IRTOFADE EBBRA D’AMORE DIETRO L’UNIVERSO

Ho camminato con dita d’arciere la tua schiena di neve,come nel momento prima di liberare lo strale,stringendoti il piacere sui palmi:
mille volte il giro della luna tra le tue scapole e la foce delle natiche,così che le impronte delle mani ti apparecchiassero nella stanza del cuore il desiderio madido d’amore.
E dentro la tua schiena si alzavano guglie di piacere,come se il cielo si fosse ripiegato di pelle odorosa,quella stessa che dà forma di panna alle nubi,quella stessa che ha fatto tremare il vuoto di fronte a un dio,e subito dal dorso della sua mano la schiena della luna,in mezzo all’universo ancora da inventare.
Tu nascevi tra i baci increati,quelli che puoi trovare tra il rovescio dell’universo e la rugiada in calice di una peonia,nascesti ninfale per arrossare l’alba,per essere amata dalle mie dita d’arciere.

André Che Isse

André Che Isse -Irtòfade ebbra d'amore dietro l'universo-

André Che Isse

”Irtòfade ebbra d’amore dietro l’universo”

208x100cm

opera retroilluminata

settembre 2015

LE BOLLE DI NAGIKO

Nagiko guardava Edran danzare dall’altra parte del vetro,ed era come se lui danzasse per lei nella camera del suo cuore.
Edran danzava in una bolla,come quelle che si fanno gonfiando le gote dietro la luna,in cui principiare il mondo per amare Nagiko.
E Nagiko respirava lentamente guardandolo danzare mentre creava il mondo per loro,come se gli allungasse il suo fiato,come se gli filasse il filodarianna che lo avrebbe condotto a trovarla tra le stelle.
Si erano già conosciuti da qualche parte tra gli anelli dei pianeti,in un tempo in cui baciarsi era scambiarsi comete in bocca.
C’è stato un tempo in cui Nagiko soffiava l’amore come bolle di cristallo nello sguardo di Edran,per ottenere il suo riso,per fargli tremare la chioma,per accoccolarsi dietro la sua schiena d’arciere.
Edran conosceva il multiverso di Nagiko,conosceva la sua bocca ninfale,e dietro il vetro danzava per lei il primo giorno del mondo:
il gesto teurgico di Edran tesseva gli alberi di mela per il talamo di Ulisse.
E Nagiko con le gote arrossate dal mantice per le bolle gli sorrideva in faccia l’amore,il primo amore del mondo…

André Che Isse

André Che Isse sassuolo 11 0tt0bre 2015André Che Isse fotografato da Rosario Santimone

live performance 11.10.2015

QUANDO EDRAN SI AMMUSA NELLA NUCA DI NAGIKO

Nagiko non conosceva ancora come il fiato può tuffarsi dalla nuca,fino a quando Edran non appoggiò le sue nari sotto la sua lunga chioma lucente,proprio dove nasce il dorso.
Il respiro di Edran allungato dal profumo del collo di Nagiko,le entrava nella sua pelle di neve,e per la prima volta i suoi pensieri di fanciulla diventavano il desiderio delle stelle.

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Nagiko si perdeva nello sguardo di Edran:
come Alice che cade nel buco,Nagiko si sentiva risucchiare in un tubo che saliva alla luna,e dall’altra parte un albero di mela,una soltanto,e tra i rami Edran aveva costruito il talamo di Ulisse.
Nagiko dal tu
bo cadeva nel letto facendo sorridere le stelle; facendo gonfiare il cuore innamorato di Edran.
E Nagiko si perdeva nello sguardo di Edran per ritrovarsi allunata mangiando una mela tra i palmi in giulebbe di Edran.
André che Isse

3 STUDI AUTOBIOGRAFICI SU ODETTE DI PROUST

”Anche per l’appuntamento serale,ella [Odette] gli diceva solo all’ultimo minuto se avrebbe potuto accordarglielo,giacché,sicura di trovarlo libero sempre,voleva prima esser certa che nessun altro le avrebbe proposto di venire.”

PROUST

I.

