-note a piè di stelle-

Scrivere solo per le stelle,o meglio,delle stelle,
è per me scrivere della mia stessa essenza,
della stessa materia che ci creò,
della stessa cagione che mi stupefa il guardo commosso di luna.

Vivere civili adduce a obliarne il retaggio,
così che nella lestezza del contemporaneo,
l’afferrabilità della ‘mela’ non sia la stessa della Conoscenza,
ma neppure della ‘Bellezza’;
sarebbe invece quella letea di sé (eteronoma),
per ‘oliare la machina’ civile,
come ‘rematori di galea’ inscienti.

Gli Astronomi & gli Artisti & i Poeti hanno il ‘lusso del Vero’:
noi possiamo,
se pur ‘perambulando ai negozi’,
materiare ‘l’ipotenusa del fiato’ con l’originaria polvere di stelle.

Del resto,
-sappiate!-
che il ‘vettore’ eudemonico
(LA FELICITA’)
non passa mai corrivamente
(al più potrebbe essere labile entusiasmo);
è necessario disseppellirlo dal proprio DNA,
lo stesso delle stelle.

André Che Isse

L’ARANCETO DI STELLE

ho bisogno di poetare le stelle per curvare il braccio sull’arco di ulisse
scoccando oro di neve su arance icarie

colleziono nilometri icosaedri di colonne per nocchieri stiliti
con astrolabi ebri tra i palmi per affogare nella notte più eterna

allora soltanto risa giallolimoni girotondi sulle gote
e accessi imperiosi d’euforia apollinea a colazione

perché conosco il cammino di ginocchi torno di luna sui meli
quando gli orli di diti s’infilano in bocca come ciambelle

nessun imperatore ha potuto scendere dall’universo scalzo
perambulando in essere, nuda poiesi di fuoco

ed io pedalo il giorno in arcioni a boristene eudemonico chiomoso
per orti di luccicanza barocca tra pieghe di sole stirate nel dorso

André Che Isse

HO PERAMBULATO NELLE VENE DI STELLE

aggallo il guardo fino alla pelle
dove il pozzo dell’aria si attacca alle labbra
e subito una luccicanza dal bordo ricade al pensiero

così mi sono pettinato i baci allunati
allora che chiomosa stella mi apparve per sempre
quasi fossi intessuto d’albume dorato

ecco come vagolo tra sole e idee icarie ancorate
senza staccarne d’essere
quando i ginocchi ebri dispaiano dietro l’universo

ma il passo è quello sulle stelle cadute che dall’acqua affiorino come sassi tondi
talloni su dorsi d’astri
fino a che sul mio arco di piede il giorno sia strale di risa gaudiose

André Che Isse

MADIDO D’ALI

lancio molecole come dadi
mi sorridono sui palmi un attimo prima di tornare stelle

e non rincaso mai senza allocchirmi di luna
di madido piumaggio emotivo dorato

come posso rimanere sospeso scalzo su fiori di tallone blu oltremare?
solo il passo eterno cade in bocca salmodiato icario!

mi lascio attraversare da neutrini gaudiosi prima d’annodarli d’iridi
quando per entrare nel giorno gli sfrigolo la mia pelle addosso

allora danzo!
ma non di moto proprio,come olio primigenio su pensiero innevato

ove vestigia riempite di sole trabocchino se stesse
come aseità inzafardata stella

André Che Isse

MADIDO EBROICARIO

non ci accorgiamo di scolpire l’aria camminando
di rubarle l’antro diafano con passi accidentali

ma come posso ordinare le molecole per nome?
intanto le conto nel mio passo ebroicario!

e m’indio dentro colonne di pioggia barocca madido di higgs
siamo materiati di stelle e se le ascoltiamo sapremo dove andare

ecco allora che mi raccolgo le ali per l’arco di ulisse
strale di dioniso che trapassi dodici lune dietro l’universo del guardo

stambura o musa le mie gesta mute! a chi nelle tasche ha cuore di stella
perch’io possa abitarmi i ginocchi d’arciere allunati curvando infiniti di sole

così che come un lionardo io misuri eclittiche di volo con dima di gomiti
su cui filodarianna sdipani il giorno che sale sui cedri a riveder le lune diurne

André Che Isse

DANZO LA CURVA CHE UNISCE GLI ANGOLI

mi confondo d’aria beccheggiando l’ostensorio di ginocchi lievi come idee
così sono diventato ala d’onfalo scettrata scalza

e mi materio di commozione per quelle piccole molecole di ciel’ignudi
che mi nevicano addosso primi giorni del mondo in giorni qualunque

qui c’è da capire poco per volta il miracolo lumeggiato di sole
afferrabile come criniera di fuoco tra il nostro guardo allocchito

dovremmo vivere per caricare nuovi angoli sulle stelle
perché loro prime leggono strade quando sono ancora soltanto vapore pensato

ed io danzo la curva che unisce gli angoli all’ipotenusa eudemonica
con la stessa sostanza aurorale che mi fu di amante

ma i bambini non cadono nella luna
ecco perché le stringo forte l’albume come fragola grande sul ramo

André Che Isse

RACCOGLITORI DI COMETE

ho apparecchiato la luna dove inizierà il tuo dorso
ma se esistessero gli angeli li troverei sugli alberi di mela

gli amanti si allacciano i sandali con le mani dell’altro
e non si staccano le bocche fino in fondo al viale

il luogo dell’estasi alberga nel cerchio tracciato col bastone
dove mi nevico sul mondo ubriaco d’amore

forse non siamo che veramente nulla di polvere caduta di stelle
ma quando rincaso dietro il cosmo posso imparadisarmi d’eterno

André Che Isse