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IL COLLO DEL PIEDE COME ARCO D’ULISSE
una parola cribrata con cura
la curva che inventò il Barocco è l’ebbrezza delle idee ardenti!
tra le tue scapole mi ammuso
André Che Isse
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IL COLLO DEL PIEDE COME ARCO D’ULISSE
una parola cribrata con cura
la curva che inventò il Barocco è l’ebbrezza delle idee ardenti!
tra le tue scapole mi ammuso
André Che Isse
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il mio braccio disteso arriva un palmo più in là dei sogni
senza muovere il sole dalla pelle
il tuo nastro tra i capelli è disio rubato a una cometa
mentre miro dove cade il mare poeto la curva sul tuo collo giapponese
lo mordo nella luna un momento prima della nuca
tra i miei ginocchi i tuoi passi sulla luna
e ora ti alzerai come ogni giorno sulle tue gote di acero rosso
la prima volta che ti vidi dormire nella notte volevo rubarti la bocca
con le tue labbra avrei baciato il disio nel dorso
per amare devi avere un cesto di stelle fresche
labbra ad angoli di luccicanza
ed esserci sulla luna a raccoglierLe il guardo
André Che Isse
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(dal Catalogo
LA LUCCICANZA D’ALMA;
già nelle
24 EUDEMONIE ELETTIVE)
ho camminato la notte sul tuo arco dorsale
i ginocchi nei fiori non fanno rumore
m’infilo scalzo il disio per dissetare il mare in tazza raku
e ti ho pettinata di poesia e inventato la pioggia nel tempo inverso
durante il periodo Edo Degas ti sognava stretta nella seta
e Hokusai collezionava i tuoi passi di neve in blocchi di legno
c’è una curva nel disio dove i talloni non lasciano impronte
s’inscrive in un cerchio tracciato col carbone su neve di nuca
nuche d’argilla dove ormeggiare la bocca affogata di baci
e tu mi abbottoni la chioma con la tua!
si prenda un’idea e la si lanci dietro l’universo come sasso piatto sull’acqua
potrebbero allora i ghiacciai curvarsi in pieghe Barocche di lino
André Che Isse
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(dal Catalogo
LA LUCCICANZA D’ALMA;
già nelle
24 EUDEMONIE ELETTIVE)
sono strale poietico a gomiti d’arco d’ulisse
e le tue gote più vermiglie come ancora sui meli
ho rubato un sorriso alla luna
per infilarmelo come una camicia nuova
e ora ho un dorso d’argento
quando capisci davvero l’amore baci in bocca l’eterno
allora un piccolo fiato sarà un capogiro elisio
e nella cruna di un fotone assolato albergo sciente
così che ogni gesto sia semenza per nascita di stella
fino a che immoto a velocità della luce non abbia fatto «tana!» in fondo all’eterno
mi sono attergato nudo di neve
proprio dove nacqui scalzo d’amore
André Che Isse