Swann avrebbe voluto condividere il suo tascapane come il suo cuore con Odette,curare quell’amore che li legava da molto tempo,camminare per mano guardando il mare,contare le lune senza staccarsi la bocca di baci,ma la principessina Odette metteva l’amore nella scala dei valori molto al di sotto delle prime posizioni:
un angolo apparecchiato il sabato sera era l’unica concessione per questo amore.
E se Swann osava argomentare il bisogno,almeno di provare,a stare insieme sul serio,lui: -Non posso continuare a costringere il mio amore per te in un solo angolo…se la tua voglia di stare con me non va oltre il sabato sera,le nostre vite dovranno separarsi!- subito Odette lo accusava di volerle imporre le sue condizioni.
E non c’era ragione nella stupidità di Odette: il volere stare insieme alla pari era per lei un’imposizione inaccettabile,come se ‘la legge è uguale per tutti’ fosse un torto per l’umanità,mentre lo stato delle cose attuale era l’unica giusta inequivocabile condotta da seguire,ovviamente per le sue comodità.
Eppure lei voleva essere felice,ma come si può essere felici se non si elegge il cuore a nocchiero?!
Eppure Swann sentiva l’amore tra loro,ma forse era solo illusione,l’illusione che Odette l’avrebbe potuto amare veramente come lui l’amava perdutamente…
Certo! Swann era proprio l’ultimo dei romantici
.

II.

Ci fu un tempo in cui Odette aspettava Swann con la trepidazione di una fanciulla al suo primo appuntamento:
gli apriva la porta del suo villino come si può aprire la porta al sogno più bello: i piedi di Swann non avevano ancora finito di dare peso sulla soglia che Odette era già un corpo unico con la sua bocca: le mani di Odette stringevano fortemente le gote di Swann come un dono degli dèi,e lo baciava fino alla fine del mondo,e a Swann sarebbe rimasto il sapore di un bacio che non può finire mai.
Ma i passi di Odette nel tempo a venire avrebbero cambiato completamente quel primo atto di ogni incontro:
non era un disamorarsi il suo ma una coscienza di sé che progressivamente la isolava dal mondo affettivo:
Odette voleva diventare grande e dominare il suo animo inquieto e caotico da sola.
-Ma come si può abbandonare l’amore che ti copre di peonie candenti,che le luccicava gli occhi di stelle,per un algido pensiero di emancipazione,di libertà dai sogni imparadisati?!- si domandava disperato Swann che l’aveva perduta:
-Lei vuole essere felice…ma vuole poter essere felice da sola!- si rispondeva incredulo,perché a lui pareva un paralogismo:
-Come puoi sottrarre l’amore che dà la felicità per conquistarla asetticamente?! Anche una monaca di clausura per raggiungere l’estasi dell’anima deve amare il suo dio…- E Odette bramava alla felicità,ma sul sentiero sbagliato,asseverava Swann,escluso ormai dalla vita di lei.
Odette credeva di cambiare,di diventare più forte da sola per affrontare il mondo tutto come una polena sulla prua di un vascello,ma i suoi occhi lontano da Swann non luccicavano più come quando gli apriva la porta affammata di tutti i baci dell’eden.

III.

Swann ora s’imparadisava nei giardini: le giornate assolate di tarda estate gli rapivano lo sguardo: soleva cadere estatico di fronte ai sogni degli alberi antichi: a lui sembrava che la loro cima frondosa esalasse la spuma bianca delle nubi come avrebbe potuto fare un sogno che nel primissimo repentino risveglio ti investe più vero sui tuoi sensi appena rinati,e tu te ne rimani lì tra l’incredulità e l’inerzia; un po’ come il suo pensiero svaporante di Odette.
La distanza che Swann aveva posto ai capricci di Odette,al suo servaggio di lui,alla sua inaffidabilità amorosa di lei,stava diventando importante: Swann lentamente andava disamorandosi rinascendo a se stesso come era sempre stato lontano da lei: un ulisside tra le vele e gli dèi.
Anche l’ultima debolezza di lui era stata lei,stupidamente cercando di provocare il suo silenzio,a sollevarlo dalla tentazione di domandare alla sua fantesca sue notizie: Odette le aveva proibito di passare davanti alla sua abitazione per la spesa mattutina.
E ora Swann capiva che lei non l’amasse,lui era soltanto una delle sue risorse,una sua comodità come quelle da cui Odette non riusciva a separarsi per retaggio di condizione sociale,ma certamente Swann non era l’amore per lei,quello che non resiste senza lo sguardo dell’altro,senza i baci che danno al giorno il potere di sognare agli alberi.

André Che Isse

”Può venire il giorno che,vedendomi per sempre allontanato da te,avrai diritto di rimproverarmi per non averti avvertita negli attimi decisivi in cui sentivo che mi sarei formato su di te uno di quei giudizi severi ai quali l’amore non resiste a lungo.”

