cadervi la prima neve del mondo

André Che Isse