UN GIORNO QUALUNQUE STA ALL’ESTASI QUANTO L’ELEGANZA ALLA DANZA
* la danza superna è quella che non danza ho fantasiato un port de bras di nijinsky incedo in un giorno qualunque senza staccarne i ginocchi dalle stelle
se in un sol giorno hai pensato sapendo di pensare e di mille guardi hai conosciuto il tuo riso poi che i bracci provandone il volo danzasti
allora puoi fermare le molecole per guardarti all’ombra dei cipressi perpendicolari riempirti d’amore le ossa così che tra i denti si accordelli il cielo come un regalo
non è il numero delle stelle ma la curva di un gesto a conoscere l’eterno (raccolgo i tuoi baci in un cesto da giardino) mentre equilibro l’ebbrezza dove l’attimo riconosca l’idea che lo nutre
ho temperato i ginocchi con i fiori per salire l’albero dove obliquano le nubi traversato il blu come nijinsky il meriggio danzando lo spessore d’un gesto in fragranza d’erba tagliata
lancerò un sasso piatto sull’acqua per cogliere i cerchi in ceste da giardino e anche senza fare nulla ho già riempito il mondo mirandolo adoro indossarmi il tempo come una camicia nuova! sentirsi eterni a piedi nudi saporando ciambelle per fauni
ardo immoto la commozione gaudiosa nel movimento angolare del cogito legato alle rose come Sebastiano ai dardi! mentre tu mi affoghi d’amore la bocca amo inventarti l’amore come fosse la tua prima ruota nella neve!
e ascolto tutti i silenzi del mondo come un agrimensore rinascimentale un danzatore poeta che materia i gomiti agli arcangeli ebri! è auscultando ciò che sono che dispiegai l’ala trovando l’iperbole dell’Esserci ad angoli eudemonici
André Che Isse
* (dal Catalogo LA LUCCICANZA D’ALMA; già nelle 24 EUDEMONIE ELETTIVE)
la misura dell’anima sta in mezzo all’eterno aurorale dai calcagni azzurri quando la curva del piede s’appoggi alla curva del mondo
seggo dentro l’ebbrezza che soppesa il mio eterno ho braccia d’ali per mescere l’aria con le curve e pieghe Barocche di fiori nel dorso tatuato di mele
l’idea di materia è pari al peso spostato dal guardo che l’asse del cosmo àncora all’aire del mondo così che l’aseità del gomito sia azimut ignudo per stelle scienti
cos’è questo mio poetarsi addosso? non è forse già eternità indossabile?! è il sole invece del sangue!
André Che Isse
* (dal Catalogo LA LUCCICANZA D’ALMA; già nelle 24 EUDEMONIE ELETTIVE)
cadrà la pioggia e mi sdraierò tra le gocce nel silenzio asciutto voglio infilare i gomiti dove l’acqua è sapida d’amore entrare nella pioggia sentendosi a casa per questo ho costruito un capanno dove cadono le nubi e se tolgo tutte le gocce dalla pioggia rimane la forma dell’amore
l’eterno è vuoto senza la sostanza che lo curvi la mia curva del braccio è dima sciente! da dietro l’universo fin dove cade il mare danzo a gomito scalzo prima del mare l’idea del mare tracciata col carbone cos’è lo spazio se non dove io possa curvare il mio braccio d’arciere!? e tu siedi con me le arance tra i ginocchi
André Che Isse
* (dal Catalogo LA LUCCICANZA D’ALMA; già nelle 24 EUDEMONIE ELETTIVE)