PROUST

MADIDO D’ESTASI

Edran,destandosi,aggallava dal letto come i sogni spesso si svegliano commossi,madido d’incredulità,non per il sognato ma per la vita vera,
per la materia dell’aria che ti affoga nelle nari alzando i pensieri in trono.
Per la materia stessa dei pensier
i che da svegli inventano il mondo.
Sorrideva Edran all’idea che tutto quanto esistesse soltanto per lui,come per gli altri soltanto per loro,ognuno protagonista del suo universo personale e il cosmo tutto assoggettato a quell’unico interprete che muove,senza saperlo,il suo universo; e così da dormienti nulla più esisterebbe veramente per ognuno di noi.
Ecco,Edran sembrava percepire questo grande teatro:
stirandosi da un sonno sentiva di stirare il mondo,sentiva che avrebbe potuto inventare altri pianeti per fare colazione,o soltanto infilarsi le nubi nelle braccia come una camicia per il giorno.
Ma poi rimaneva lì,fermo,immobile ad almanaccare,non più sogni,ma vite reali fantastiche quasi quanto la sua,perché la sua del fantastico non mancava nulla:
gli piaceva pensare,nell’entusiasmo ardente dei suoi passi,che la sua vita fosse l’ottava meraviglia del mondo,non tanto quanto accadimenti,ma nella vita stessa,in quel sentirsi più vero dei sogni sognati:
nell’ebbrezza di essere e basta.

André Che Isse

aFS3_0969André Che Isse fotografato da Rosario Santimone dicembre 2014

IL FILODARIANNA DI EDRAN

Edran,nel suo letto di zattera nera,ascoltava il suo corpo scendere nella notte; ascoltava il peso del suo corpo ancorarsi prima del sonno al fiato dei pensieri:
come un battello di spuma che rivelava il suo tesoro stivato.
Un tesoro molecolare tenuto
insieme dalla complicità delle stelle che amano gli dèi.
Trovare se stessi senza conoscere il proprio peso d’amore,per Edran sarebbe stato come cercare l’America senza vele.
-Si nasce frecce adamantine sospese tra le stelle mentre tutto si annoda al tempo come neve impazzita di giallo!- recitava la poetica di Edran:
-canòpi di pensiero aurorale custodi dove un gesto sull’aria tesse il tempo di coscienza dorata,e il fiato di seta raggiunge l’ebbrezza che gonfia il petto-.
-Sella l’essere sulla vibrazione dell’atomo!- asseverava Edran a chi cercasse il filodarianna -raccogliendo querceti d’incanto nella cruna del tempo!-.
La tessitura dell’anima al cuore delle stelle,la chimica dell’amore al proprio peso sulla zattera:
-Senza rubare la complicità degli dèi si è destinati a vagare in un frigido limbo oscuro!- sussurrava Edran alla luna.
E nel suo letto,la luna s’infilava…

André Che Isse

BOCCA D’EDRAN

Edran metteva i baci nella scala dei valori appena sotto le stelle.
-I baci- diceva -sono l’intimità più profonda tra due persone!- e quando parlava dei baci intendeva i baci che ti scavano in bocca,quelli che ti riempiono di passione quanto di saliva dei pensieri; i baci che confondono i confini delle labbra e che ti succhiano l’anima.
C’è chi soltanto si fa baciare,o bacia senza osare scoprire i pensieri,senza aggallare d’amore,ed Edran lo sentiva in bocca:
-L’amore lo si sente in bocca!-.
Avrebbe baciato il suo amore fino alla fine del mondo senza mai staccarle le labbra dal fiato,auscultando fremerle l’anima,nutrendosi d’eterno,se lei gli avesse offerto la bocca della luna.
Ma i baci si coltivano nel cuore a chilometro zero,e devi conoscere il tuo cuore dall’altra parte della luna per poter baciare come gli dèi.
E gli dèi non si fanno baciare,per questo invidiano gli uomini,e favoriscono chi bacia perdendosi di labbra:
Edran quando baciava inventava l’amore.

