I BACI NELLE MELE

se esistessero gli dèi li amerei follemente per avermi inventato
per avere inventato l’amore che illumina le stelle
per il dedalo delle nubi
per la luna che mi ama quando la miro

se fosse tutto un caso sarebbe ancora più incredibile
e dovrei ringraziare i dadi delle stelle e le carte bruciate al sole
gli atomi che si raccolgono sugli alberi e i baci che ti rubo nella notte come mele
il tuo ombelico da cui nacque l’universo

e se il caso fosse sposato agli dèi forse potremmo rubargli l’eterno
lanciando i dadi contro il vento con mano d’arciere
scivolando sull’acqua come un sasso piatto di spuma
succhiando le tue dita fino alla fine della notte

se si sapesse in giro che possiamo essere ciò che siamo veramente
che già mille universi ci abitano dentro i pensieri
che le nostre braccia possono custodire il sole
vaffanculeggiando i guastamestieri di comete

André Che Isse

SE UNISCO LE STELLE CON UNA MATITA POSSO DANZARE PER SEMPRE

se bacio la luna nella schiena sulle labbra l’anima respira
l’amore che non importa al nucleo del sole muove la curva del tempo

prendere i pensieri per costruire la forma delle nubi mentre s’indorano come palazzi
e farsi attraversare dalle stanze inaurate a piedi nudi

se inseguo l’eterno lo ricevo in dono
perché il mio braccio disegna la curva in cui i pensieri saranno labbra nella luna

André Che Isse

SUPINO D’AMORE

supino sull’erba la bocca stivata di neve
l’arco della schiena fino in fondo alla notte

gli occhi bendati di stelle
la tua coda cometa tra le scapole

c’è una curva tra le natiche e la nuca in cui capriola l’amore
dall’altra parte dell’universo si baciano più lentamente

proprio mentre m’innamoro crescono gli alberi
così come nascono le mele nel cuore

supino dietro la luna
e non è vero che non sia più luminosa

André Che Isse

LA CURVA DEL GOMITO

nell’angolo delle labbra si appoggia la curva dei baci
il sapore dell’amore inizia nella culla della bocca

il gomito di un danzatore nell’angolo delle stelle curva il tempo seduto
tra la pelle della luna e l’ansa di un vasaio

quando aspetto tra le tue mani, l’ipotenusa dei pensieri scivola nel fiato
tanto quanto potesse un dio preparare un mondo

e stendendo le braccia come un tuffatore verticale sul cielo
la terra stessa ripiega i suoi fianchi sotto i miei talloni

se sapessero le mie gote contenere la curva dell’universo
nell’angolo dei baci si arrossirebbe l’eterno

André Che Isse

FS3_0979André Che Isse fotografato da Rosario Santimone
dicembre 2014

NELLA MIA SCHIENA COLTIVO ROSE DI BABILONIA

nadirale caduta icaria come precipitato di golerie
sgocciolando il pensiero come lenzuola stese

palpeggio la conoscenza a lume di candela
come mi pettinassi al sole tra angoli di dèi

bacio il sesso della luna fino a svaporarmi le labbra
perché possa lordarmi di eterno

e ti guardo sorgere fiaba, dolce alba di neve
tra il desiderio madido di fiato e il primo cerchio del mondo

André Che Isse

FS3_0917André Che Isse fotografato da Rosario Santimone
dicembre 2014

MASTICANDOMI IL COGITO

neve orizzontale che penetra in gola
mentre un filo d’arianna sottile ordisce un pensiero edenico

le gambe incrociate sugli alberi in un adagio di baci
perché nella mia bocca alberga la via lattea

alchimio il gomito come danza di gru
dove una perla di saliva scivola tra natiche di mela

e se sul tetto del mondo un tuffatore eretto dardeggiasse di luna
la poiesi del sole sul palmo basterebbe a mille vite d’ebbrezza

André Che Isse

FS3_0971André Che Isse fotografato da Rosario Santimone
dicembre 2014

GLI ALBERI DI MELA

perdersi sull’albero
così lontano dalla terra da vedere le strade

supino alla luna
per imbrattarsi le dita d’amore

e parlare alle mele
come fossero l’amore arrossato del primo bacio

perché basterebbe un frutto rotondo
tra i denti e la via lattea un solo lungo respiro gentile

André Che Isse

”L’albero dei baci”  130x100cm opera retroilluminata marzo 2008

”L’albero dei baci” 130x100cm opera retroilluminata marzo 2008

L’EPIFANIA DELL’AMORE CHE S’INNAMORA

dove l’uva si raccoglie con la bocca dall’albero delle mele
mastico il tempo senza mandarlo giù

essere così veri da essere ebbri
come un angelo custode che appoggi il naso nella tua nuca

e non mi fermerò di accarezzarti fino in fondo alla notte
le mie mani nella tua bocca che contiene il mondo

e potresti arrivare tra due vite ma ti riconoscerei comunque
stupito soltanto aprendo gli occhi e trovando i tuoi

André Che Isse

IL PASSO FRAGILE DI DIONISO

raccolgo l’infinito con un gesto
fragile quanto un attimo
meraviglioso come l’inizio del mondo

mi guardai alle spalle
e vidi che ero circondato dal mio futuro
un orizzonte di eterno presente

dioniso mi prese per mano
e inarcando il sorriso di un dio
mi portò l’ebbrezza nel fiato

André Che Isse

FS3_0984André Che Isse fotografato da Rosario Santimone
dicembre 2014