LE PIEGHE DELLA NOTTE

dove si posa lo sguardo inizia il tempo
mi metto le mani in bocca per salivare i pensieri di commozione

ma si nasce solo quando i passi scalzano i talloni allunati
e io m’infilo nella notte come le dita nelle pieghe di una gonna

c’è un bacio sull’eclittica del sole da prima che ci sposassimo gli occhi
che se la sorride aspettando di nevicarci addosso

è possibile che non sia il tuo ma è sicuramente lì per me
e lo curerò con mille cuori e mille gonne a pieghe blu

e imparerò il liuto per un solo amore ancora per sempre
quello che mi ruberà il bacio del sole per regalarmelo dopo i sogni

perché dove poseremo le bocche inizierà il mondo
tu nella gonna a pieghe blu io a infilarci la notte sui talloni scalzi

André Che Isse

CHIOMOSE SCAPOLE DI LUNA

se pettino i pensieri con la bocca apparecchio l’universo
mentre i ginocchi nella luna invaligiano passi leggiadri di gru

ho allungato il fiato perché potesse entrare da dietro le stelle
ogni giorno un solo lungo giorno per sempre

e voglio sentire il tuo naso respirarmi nella nuca
per travasarti i sogni in cui mordi i miei

per pettinarti la schiena d’amore senza toglierti la bocca dalla mia
fino a che non ricominci l’eternità

André Che Isse

L’ALBERO DI MELA

 ho appoggiato la bocca dietro l’universo
e non importa se gli alberi maturano solo una mela
 
è sempre stato solo il primo giorno del mondo
e ho solo danzato la mia anima
 
ecco i miei passi scalzi sui rami
ed è un incanto saperti sconosciuta nella luna
 
per questo ho teso l’arco nelle stelle
e so che in un primo giorno del mondo ti allaccerò i calzari
 
mi basta una mela per amarti
perché ti basterà una mela per amarmi
 
ho preparato la mia vita come un letto d’amore
perché prima di nascere ci sognavamo sui meli
 
André che Isse
André Che Isse L'ALBERO DI MELA
 
André Che Isse all’Avvocato Onegin con stima e affetto la mia opera 1000:
”L’albero di mela”
108×100 cm
opera retroilluminata
agosto 2015

IL TASCAPANE DI ULISSE

ho costruito una serra per l’ebbrezza
mentre fuori dal finestrino le stelle sono ubriache

se metto i ginocchi nei fiori scalzi i talloni uniscono i punti di fuga
e con le dita traccio i cerchi misteriosi alle spalle di rembrandt

il gioco è bello se posso sentirlo eterno
e se non riesci a baciare per un’ora senza mai staccarmi la bocca
non voglio iniziare a conoscerti per sempre

nel tuo sesso madido di neve voglio raccogliere mele
e sugli alberi legare i desideri ai rami

c’è una dorsale che passa dietro l’universo
ci appoggio le labbra nella notte fino alla fine del mondo

André Che Isse

André Che Isse IL TASCAPANE DI ULISSEAndré Che Isse
”Il tascapane di Ulisse”
76×59 cm
creta dipinta cucita su velluto nero
luglio 2015

Taccuino tersicoreo,foglio VI

SE PENSO DANZO

come è dolce distendere un braccio verso le stelle
così come appoggiare il dorso nel cuore

ho pianto guardando l’emozione danzarmi il gesto
e ricominciare l’universo con le braccia di baci

se potessi rovesciare la luna le toccherei il sesso dei sogni
mentre la bocca ti pettina la nuca

quando danzo un filodarianna tesse il sogno al cogito
e i ginocchi appoggiano il primo giorno del mondo

André Che Isse

André Che Isse
”Taccuino tersicoreo,foglio VI”
31.7.2015
luci e ripresa: Rosario Santimone
musica: Arvo Part ”Mozart-Adagio,for violin,cello & piano”

