I DANZATORI DAI DORSI D’ARGENTO

André Che Isse

I DANZATORI DAI DORSI D’ARGENTO

(trittico)

II. la danza delle gru del labirinto illeggiadrita dai bracci teseici

I. il fiore di loto sacro nel dorso di dioniso

III. contando coi diti le curve dei fiori

200×231 cm
(200×77 ciascheduno)

tempera da muro,argento da vetro,
timbri,vernice lucida finale,
corda cucita su misto cotone

agosto 2019

OPERA RETROILLUMINATA

***

(la stessa opera)

ILLUMINATA FRONTALMENTE

DIONISO SCALZO

è il guardo che spettina gli alberi o tutto è già accaduto?
bracci ciliegi garrendo arrossano il cielo e io m’innamoro senza fare nulla

nel mio corpo alberga l’ipotenusa d’eterno
millanta quadrivi ebri senza soluzione di continuo eudemonico
una rampa di lancio per dioniso scalzo

se sbuccio l’atomo in fiato una segreta elisia m’ostende l’elica gemina
là ove il punto di fuga quantico s’inveri gaudioso in seno

allora m’immio come apneista allunato
aedo per linfa!
così che tracce orbitali pensate siano mollica siderea

tanto che seguendo i miei gesti perdersi in amore dalle stelle rincaserei di fuoco
e il mio nome elettivo transverberebbe la mia danza in curva di fiore

André Che Isse

IL BOSONE DI DIONISO

poss’io vestirmi di desiderio quello che mi nacque prima del mondo
perché stanno ritti dietro l’universo e attendono d’incendiarsi tra le dita

mentre mi sdraio il silenzio nel muto ombroso
sì che mi pare amico il vero quello stesso in tasca di dèi

e allora eccomi corpo quanto d’albero quanto calice gassoso
ginocchi come rami di pensiero nel cristallo notturno

così che al sole il meriggio stenda ancora il pudore del vero
tanto che la luna del giorno possa apparirne nuda e diafana

ma quando al crogiolo del cuore ne cadde icario l’iride dionisiaco
tutto d’intorno mi squadernò il primo passo d’eterno

c’è un momento in cui i balconi attraversano la dorsale di un dio
è quel momento di raccogliere poiesi in una compostiera da tavola

André Che Isse

IL BAROCCO A PIEGHE DI DIONISO

ebbi poi l’ali di caravaggio quelle d’amore
guardando la materia dei suoi corpi ascoltai le mie mani riempirsi vere

e mentre già la vita correva sapiente di dioniso
si amicava pregna densa come spalacando d’occhi dentro la terra

ah quanto è soave d’orgie l’antico che dà forma a pandora
tanto poi che ora se ne potrebbe curvare la creta come pensieri

ecco io vengo a voi vestito a pieghe e scalzo come barocco e stilite
madido ebbro sull’ipotenusa apollinea

perché se non posso non appoltronarmi con gli dèi è pure a sorgere
quell’amore che fa dell’acqua aere nuda ammusata alle gote

siate dunque moderni quanto il tempo che si curva di piacere
linee rette dove può cadere il mare quanto sorgere la piega ranciata di sole

André Che Isse

ERBARIO DI FIATI

ebbro di pensiero a stelo lungo nella curva di bosone d’icario
e sempre più sedotto da una stampigliatura di gesti aurorali

dita di madonne tra pieghe barocche di gonna
quanto palmi d’arciere forieri di strali ulissidi

e il gomito di nijinsky che orizzonta il mondo e inventa l’angolo di dioniso
per custodire alberi di baci su cui salire a vedere dove cade il mare

perché l’ebbrezza scettrata delle labbra sono la vertigine dell’amore
bocche annodate di fiati affogate di mele

come fosse l’ultimo gesto di pollock in una tela di neve
come se i cerchi attergati di rembrandt fossero tropi dell’io

c’è un segreto nel cuore del cuore che ha la stessa materia del silenzio
ma è fuoco musicato in erbario dietro l’universo

André Che Isse

I TASCAPANE DI DIONISO

alberi capovolti dalle gote d’oro per pettinare la chioma della neve

nuche d’argilla dove ormeggiare la bocca bramosa affogando di baci

stanze del vento per arcieri ulissidi ebbri allunati

serraglio di ginocchi nudi sciamani di gru per danzare labirinti prima della ruota

angolo di gomito scalzo custode di prima curva del mondo
 
filidarianna di fiato d’aedo in pieghe d’haiku su gonne di loto

canopi di pensiero pensile aurato icario

otium di mele narcise su dorsi di scriba per riempire l’oceano di orizzonti dove cade il mare

elegie d’albume di ciliegi per viole da gamba stilita

entelechia di nubi barocche in tazza raku

4 quanti d’amore per multiverso d’eterno

12 taccuini neri di neve

André Che Isse

IL GOMITO DELLA LUNA

nadirale narciso allunato
iperbolico icario zenitale

coltivo stati di grazia e gomiti di nijinsky gnomoni
con la franchigia dell’universo nell’antro della bocca

ma baciami dove inizia il mondo senza togliere il fiato dalle labbra
mentre il cuore curva i pensieri inaurati come rami per arcieri

mentre sono kouros disteso su fieno tagliato da scribi odorosi
proprio come polena di dio faccia a faccia sull’incipit eterno

proprio quando posso inerbare idee di filidarianna ebbri
e raccogliere alberi con mani di dioniso in un cesto da giardino

fino a quando le nari naute degli dèi aspireranno fiori scalzi di vasaio
fino a quando sarò orto di stelle eiaculato di luna

André Che Isse

L’ELEGANZA DELL’ESSERE

sono un sogno che cammina sul fiato a piedi nudi
un momento di infinito tra gli universi mai conosciuti
più vero delle mele tra i denti

sono un filodarianna per uscire dalla narrazione
solo ginocchi come testata d’angolo per il mondo
e ali icarie per dormire nel sole

sono estasi di pianto quotidiano tra le lune
il mio feriale ha la materia dell’anima
e nelle arterie corre pazzo d’amore dioniso

sono quello che ho trovato nel pozzo per le stelle
e non so nulla al di fuori della stiva per gli occhi
a parte mille remi nel cuore

André Che Isse

LE PERSIANE DI DIONISO

ho raccolto il mio fiato sulla luna nel cerchio del vasaio con le rose
sapevo che avrei trovato il tascapane con le ali messe da parte

ho scelto l’albero di fronte al sole arrossato di gote
con le persiane di dioniso accese

la verità è che siamo circondati di stelle
e basterebbe collezionarne la polvere

adoro indossare il tempo come una camicia nuova
sentirsi eterni a piedi nudi divorando ciambelle per fauni

golerie che eiaculano in bocca la spuma delle nubi prima dell’infinito
prima della fragranza di un dio posso lavarmi il volto con blu oltremare

André Che Isse

IL PASSO FRAGILE DI DIONISO

raccolgo l’infinito con un gesto
fragile quanto un attimo
meraviglioso come l’inizio del mondo

mi guardai alle spalle
e vidi che ero circondato dal mio futuro
un orizzonte di eterno presente

dioniso mi prese per mano
e inarcando il sorriso di un dio
mi portò l’ebbrezza nel fiato

André Che Isse

FS3_0984André Che Isse fotografato da Rosario Santimone
dicembre 2014