FENOMENOLOGIA PER AEROSTIERI
quale sostanza apparigli noumeni alla curva del braccio?
può volontà di potenza danzare entropia dionisiaca?
le idee hanno sapore di fichi dolci sul tuo dorso!
André Che Isse
FENOMENOLOGIA PER AEROSTIERI
quale sostanza apparigli noumeni alla curva del braccio?
può volontà di potenza danzare entropia dionisiaca?
le idee hanno sapore di fichi dolci sul tuo dorso!
André Che Isse
IL PASSO FRAGILE DI DIONISO
*
tutto è già accaduto?
m’innamoro senza fare nulla
è quando non accade nulla che l’Essere può Esserci sul serio!
*
sono una rampa di lancio per dioniso scalzo
albergo in un’ipotenusa d’eterno
su millanta quadrivi ebri senza soluzione di continuo eudemonico
*
così seggo in atomo immoto dietro l’universo
equilibrista in unico punto cui l’infinito frinisca
la felicità si raccoglie tra gli spazi vuoti dell’atomo
*
e le parole che fanno << tana! >> alla fine dell’universo non fanno rumore
ho ripiegato un tempo veloce in mille pieghe Barocche
così che quando arriverò in fondo all’eterno avrò l’età delle stelle
*
André Che Isse
*
Dal Catalogo:
LA LUCCICANZA D’ALMA
(già nelle 24 EUDEMONIE ELETTIVE)
André Che Isse
LA GILDA DI DIONISO PER 4 DANZATORI SCALZI DEGLI DEI:
1° I danzatori di gru degli dèi: I.
2° I danzatori di gru degli dèi: III.
3° I danzatori gimnosofisti degli dèi: I.
4° Il tuffatore degli dèi Rèm Se II.
210 x 266 cm
(210 x 66,5 ciascheduno)
tempera da muro,ruggine,vernice lucida finale,corda cucita su misto cotone
OPERA RETROILLUMINATA
2006, 2009, 2014, 2015, 2018, e settembre 2021
(collezione Che Isse)
*
C’è qualcosa nell’aria,
al di là dell’ortodossia stagionale,
a tratti irraggiungibile,
ma qualcosa aggalla dal sole:
più che un vaniloquio vaporoso
mi assembra una gravità che attragga i pensieri,
ma solo quelli aurorali,
gli stessi che probabilmente principiarono il mondo;
un materiarsi diafano
da cui la parte più leggiadra del pensiero
venga a consertare la sua chioma.
Una treccia dorata di fervore!
La sostanza dell’ebbrezza che transverbera l’idea eternale.
Sì,
c’è qualcosa nell’aria agostana che aggueffa materia gaudiosa
torno torno quella mia vivida sensazione increata di dolcezza.
.
André Che Isse
mi goccia opima estasi prima del mondo
in mezzo danza dioniso d’irrefragabile ebbrezza
e allora sarò tedoforo adamantino per-seità ardente dietro l’universo!
fino all’ultimo quanto gaudioso snudato
così coltivai l’eterno sull’ipotenusa dell’essere
stivando in tasca molecole eudemoniche increate
mentre lascivisco ancora in pieghe barocche fattizie
tanto da ruscellarne d’argenti allunati scalzo
quanto disbrami la sostanza dei sogni di cui sono fatto
materiato di fiaba che nacque per me prima di antares
le parole di un poeta sono i suoi sogni!
e i miei sogni sono il mio quotidiano inverati
André Che Isse
André Che Isse
I DANZATORI DAI DORSI D’ARGENTO
(trittico)
II. la danza delle gru del labirinto illeggiadrita dai bracci teseici
I. il fiore di loto sacro nel dorso di dioniso
III. contando coi diti le curve dei fiori
200×231 cm
(200×77 ciascheduno)
tempera da muro,argento da vetro,
timbri,vernice lucida finale,
corda cucita su misto cotone
agosto 2019
OPERA RETROILLUMINATA
***
(la stessa opera)
ILLUMINATA FRONTALMENTE
è il guardo che spettina gli alberi o tutto è già accaduto?
bracci ciliegi garrendo arrossano il cielo e io m’innamoro senza fare nulla
nel mio corpo alberga l’ipotenusa d’eterno
millanta quadrivi ebri senza soluzione di continuo eudemonico
una rampa di lancio per dioniso scalzo
se sbuccio l’atomo in fiato una segreta elisia m’ostende l’elica gemina
là ove il punto di fuga quantico s’inveri gaudioso in seno
allora m’immio come apneista allunato
aedo per linfa!
così che tracce orbitali pensate siano mollica siderea
tanto che seguendo i miei gesti perdersi in amore dalle stelle rincaserei di fuoco
e il mio nome elettivo transverberebbe la mia danza in curva di fiore
André Che Isse
poss’io vestirmi di desiderio quello che mi nacque prima del mondo
perché stanno ritti dietro l’universo e attendono d’incendiarsi tra le dita
mentre mi sdraio il silenzio nel muto ombroso
sì che mi pare amico il vero quello stesso in tasca di dèi
e allora eccomi corpo quanto d’albero quanto calice gassoso
ginocchi come rami di pensiero nel cristallo notturno
così che al sole il meriggio stenda ancora il pudore del vero
tanto che la luna del giorno possa apparirne nuda e diafana
ma quando al crogiolo del cuore ne cadde icario l’iride dionisiaco
tutto d’intorno mi squadernò il primo passo d’eterno
c’è un momento in cui i balconi attraversano la dorsale di un dio
è quel momento di raccogliere poiesi in una compostiera da tavola
André Che Isse
ebbi poi l’ali di caravaggio quelle d’amore
guardando la materia dei suoi corpi ascoltai le mie mani riempirsi vere
e mentre già la vita correva sapiente di dioniso
si amicava pregna densa come spalacando d’occhi dentro la terra
ah quanto è soave d’orgie l’antico che dà forma a pandora
tanto poi che ora se ne potrebbe curvare la creta come pensieri
ecco io vengo a voi vestito a pieghe e scalzo come barocco e stilite
madido ebbro sull’ipotenusa apollinea
perché se non posso non appoltronarmi con gli dèi è pure a sorgere
quell’amore che fa dell’acqua aere nuda ammusata alle gote
siate dunque moderni quanto il tempo che si curva di piacere
linee rette dove può cadere il mare quanto sorgere la piega ranciata di sole
André Che Isse
ebbro di pensiero a stelo lungo nella curva di bosone d’icario
e sempre più sedotto da una stampigliatura di gesti aurorali
dita di madonne tra pieghe barocche di gonna
quanto palmi d’arciere forieri di strali ulissidi
e il gomito di nijinsky che orizzonta il mondo e inventa l’angolo di dioniso
per custodire alberi di baci su cui salire a vedere dove cade il mare
perché l’ebbrezza scettrata delle labbra sono la vertigine dell’amore
bocche annodate di fiati affogate di mele
come fosse l’ultimo gesto di pollock in una tela di neve
come se i cerchi attergati di rembrandt fossero tropi dell’io
c’è un segreto nel cuore del cuore che ha la stessa materia del silenzio
ma è fuoco musicato in erbario dietro l’universo
André Che Isse