TI HO APPARECCHIATA DI BACI ETERNI

ho scolpito i pensieri fino a diventare stelle scalze
corpi immortali in parole d’inchiostro

ho sussurrato l’infinito per caderci icario senz’ali
con ginocchi nati su lune giganti

ho danzato i baci mai dati come un dio amoroso
non staccando mai il cielo dalla nuca

ti ho vestita dèa per camminare le nubi
con talloni rubati alle fate dietro l’universo

ed è come scettrarsi di baci cavalcando comete
afferrandoti la coda quando mi guardasti la prima volta

si può dire che ci spiammo l’amore prima di nascere
prima di svegliare gli dèi per colazione

André Che Isse

LA BOCCA NELLA NUCA

se ti appoggio i pensieri sulle labbra
posso vedere gli alberi nella luna

perché prima di nascere ho scritto il tuo bacio nei ginocchi
proprio mentre tu avevi ancora le scapole sognate da un dio

ecco che avvicinando le bocche il moto di processione si annulla
da cadere in gola gli equinozi con le gote

ma quante volte ho voluto nascere per incontrarti
quante volte mi sono chiesto dietro quale luna tenevi la chioma

va bene ora se infilo i gomiti nel tuo desiderio purché danzino
e con le tue dita dove l’amore capriola di marmellata

sicuramente ci sporcheremo di nubi
già tra i denti la tua nuca appena nata

André Che Isse

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André Che Isse fotografato da Rosario Santimone dicembre 2014

MADIDO D’ESTASI

Edran,destandosi,aggallava dal letto come i sogni spesso si svegliano commossi,madido d’incredulità,non per il sognato ma per la vita vera,
per la materia dell’aria che ti affoga nelle nari alzando i pensieri in trono.
Per la materia stessa dei pensier
i che da svegli inventano il mondo.
Sorrideva Edran all’idea che tutto quanto esistesse soltanto per lui,come per gli altri soltanto per loro,ognuno protagonista del suo universo personale e il cosmo tutto assoggettato a quell’unico interprete che muove,senza saperlo,il suo universo; e così da dormienti nulla più esisterebbe veramente per ognuno di noi.
Ecco,Edran sembrava percepire questo grande teatro:
stirandosi da un sonno sentiva di stirare il mondo,sentiva che avrebbe potuto inventare altri pianeti per fare colazione,o soltanto infilarsi le nubi nelle braccia come una camicia per il giorno.
Ma poi rimaneva lì,fermo,immobile ad almanaccare,non più sogni,ma vite reali fantastiche quasi quanto la sua,perché la sua del fantastico non mancava nulla:
gli piaceva pensare,nell’entusiasmo ardente dei suoi passi,che la sua vita fosse l’ottava meraviglia del mondo,non tanto quanto accadimenti,ma nella vita stessa,in quel sentirsi più vero dei sogni sognati:
nell’ebbrezza di essere e basta.

André Che Isse

aFS3_0969André Che Isse fotografato da Rosario Santimone dicembre 2014

TI PORTEREI LA NOTTE PER COLAZIONE

c’è qualcosa in amore che la notte protegge
un pozzo profondo come il desiderio dove guardare la luna

chissà come una cometa può diventare un airone nel cuore
e una canzone sussurrata precipitare in un bacio più lungo della notte

quando si nasce c’è dall’altra parte dell’universo un corredo di baci
una stanza per l’olivo di ulisse e un filodarianna tra i dorsi argentati

chissà come girarti intorno due volte possa l’arciere colpire la luna
e vestirti di gigli prima che il giorno imbrunisca la pelle d’amore

André Che Isse

UN BATTELLO DI CIPRIA

se faccio un nodo in una nube
mi posso ricordare i ginocchi sulla luna

quante volte ho ormeggiato stelle tra le scapole
tante quanto i dorsi dei pensieri

non so vivere senza sapere di essere nato ora
proprio adesso che cammino scalzo sull’infinito

se potessi fare un nodo nel fiato
ci metterei il ricordo dell’eternità

André Che Isse