COMPOSTIERA PER CURVE DI NEVE

ma come fu che imparai il fuoco prima della ruota?
quando conosci hai curvato l’orizzonte torno di luna il filodaurora

perché è nella curva il gesto di un dio
e solo una bocca che raccolga neve prima della terra ne piega l’arco

tra la curva del dorso e l’ala l’aria ridda ebbra nel mio fiato d’arciere
e allora tornai prima di nascere il mondo solo di lapislazzuli in tasca

così michelagnolo involò se stesso d’azzurro
così a fresco curva di neve m’indiai

e ora di fronte alla tela scriba aurorale di gesto ne invero
mentre danzo la curva stessa che inventò alberi

così che salendoci io possa aggallare di neve
come atomi d’albume poietico

André Che Isse

NEVE DI CARTA

aspetto la neve per camminarci dentro
e obliarmi in giardini di carta

immagina una bocca di nero di china
soffiata sulla prima neve del mondo

un segno che incarna un gesto
come un pensiero che cammina nella neve

e uno sfrigolare di gonne sopra i ginocchi femminei
come il fiato della neve tra talloni crepitanti di seta

aspetto la notte della neve per uscire dai sogni
e infilarmi nel silenzio che frigge il suo albume

per tatuare la neve di passi
e farla sognare di pensiero

André Che Isse

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André Che Isse

fogli sparsi di gesto scalzo di nero; IV.
2005

LA NEVE CHE CADE DALLA LUNA NON HA PENSIERO

io goccio d’essere in nebbia cava come un crisostomo tra le lune

e la parola che mi attraversa la bocca come bacio di pensiero aurato
è quella che coltivo tra le labbra su alberi capovolti d’idee

se al giorno tolgo il narrabile rimango con angoli di bellezza dove ormeggiare comete

e quando le parole sono racemi di dèi e curva di fiori
posso inventare teleologie e albergarle dove ziqqurat raccolgono nubi da tasca

ognuno è punto di fuga per un dio ma bisogna guardarlo d’eterno negli occhi

e sapere esondarsi ebbri quanto nocchieri a ginocchi febei
perché si possa dall’orizzonte aurorale campeggiarne icario

fui mai pensato da un universo per accenderlo d’immenso?

perché la neve che cade dalla luna non ha pensiero!
lo ruba a chi nacque per inzafardarsi le gote d’amore

André Che Isse

L’ACQUA LA BEVO A COLLO MA LA BIRRA IN CALICE

strade bianche come il bianco degli occhi
come se girando lo sguardo trovassimo davanti la vita e basta

ma quando gli occhi cadono nel sole tutto s’imbianca come una nevicata
e te ne stai innevato di gioia candente di solo pensieri abbacinato

le dissolvenze in bianco tra la polvere delle stelle forse erano già lì da prima
prima di avere sete ma non prima di desiderare di essere

forse non c’è nessun mistero ma c’è così tanto incanto da rimanerne intonsi
come fogli mai scritti prima delle parole ma dopo l’eterno

dopo i gesti con cui muovo le nubi dopo l’ebbrezza di sapermi arciere
quando i ginocchi hanno disegnato l’eclittica che tesso con fiato aedo

io sono la neve con le ali quella che imbianca di stupore gli dèi
il loro albume degli occhi allunati

André Che Isse

LA NEVE E’ PIU’ EBBRA D’ESTATE

coi ginocchi su legno sputo inchiostro nero su carta di riso
mentre il sole disegna oro su pietra vite sconosciute d’uomo

ali di gru nel vuoto tra la neve ebbra
la mano tiene la tazza che tiene sesso di china

sarò fiore di loto sacro su rilievo egizio
così che le regine possano sfiorarne le labbra con dita lascive

il vento nell’angolo del gomito sbatte farfalle nere di pioggia
mentre mordo la tua schiena come ciliegie su alberi di cedro

e nel giardino dell’estate ho disteso un letto di carta per i tuoi talloni di pruno
e l’acqua nell’anfora rotonda è come i tuoi ginocchi nelle gonne a pieghe

pratico i miei pensieri come delfini nei mari per conoscere la carta sull’acqua
per disegnare il gesto di dioniso quando l’estate gli nevica in bocca

André Che Isse

FORSE L’ETERNITA’ E’ FATTA DI NEVE

chi ti salverà quando finiranno le dita da contare?
mentre tutte le dita del mondo non serviranno se vuote di neve

chi ti salverà alla fine delle strade affollate?
dove inizia la notte inizia il cammino dell’universo nel buio muto

chi ti salverà dopo mille notti uguali in mille paesi del mondo?
quando un solo accordo di goccia rimasta da mille piogge inaura il cuore

chi ti salverà dal nulla dopo domani?
se non semino infinito saranno sempre solo pochi secondi prima di morire

chi ti salverà da un amore bastardo?
solo i suoi occhi sinceri ancora ladri di marmellata ma adamantini eterni

chi ti salverà quando scoprirai che gli dèi hanno la materia dei sogni?
ora ti servirà l’albero più alto che conosci su cui respirare per la prima volta

André Che Isse

LA NEVE NELLA SCHIENA

Edran guardava la schiena di Nagiko come guardava la luna.
Gli sembrava di vedere due grandi ali,bianche come una luna innevata.
E camminare nella neve fresca prima dell’alba lo ubriacava di fiaba.
Le ginocchia che entrano nel bianco silenzio della notte sfrigolando l’increspatura molecolare dei fiocchi,rallentavano il tempo,dando ad Edran l’impressione vivida del primo giorno del mondo.
Era in quel preciso istante,dove potevi inalare l’infinito,che Edran si sentiva di camminare nella schiena di Nagiko,come passi allunati senza peso ma calzati di stelle.
Edran guardava la luna specchiarsi nella schiena di Nagiko,come Narciso nell’acqua,affogando tra le scapole argentate.
E negli occhi di Nagiko saliva una luna di neve con le impronte fresche di Edran.

André Che Isse

10881669_382228318618659_3524453566388425558_nAndré Che Isse fotografato da Rosario Santimone
dicembre 2014