DORSO ARCATO D’ARGENTO

sono strale poietico a gomiti d’arco d’ulisse
e le tue gote più vermiglie come ancora sui meli

ho rubato un sorriso alla luna
per infilarmelo come una camicia nuova
e ora ho un dorso d’argento

quando capisci davvero l’amore baci in bocca l’eterno
allora un piccolo fiato sarà un capogiro elisio

e nella cruna di un fotone assolato albergo sciente
così che ogni gesto sia semenza per nascita di stella
fino a che immoto a velocità della luce non abbia fatto «tana!» in fondo all’eterno

mi sono attergato nudo di neve
proprio dove nacqui scalzo d’amore

André Che Isse

IL DORSO DELLA LUNA

ti guardavo la schiena come guardassi la luna
appoggiando i sogni tra le tue scapole di neve
 
e prima che un dio inventasse la notte il tuo sorriso inventava l’amore
 
ti guardavo come si guardano i sogni inverati
quelli che da svegli provi a pizzicarne la pelle
 
e prima ancora di sentirti scivolarmi in bocca conoscevo il tuo cuore
 
ti guardavo dalla schiena della luna il luccichio delle gote
quello dietro l’iride quello tra il cuore e il desiderio muto
 
e prima di conoscere il mare la tua chioma bagnava la mia d’argento
 
ti guardavo guardarmi mentre sognavi l’amore
e ogni volta che miro la luna mi sento ancora la tua schiena tra le labbra
 
André Che Isse