LA NEVE NELLA SCHIENA

Edran guardava la schiena di Nagiko come guardava la luna.
Gli sembrava di vedere due grandi ali,bianche come una luna innevata.
E camminare nella neve fresca prima dell’alba lo ubriacava di fiaba.
Le ginocchia che entrano nel bianco silenzio della notte sfrigolando l’increspatura molecolare dei fiocchi,rallentavano il tempo,dando ad Edran l’impressione vivida del primo giorno del mondo.
Era in quel preciso istante,dove potevi inalare l’infinito,che Edran si sentiva di camminare nella schiena di Nagiko,come passi allunati senza peso ma calzati di stelle.
Edran guardava la luna specchiarsi nella schiena di Nagiko,come Narciso nell’acqua,affogando tra le scapole argentate.
E negli occhi di Nagiko saliva una luna di neve con le impronte fresche di Edran.

André Che Isse

10881669_382228318618659_3524453566388425558_nAndré Che Isse fotografato da Rosario Santimone
dicembre 2014

NAGIKO

Nagiko allungava le braccia nell’amore come avrebbe potuto fare un funambolo nel vuoto,in equilibrio di fronte al sole.
Lei sapeva che il sole e l’amore danno la vita,e nel suo taccuino di
monella,aveva disegnato il sole con le braccia,e il volto di
Edran
illuminato d’oro.
”Guarda Edran!” esclamò Nagiko aprendogli la
pagina come fosse il suo cuore stesso,come una palla che tu tiri per
gioco ma che ti aspetti ti ritorni ritirata,nella complicità serrata con
il tuo compagno di giochi preferito.
”Guarda Edran!”,mentre il volto di Nagiko si riempiva d’amore come il mattino più bello del mondo.
André Che Isse

DESTARSI DI LUNA

Edran spalancò gli occhi nel cuore della notte trovandosi di fronte la luna.
E in quel momento gli sembrava fosse rimasta alzata per lui,come un’amante che vuole rubare l’intimità segreta dell’amato:
vegliargli il volto abbandonato nel sonno,leggendogli le stelle.
Edran sorridendo alla luna sentiva,ancora prima di vivere,tutta la sua cura:
sì,era lì per lui,esisteva solo per lui,ed egli non l’avrebbe mai tradita per le stelle.
Se qualcuno li avesse visti nel filo degli occhi non avrebbe potuto che innamorarsi della notte.
André Che Isse

I VASI DEL TEMPO

Le piaceva accarezzare il tempo,ingraziarselo col miele del fiato.
Il tempo ama chi ama il tempo.
E la regina Hatshepshut al tempo dedicava l’attenzione del pensiero:
quando l’atomo trama l’istante,la regina è lì:
sella la topografia della storia:
il suo fiato mentre fiorisce di rose allunga le dita ai pensieri:
lei siede sul trono proprio quando il sole le apre la bocca.
Ed esiste un quanto della tessitura del tempo in cui l’Uomo può catturargli la fragranza d’eterno.
E la regina Hatshepshut dal vasaio degli dèi si era fatta fare due vasi:
”Vasaio Edran! voglio che voi ci creiate due contenitori per rinchiudere il tempo:
nel primo vi albergherò tutto il tempo del mondo,e dal secondo berrò gli atomi d’eterno”…

André Che Isse

 

”Il vasaio degli dèi per l' VIII tavolinetto della regina Hatshepshut” 107x50cm,opera retroilluminata,agosto 2014

”Il vasaio degli dèi per l’ VIII tavolinetto della regina Hatshepshut” 107x50cm,opera retroilluminata,agosto 2014

I VASI D’AMORE

Si racconta che in certe notti la regina Hatshepshut potesse scorgere una seconda luna.
Erano notti profumate dalla pelle dei suoi amanti:
la regina adorava dipingerli d’olio di cedro,dalle dita dei piedi ai talloni,dai talloni ai ginocchi,dai ginocchi al ventre,al petto,alle spalle,e dal collo alle guance polite dal vento del deserto.
La fragranza della pelle così massaggiata da mani di regina si mischiava al fiato dell’eccitazione,le bocche aperte sull’incenso profuso nella camera per l’amore lasciavano la loro forma per un istante nell’aria densa,che ad un voyeur sarebbe apparsa un’alcova tappezzata da un broccato di bocche.
Si racconta che in quelle notti,congedato l’amante,la regina Hatshepshut disponesse su di un tavolinetto d’ebano antico,due vasi:
in quello più piccolo a forma di goccia travasava l’amore,mentre nel grande vaso calava la luna dal soffitto aperto:
ma non era la vera luna,che continuava ad argentare la nube d’incenso sopra il talamo,era una luna nuova sorta dal suo fiato,una luna dolce come mille datteri tra le labbra…

André Che Isse

André Che  Isse Il vasaio degli dèi per il VII tavolinetto della regina HatshepshutAndré Che Isse
”Il vasaio degli dèi per il VII tavolinetto della regina Hatshepshut”
107x50cm,opera retroilluminata,agosto 2014

…forse sognavamo,sì!,forse sognavamo prima di nascere…
perché quando si sogna non si ha la consapevolezza di essere,non c’è distanza tra pensiero e tempo.
Forse eravamo solo sogno alla deriva fuori dal cosmo,senza né spazio né tempo,senza il profumo delle stelle,senza maniche di sole,o forse solo una vela nera nella materia oscura…
Tra le vite infinite e il pensiero dalla chiomadoro,forse,solo un sogno perenne…
Bè! Spero soltanto di continuare a svegliarmi ancora e ancora e ancora:
di tingermi di fiato,e cadere dalle nubi,inzafardato di luna…

1.7.2014

Si potevano toccare le stelle,raccoglierle in un cesto,e poi ricontarle nella notte,senza
che nessuna mancasse.
Così Edran gli piaceva,sorridendo,pensare dell’anima:
”toglietele pure dal mondo,ma esse continueranno a brillare nel tempo”.
E quando argomentava sul tempo non voleva intendere la storia dell’Uomo,ma quella sorta di nastro magnetico in cui si incide il farsi,dove la tessitura dell’essere scocca lo strale di fiato tra le stelle.
Universi che esplodono nascendo mille volte mille e ancora morirne svanendo,ma in quel punto,in quel sol punto dell’infinito increato,ecco inventariato quel gesto nijinskyano in cui l’incarnato delle gote stupite della spettatrice in prima fila si polirono di una lacrima adamantina,e nulla potrà cancellare il suo ‘port de bras’ apollineo che chiuse il velario quella stessa sera.
Sebbene obliviosa la mente umana,nel ‘nastro del tempo’ tutto rimane apparecchiato;
e quando si arriverà a passeggiare nel tempo,tutto sarà ancora lì,intatto,come la prima volta,come quella prima volta che Edran raccolse le stelle dal cielo senza che esse non
continuassero a sorridergli nella notte.

10.7.2014