“Il suo lavoro artistico -di coreografo e di pittore- è stupefacente e voluttuoso.”
JANUS,6 giugno 2010
“Il suo lavoro artistico -di coreografo e di pittore- è stupefacente e voluttuoso.”
JANUS,6 giugno 2010
nudo in una poltrona sul mondo
con la commozione di mille fiori nel fiato
ho una ridda d’amore tra le labbra
e quando me le mordo ti sto baciando le ali
danzo solo per vederti sorridere
e alchimiare il primo gesto prima del mondo
distendo le braccia per attraversare l’universo
come calligrafo dionisiaco lanciatore di palle di neve
i ginocchi nel filodarianna le mie gote nelle tue mani
mentre la luce del giorno s’innamora di se stessa
un solo fiore un solo bacio un solo infinito
e perdermi nei tuoi occhi per pettinare l’eterno
André Che Isse
chi ti salverà quando finiranno le dita da contare?
mentre tutte le dita del mondo non serviranno se vuote di neve
chi ti salverà alla fine delle strade affollate?
dove inizia la notte inizia il cammino dell’universo nel buio muto
chi ti salverà dopo mille notti uguali in mille paesi del mondo?
quando un solo accordo di goccia rimasta da mille piogge inaura il cuore
chi ti salverà dal nulla dopo domani?
se non semino infinito saranno sempre solo pochi secondi prima di morire
chi ti salverà da un amore bastardo?
solo i suoi occhi sinceri ancora ladri di marmellata ma adamantini eterni
chi ti salverà quando scoprirai che gli dèi hanno la materia dei sogni?
ora ti servirà l’albero più alto che conosci su cui respirare per la prima volta
André Che Isse
Edran aveva sempre creduto,conoscendo l’arco dei suoi piedi di danzatore come le idee icarie che dai palmi lanciava nel sole,che il suo amore più grande lo avrebbe riconosciuto a bella prima di primo sguardo: non si sarebbe trattato di un coup de foudre ma di una consapevolezza increata,come se quegli occhi amorosi fossero nati insieme all’universo e più che un’antica separazione dell’androgino aristofanèo-platonico,una vera agnizione da teatro del mondo.
Il suo corpo sospeso si era poi adagiato,rientrando nel tempo,in un talamo d’ulisside adamantino,radicato per sempre nella consapevolezza di un amore che avrebbe potuto apparecchiarsi di dèi.
André Che Isse
perché poeto sempre della luna?
forse perché ha il mio cuore o segreta il tuo
non sogno nel sonno ma su alberi di lune ulissidi
quando i sogni hanno la stessa materia dell’essere
e i pensieri nascono dietro l’universo
che per meccanica quantistica crescono nel fiato
questa mattina ti avrei rubato quello sguardo monello
come chi ruba la marmellata ma poi ti regala la luna
ti porterei tra l’increato e l’eterno senza scendere sui talloni
affogando le gote nella tua gonna di lune a pieghe
perché s’ignora la distanza dell’infinito nel quotidiano?
come non finisco d’inzafardarmi di luna così del tuo sorriso
non stacco mai il pensiero dalla strada in mezzo all’infinito
e mi ci ritrovo a camminare ogni giorno prima che inizi il mondo
e ho un piccolo taccuino nero in cui colleziono lune di notte
le nutro d’amore poi le libero nel tuo pozzo d’Alice negli occhi
André Che Isse
mi concentro dove i pensieri cadono ebbri in piedi
e si arrampicano sugli alberi che crescono dietro l’universo
scelgo code comete con la stessa materia del tuo crine
e le guardo attraversarti il dorso fino alla foce delle natiche
se mai fossimo stati di nulla non mi perderò più di un solo fiato
non aspetterò il giorno prima di morire per capire dio
ci fu un tempo in cui l’atomo non aveva scapole
ma ora i sogni trapassano il cuore del sole coi talloni d’arciere
e quando attraverso il labirinto mi voglio perdere d’eterno
tanto quanto le gote dell’infinito
tanto quanto un pozzo traboccante di baci
a labbra socchiuse tanto da cadervi la prima neve del mondo
André Che Isse
m’interessa l’eterno ma m’interessa ora
proprio adesso che tengo tra le dita la rugiada del tuo crine
non esiste nessun tempo al di fuori dell’essere in sé
ma in fondo alla luna ti ho pettinata mille notti
ti guardo e posso innamorarmi proprio adesso di fronte a te
non ci posso far nulla se mi fai sentire eterno ora
cosa potrei desiderare di più al di fuori del tuo sguardo
gli dèi ci giocano dentro le lune ci cadono come narcisi
la mia voglia d’eterno è pari a questo momento infinito
mentre riesco a far passare il tuo crine nella cruna del tempo
ora coi ginocchi nudi sull’orizzonte del tuo sorriso
quando rimane soltanto l’eterno a passeggiare il giorno
André Che Isse
spuma il mio pensiero ebbro come scaturigine del mondo
ridda d’angeli tra le dita e una giga nel fiato
beccheggia l’estasi come altorilievo di toro alato
in arcioni tra labbra di dèi
ma di fronte a te per la prima volta
mille soli in un giardino di mille estati
la tua chioma pettinata tra le stelle
e quegli occhi dove cadono le lune
spuma il mio pensiero ebbro prima dell’universo
invaligiando le tue parole di seta
nascere soli in mezzo all’infinito è già beatrice
ma vederti nascere di fronte a me è inventare l’amore
André Che Isse
conosco l’estate conosco il luccichio dei tuoi occhi
e se mi chiedessero di raccontare l’amore li porterei da te e ti chiederei di sorridermi
ti penso concepita da un raggio di luna
ma tu sei nata prima dell’universo
e che bello guardarti è già come vivere di eterno
una nevicata d’estate un bacio tra le tue scapole di neve
un filo di saliva in mezzo a un bacio un filodarianna per trovarti anche dietro l’universo
vestita per la festa vestita al mercato ma rimane il tuo sorriso visibile dalla luna
ammusati d’argento sette miliardi di cuori sotto le stelle uno solo conosce il mio
e mi sveglio per guardare i sogni negli occhi e sperare di incontrare i tuoi che sognano
ti ho vestita di peonie ti ho profumata gli occhi di cedro ti ho pasticciata le gote
ma quando ti guardo attraverso la luna ti ascolto coi tuoi sandali nei piedi
André Che Isse
sono un sogno che cammina sul fiato a piedi nudi
un momento di infinito tra gli universi mai conosciuti
più vero delle mele tra i denti
sono un filodarianna per uscire dalla narrazione
solo ginocchi come testata d’angolo per il mondo
e ali icarie per dormire nel sole
sono estasi di pianto quotidiano tra le lune
il mio feriale ha la materia dell’anima
e nelle arterie corre pazzo d’amore dioniso
sono quello che ho trovato nel pozzo per le stelle
e non so nulla al di fuori della stiva per gli occhi
a parte mille remi nel cuore
André Che Isse