LE MACHINE EUDEMONICHE: 2^

André Che Isse

LE MACHINE EUDEMONICHE:

2^

“Se soffio sull’entropia
posso curvare i fiori come arco di ulisse
per l’erbario elisio dietro l’universo scalzo”

TRITTICO:

La Curva Ebra dell’Haiku,

I

studio sesto:
secondo fiore d’erbario;

II

studio settimo
terzo fiore d’erbario;

III

studio ottavo:
quarto fiore d’erbario

130,5×300 cm
(130,5×100 ciascheduno)

tempera nera da muro su carta velina,
matita nera,nastro carta,vernice lucida finale,
blu cielo da vetro
su misto cotone

giugno 2019

OPERA RETROILLUMINATA

La Curva Ebra dell’Haiku, studio sesto: secondo fiore d’erbario

André Che Isse

“La Curva Ebra dell’Haiku,
studio sesto:
secondo fiore d’erbario”

130,5×100 cm

tempera nera da muro su carta velina,
matita nera,nastro carta,vernice lucida finale,
blu cielo da vetro
su misto cotone

giugno 2019

OPERA RETROILLUMINATA

La Curva Ebra dell’Haiku, studio quinto: primo fiore d’erbario

André Che Isse

“La Curva Ebra dell’Haiku,
studio quinto:
primo fiore d’erbario”

69×50 cm

tempera nera da muro su carta velina,
matita nera,nastro carta,vernice lucida finale,
magenta da vetro&blu cielo da vetro
su misto cotone

giugno 2019

OPERA RETROILLUMINATA

LE MACCHINE PER I FUOCHI D’ARTIFICIO

quando danzo la curva del gomito sul palmo ormeggio angoli di stella
così che i bracci possano impollinare il mondo a levità ebra

voglio misurare il mondo in curve d’eterno coi diti inazzurrati nel miele!
perché ho un’iride allunata mentre l’altra è nel cuore

ho sentito rinascenza infiarmi i bracci ogni volta d’icario arrovesciato
che invece di cadere a terra leva l’ala dietro a luna

ecco allora che allungando il fiato posso seminarci la curva dei fiori
l’erbario elisio dietro l’universo scalzo

ho costruito il labirinto per trovarmi
la machina eudemonica è ad arco ulisside

la notte ha più ali che stelle perché il pensiero curva i desideri allunati
ed io ho costruito la mia machina eudemonica come lionardo le sue

André Che Isse

PAVANA D’APNEISTA IN FILODARIANNA

trasmuto seguendo il tamburo delle stelle
archimio dita nel miele in teurgia sciente

mentre m’infilo le gote in cruna di riso tessendone ginocchi a luna ebra

l’ipotenusa del fiato scende in segreta di cuore scalzo
nel pozzo di alice le meduse scivolano su neve aurata

ma muto il raccoglitore di fiato aspira come otre ulisside in coffa dietro l’universo

tra l’eterno e il piacere m’innamoro follemente
tra silenzi d’oro al sole e gaudi ignudi eiaculati

c’è qualcosa che mi fuoriesce dalla pelle come una radiazione eudemonica di fondo

una levitazione dell’essere in curva di fiore
quando immergersi tra molecole è chiave d’universo

ecco allora la terra promessa del cuore lì a mezz’aria nel mezzo di fiato sciente

André Che Isse

La curva di Anha K. Rose

La curva dei fiori era per lei l’anima del mondo.

E forse qualcuno spiandole la nuca avrebbe potuto intuirlo.

Anha K. Rose si lasciava scivolare la pioggia nel dorso,come un cacciatore d’invisibilità che lanciando nel vuoto polvere colorata ne cercasse la forma nascosta.

Se qualcun’altro invece avesse potuto disseppellire la curva dall’anima,questo sarebbe stata proprio Anha.
Il suo sguardo non si fermava sulle cose,o meglio: prendeva le cose le adagiava sul tavolo degli occhi,e le apparecchiava col suo pensiero,e questo,il pensiero,si curvava per raccogliere i fiori che ogni cosa racconta.
Perché le anime,anche degli oggetti inanimati,le sentiva come si sarebbe potuto sentire un profumo,ma non era un profumo,era una curva,ma così sfuggente da non poterne avere nessuna materia.
Eppure la curva del suo sorriso faceva reclinare i fiori,arrossirli dietro i petali come piccole ali vermiglie;
come si sarebbe inginocchiato il suo amante guardandola collezionare fragili passi dietro l’aria.
Anha K. Rose avrebbe voluto sparire in una curva,ma non per abbandonare il mondo,per capirlo fino in fondo al pozzo,per nuotare là dove si raccolgono lune rotonde.

André Che Isse