LA PIEGA BAROCCA DEL TEMPO

se ad ogni istante l’attenzione stuporosa fosse all’erta
tanto quanto in un foglio di carta gualcito se ne possa ammirare il labirinto degli angoli
si potrebbe afferrare una piega di tempo come una lecconeria elisia
e la somma delle crespe ne darebbe uguale a infinito

l’eterno per il bavero dunque tra i diti, 1001: aldebaran,1002: antares
1003 in angolo d’increspatura sciente scolpita da un michelagnolo ebro

ed io ho annodato il cielo al guardo così che la mira fosse di stella!
e la distanza dei desideri lieve come nubi barocche

non si è immortali inscrivendo res gestae in istoria
ma quando la propria poetica sia la più sublime a se stessi
e non sarà la lunghezza del giorno a fare l’eterno
ma la coltura delle pieghe in fiato

André Che Isse

IL TEMPO AL CUCCHIAIO

se le dita nel miele rallentano il tempo
con la bocca nella bocca di crono per un’ora ci vorrà un giorno pieno

si tratta di sedersi con gli atomi in curva
proprio dove scintillano di luccicanza i baci degli amanti

ma nel letto prima del sonno serro accavallati i bei ginocchi
che a gamba tesa augnata vorrebbero non cadere in lete inscienti

c’è una piega nel tempo dietro cui l’universo ride
e dove le stelle ancora si contano coi diti

il mio tempo è della mia stessa sostanza eudemonica
lo stesso che prima di nascere l’universo divoravo come ciambelle

e se metto le dita nel silenzio posso sentirmi inzafardato d’eterno
toccare il mondo là dove nasce per davvero

André Che Isse