IL TEMPO AL CUCCHIAIO

se le dita nel miele rallentano il tempo
con la bocca nella bocca di crono per un’ora ci vorrà un giorno pieno

si tratta di sedersi con gli atomi in curva
proprio dove scintillano di luccicanza i baci degli amanti

ma nel letto prima del sonno serro accavallati i bei ginocchi
che a gamba tesa augnata vorrebbero non cadere in lete inscienti

c’è una piega nel tempo dietro cui l’universo ride
e dove le stelle ancora si contano coi diti

il mio tempo è della mia stessa sostanza eudemonica
lo stesso che prima di nascere l’universo divoravo come ciambelle

e se metto le dita nel silenzio posso sentirmi inzafardato d’eterno
toccare il mondo là dove nasce per davvero

André Che Isse

I GINOCCHI SONO GLI ANGOLI DEL MONDO

se appoggio il mio dorso nell’angolo ecco la mia curva nel mondo
tale d’annullarne lo strale inerziale a favore soltanto dell’esserci

la misura che sarà il mio letto alla luna è la mia stessa apertura di braccia
quella lunghezza che in breve mantiene l’eterno ad ogni palmo tracciato

ed è subitamente afferrabile il melo ai ginocchi quando crescano attagliati ai talloni
così che nel cesto da giardino le mele siano curvate dallo stesso vermiglio di gote

dunque nasciamo da un’impronta di sabbia quando n’esondi lo stampo perduto nel mare
ma se ancora posso sentire la pianta del piede ambulare le stelle così ne sarò luccicanza

attraversami musa col tuo guardo stupente e le braccia curvate di neve dorsale!
non lascerò il mio fiato staccarti dalla nuca fino alla fine del mondo!

e se la massa ebra è coltivata in-essere il tempo sarà pari al limine di un buco nero
allorché ogni parola ne avrebbe lumeggiato il passo eternale un attimo prima di danzare

André Che Isse