ACQUARTIERATO D’AMORE

infilo il gomito nel desiderio sparso di molecole
arcando il polso per accogliere una piccola curva di leggiadria

forse quando cerco il gomito è toccare con mano l’angolo del mondo
e auscultare la direzione di una stella fino alla tana in fondo all’infinito

sto in piedi come un guardo alessandrino scalzo e la chioma in arcioni
mentre alchimio l’esserc’ignudo in eclittiche a filodarianna ebro

così i cerchi nel dorso di rembrandt saranno le mie orbite dietro l’universo
nonché la scala elicoidale che investe l’anima sciente d’al’inaurate

ho tolto tutto il narrabile solo per l’angolo di ginocchi gaudioso
e ne ho annodato i palmi alle dite barocche come sciamano amoroso

allora non mi muoverò dalla luna fino all’ultima radiazione cosmica di fondo
perché sono follemente innamorato d’ogni fiato d’argento che m’alberga

André Che Isse

DORSO ARCATO D’ARGENTO

sono strale poietico a gomiti d’arco d’ulisse
e le tue gote più vermiglie come ancora sui meli

ho rubato un sorriso alla luna
per infilarmelo come una camicia nuova
e ora ho un dorso d’argento

quando capisci davvero l’amore baci in bocca l’eterno
allora un piccolo fiato sarà un capogiro elisio

e nella cruna di un fotone assolato albergo sciente
così che ogni gesto sia semenza per nascita di stella
fino a che immoto a velocità della luce non abbia fatto «tana!» in fondo all’eterno

mi sono attergato nudo di neve
proprio dove nacqui scalzo d’amore

André Che Isse

IL SASSO NEL SILENZIO

e se la notte fosse un sasso nero?!
dove sedersi ad aspettare l’anima!
lo lancerei nel giorno al meriggio come luna nel cuore del sole

ma c’è un momento prima della notte dove si può camminare la luna
quando il sole ha i ginocchi nell’oro e i sogni attraversano l’orto di higgs
proprio sull’ipotenusa ebra di dio

allora donare leggiadria è investire con sostanza di nubi
mentre imparo nel loro silenzio imperioso a danzare l’arco di ulisse
quello che curva il pensiero per massa ebra d’idee

ho danzato prima dei meli cupido foriero ignudo eudemonico
catafratto di silenzio increato
e ho raggiunto i bracci alle dita per iniziare il mondo davvero

André Che Isse

UBRIACO DI LUCCICANZA

ho pettinato la luna mentre mi amava
e infilato baci nella chioma come fragole tra pensieri

il suo dorso di luna si appoggia alla terra inventando la notte
e tra scapole d’argento cadono sogni come nel pozzo la sua curva d’albume

ma se apro la bocca la sua luccicanza mi pettina in gola l’amore
così ch’io possa stivarmi d’eterno

mentr’ebbri ginocchi allunati danzano i primi fiori d’aurora dietro l’universo
dove nacque il desiderio che partorì di luna

eccomi nel tuo letto appeso trecciato di chioma alla tua
legando i destini nel dorso con filidarianna di sole

lunisolare la mia pelle a fresco nelle tasche che il tratto di sanguigna inveri
così che il sogno cammini desto tra i miei talloni scalzi

André Che Isse