Edran spalancò gli occhi nel cuore della notte trovandosi di fronte la luna.
E in quel momento gli sembrava fosse rimasta alzata per lui,come un’amante che vuole rubare l’intimità segreta dell’amato:
vegliargli il volto abbandonato nel sonno,leggendogli le stelle.
Edran sorridendo alla luna sentiva,ancora prima di vivere,tutta la sua cura:
sì,era lì per lui,esisteva solo per lui,ed egli non l’avrebbe mai tradita per le stelle.
Se qualcuno li avesse visti nel filo degli occhi non avrebbe potuto che innamorarsi della notte.
André Che Isse
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I VASI DEL TEMPO
Le piaceva accarezzare il tempo,ingraziarselo col miele del fiato.
Il tempo ama chi ama il tempo.
E la regina Hatshepshut al tempo dedicava l’attenzione del pensiero:
quando l’atomo trama l’istante,la regina è lì:
sella la topografia della storia:
il suo fiato mentre fiorisce di rose allunga le dita ai pensieri:
lei siede sul trono proprio quando il sole le apre la bocca.
Ed esiste un quanto della tessitura del tempo in cui l’Uomo può catturargli la fragranza d’eterno.
E la regina Hatshepshut dal vasaio degli dèi si era fatta fare due vasi:
”Vasaio Edran! voglio che voi ci creiate due contenitori per rinchiudere il tempo:
nel primo vi albergherò tutto il tempo del mondo,e dal secondo berrò gli atomi d’eterno”…
André Che Isse
I VASI D’AMORE
…forse sognavamo,sì!,forse sognavamo prima di nascere…
perché quando si sogna non si ha la consapevolezza di essere,non c’è distanza tra pensiero e tempo.
Forse eravamo solo sogno alla deriva fuori dal cosmo,senza né spazio né tempo,senza il profumo delle stelle,senza maniche di sole,o forse solo una vela nera nella materia oscura…
Tra le vite infinite e il pensiero dalla chiomadoro,forse,solo un sogno perenne…
Bè! Spero soltanto di continuare a svegliarmi ancora e ancora e ancora:
di tingermi di fiato,e cadere dalle nubi,inzafardato di luna…
1.7.2014
Si potevano toccare le stelle,raccoglierle in un cesto,e poi ricontarle nella notte,senza
che nessuna mancasse.
Così Edran gli piaceva,sorridendo,pensare dell’anima:
”toglietele pure dal mondo,ma esse continueranno a brillare nel tempo”.
E quando argomentava sul tempo non voleva intendere la storia dell’Uomo,ma quella sorta di nastro magnetico in cui si incide il farsi,dove la tessitura dell’essere scocca lo strale di fiato tra le stelle.
Universi che esplodono nascendo mille volte mille e ancora morirne svanendo,ma in quel punto,in quel sol punto dell’infinito increato,ecco inventariato quel gesto nijinskyano in cui l’incarnato delle gote stupite della spettatrice in prima fila si polirono di una lacrima adamantina,e nulla potrà cancellare il suo ‘port de bras’ apollineo che chiuse il velario quella stessa sera.
Sebbene obliviosa la mente umana,nel ‘nastro del tempo’ tutto rimane apparecchiato;
e quando si arriverà a passeggiare nel tempo,tutto sarà ancora lì,intatto,come la prima volta,come quella prima volta che Edran raccolse le stelle dal cielo senza che esse non
continuassero a sorridergli nella notte.
10.7.2014