André Che Isse

EDRAN SAPEVA DANZARE

Edran sapeva baciare la luna nella schiena fino a sentirne l’anima respirare.
Sapeva che l’amore non importava al nucleo del sole,ma muoveva la curva del tempo,perché il suo braccio piegato custodiva proprio dietro al gomito,l’angolo dell’eternità.
E gli piaceva credere che chi inseguisse l’eterno lo riceveva in dono.
S’indoravano i palazzi nelle nari di Edran.
Tra le sue scapole lo baciavano le nubi.
E poteva di nuovo innamorarsi della polvere delle stelle.
Edran sapeva danzare.
Edran sapeva che alzando le mani avrebbe raccolto stelle come mele.
E lanciandosi nell’eternità come un sasso piatto sull’acqua,muoveva i pianeti dall’altra parte dell’universo.
Ovunque fosse avrebbe riconosciuto la materia dell’incanto.
-Ma se io fossi cieco!?- si ripeteva di fronte ai problemi che annottano il fiato,
-Se io fossi cieco!?- e ringraziava gli dèi che potesse vedere il mondo.
-Per chi acquistasse la vista anche l’angolo di un tavolo gli apparirebbe fiaba!-.
E guardava le cose come fossero appena nate dal nulla.
Come ad ogni suo risveglio,nel preciso istante del primo respiro:
lo abbracciava l’emozione di esserci ancora,ancora…e in quell’aurora di fiato la conoscenza del mondo gli arrivava come avrebbero potuto farlo le nubi ranciate degli innamorati…quelle che ti tengono l’amore abbracciato…stretto stretto senza forma,nell’informe rappresentazione degli dèi…Edran sapeva danzare!
Edran raccoglieva l’amore per metterlo davanti a tutto,davanti ai suoi piedi scalzi per muovere i suoi passi nella curva del tempo,per camminare sul perimetro del cuore.
E quando doveva abbandonare il mondo per il sonno,si raccoglieva nel cucchiaio di una cometa.

André Che Isse

A SOLO D’EDRAN

Le nubi basse del mattino ancora addormentato venivano incontro al volto di Edran come baci di sapone.
Solo i suoi pensieri e la bocca del cielo.
Solo i suoi passi che creavano il mondo,o forse era sempre esistito e le cime degli alberi erano cresciute solo per lui,per ascoltare i suoi passi.
Ma poi sorrideva di quella sua sensazione,erano solo slanci d’entusiasmo che salivano insieme all’alba,insieme alla conquista della montagna.
Gli avevano sempre chiesto se preferisse i monti al mare,ma non era mai riuscito veramente a rispondere,se salendo più vicino alle stelle il suo fiato si riempiva d’oro,di fronte al mare auscultava l’infinito.
Di fronte all’orizzonte del mare toccava il tempo con le dita,un orizzonte degli eventi si rivelava al suo sguardo,incantamento sdipanato,luccichio del tempo tra i pensieri,e tutte le distanze del mondo aggallavano su quel nastro d’acqua; gli opposti imparavano l’amore.
Ed Edran perdendosi d’eterno,metteva in fila i pianeti con il suo sorriso: l’orizzonte del mare era la sua riga tra i denti.
Che meraviglia poter masticare il tempo con le lune!
E gli opposti si toccavano i desideri,e il gesto d’Edran plasmava l’universo dei sogni: la mano aperta per far sedere un dio sul palmo,mentre nevica tra le labbra.
Come un vasaio che dà forma,Edran danzava il desiderio della vita,le nubi basse del mattino facevano colazione con i suoi passi,e tra le dita sapeva di tessere il suo tempo in bocca agli dèi impossibili.

André Che Isse

LA NEVE NELLA SCHIENA

Edran guardava la schiena di Nagiko come guardava la luna.
Gli sembrava di vedere due grandi ali,bianche come una luna innevata.
E camminare nella neve fresca prima dell’alba lo ubriacava di fiaba.
Le ginocchia che entrano nel bianco silenzio della notte sfrigolando l’increspatura molecolare dei fiocchi,rallentavano il tempo,dando ad Edran l’impressione vivida del primo giorno del mondo.
Era in quel preciso istante,dove potevi inalare l’infinito,che Edran si sentiva di camminare nella schiena di Nagiko,come passi allunati senza peso ma calzati di stelle.
Edran guardava la luna specchiarsi nella schiena di Nagiko,come Narciso nell’acqua,affogando tra le scapole argentate.
E negli occhi di Nagiko saliva una luna di neve con le impronte fresche di Edran.

André Che Isse

10881669_382228318618659_3524453566388425558_nAndré Che Isse fotografato da Rosario Santimone
dicembre 2014