L’AMORE HA SEMPRE I PIEDI NUDI

vorrei trovarti dentro una lacrima
quando il cuore fa due volte il giro dell’universo

raccogliere la mia commozione in un cesto da giardino
e donartela prima di incontrarti la prima volta

aspettare le tue labbra come si aspetta l’estate
assaggiate sull’albero per mangiarti il riflesso delle stelle

so che quando il tuo sguardo mi sfiorerà il pensiero
ti riconoscerò da dietro la luna

ti riconoscerò dai sogni che pettinano la tua chioma
quando scalzo nella tua schiena sorgeremo d’amore

ti sei appena voltata di scatto pensando di trovarmi
devo solo togliermi i sandali e sarò lì da te

André Che Isse

VERNISSAGE & PERFORMANCE

André Che Isse

”IL PRIMO GIORNO DEL MONDO”

VERNICE & DANZA

domenica 11 ottobre ore 19

Achille Succi: clarinetto basso

STYLING ARREDA

via Matteotti,16 SASSUOLO (MO)

André Che Isse Invito 11.10.2015 FB

Perché il primo giorno del mondo? Forse è solo la sensazione che m’investe ad ogni risveglio da un sonno: apro gli occhi e m’incantesimo di essere, e in quell’istante è come se tutto nascesse per la prima volta,con la stessa meraviglia del primo bacio mai dato; e guardarsi le mani che fendono molecole d’aria appena cadute dalle stelle,e commuoversi della grande opportunità di giocare a vivere. Ecco: ”Oggi è il primo giorno del mondo!” con la gioia nel cuore,e le lacrime che lucidano le ali.
 
Immagina ora un uomo nudo con le ali: sta guardando il mondo per la prima volta,lo sta guardando nel suo primo giorno,lo sta guardando dal punto più alto della terra,dal punto più vicino alle nubi. Il suo sguardo si riempie di meraviglia,e le lacrime gli lucidano le ali. C’è solo lui e la terra immensa sotto i suoi piedi,ma nel suo cuore già abitano tutti i fiati che faranno l’amore sugli alberi. Immagina lo stesso uomo ancora sulla vetta del mondo,vestito dai riflessi delle stelle,non ha più le ali,ma può volare baciando l’amore,e sorride a te che nasci dal suo cuore proprio ora assieme al primo giorno del mondo.
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E le mani,così importanti nella mia danza:
con le mani disegno il mondo;
le mani disegnano la mia danza;
le mani sulla tela sono lo stesso gesto che dipinge il mio pensiero che come un vasaio modella il mondo.
Con le mani il mio amore mi raccoglieva le gote per baciarmi stretto senza lasciarmi andar via.
Le mani,così importanti nella mia pittura.
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Forse le luci che da dietro le mie tele illuminano la pittura,sono la stessa luce dietro i miei occhi che guardano imparadisati il mondo.
E come il mondo mi attraversa gli occhi tuffandosi nel mio cuore stupito,così come una vetrata la luce attraversa il gesto della pittura,lo stesso gesto nato dal cuore.

SOGLIO ETERNARMI DURANTE IL GIORNO

se ti dicessero che puoi vivere per sempre
il primo giorno faresti colazione su 12 lune

entreresti nel mattino scalzo come nascita di stella
e coi palmi in bocca li riempiresti d’eterno

se mi dicessero che vivrò per sempre
correrei al parco a veder parlare le nubi

ma il giorno può essere infinito anche di fronte al nulla
basta infilare i gomiti nelle pieghe molecolari e morderne i ginocchi

e se mi infilo il fiato fino ai talloni posso tornare con l’universo in bocca
come soglio quotidianamente eternarmi

mi infilerò in una goccia di neve come in un cavallo di Troia
per sedermi dove le nubi pensano di baciare le mele in bocca

André Che Isse

EUDEMONIA TRA LE MIE DITA

ho raggiunto il cuore di dio infilando il gomito nelle stelle
sapessi tu come amo accorgermi i ginocchi nella luna

ora è il momento di eternare gli occhi mentre saporo d’infinito
un arciere che scocchi se stesso dietro l’universo

mi piace pensarti là fuori non conoscendo ancora il nostro incontro
non conoscendo ancora come la tua chioma veste il tuo dorso

e come io ti vestirò i bottoni nella schiena
mentre arrossiranno le tue gote tra i giochi

sul mio palmo ora raccolgo tutta la materia dei sogni da cui nacqui
fino a quando allunato di baci non porteremo a passeggio le nubi

André Che Isse

I VASI PRIMA DEL MONDO

ho rubato la commozione degli dèi e la creta alle nubi
per infilar le dita nella marmellata di un vasaio ebbro

ma ho dovuto affogare nella luna per essere imbavagliato di baci
quelli che schiumano d’immortalità e allungano la chioma nella schiena

ho travasato l’amore sulle vele nere della tua notte eterna
per navigarti dietro le stelle come un cucchiaio per il tuo cuore

uno studiolo custode di nuche scalze dove giocare a prendersi i sessi
quelli che prima che nascesse il mondo già rincorrevamo

André Che Isse

3 STUDI AUTOBIOGRAFICI SU ODETTE DI PROUST

”Anche per l’appuntamento serale,ella [Odette] gli diceva solo all’ultimo minuto se avrebbe potuto accordarglielo,giacché,sicura di trovarlo libero sempre,voleva prima esser certa che nessun altro le avrebbe proposto di venire.”

PROUST

I.

Swann avrebbe voluto condividere il suo tascapane come il suo cuore con Odette,curare quell’amore che li legava da molto tempo,camminare per mano guardando il mare,contare le lune senza staccarsi la bocca di baci,ma la principessina Odette metteva l’amore nella scala dei valori molto al di sotto delle prime posizioni:
un angolo apparecchiato il sabato sera era l’unica concessione per questo amore.
E se Swann osava argomentare il bisogno,almeno di provare,a stare insieme sul serio,lui: -Non posso continuare a costringere il mio amore per te in un solo angolo…se la tua voglia di stare con me non va oltre il sabato sera,le nostre vite dovranno separarsi!- subito Odette lo accusava di volerle imporre le sue condizioni.
E non c’era ragione nella stupidità di Odette: il volere stare insieme alla pari era per lei un’imposizione inaccettabile,come se ‘la legge è uguale per tutti’ fosse un torto per l’umanità,mentre lo stato delle cose attuale era l’unica giusta inequivocabile condotta da seguire,ovviamente per le sue comodità.
Eppure lei voleva essere felice,ma come si può essere felici se non si elegge il cuore a nocchiero?!
Eppure Swann sentiva l’amore tra loro,ma forse era solo illusione,l’illusione che Odette l’avrebbe potuto amare veramente come lui l’amava perdutamente…
Certo! Swann era proprio l’ultimo dei romantici
.

II.

Ci fu un tempo in cui Odette aspettava Swann con la trepidazione di una fanciulla al suo primo appuntamento:
gli apriva la porta del suo villino come si può aprire la porta al sogno più bello: i piedi di Swann non avevano ancora finito di dare peso sulla soglia che Odette era già un corpo unico con la sua bocca: le mani di Odette stringevano fortemente le gote di Swann come un dono degli dèi,e lo baciava fino alla fine del mondo,e a Swann sarebbe rimasto il sapore di un bacio che non può finire mai.
Ma i passi di Odette nel tempo a venire avrebbero cambiato completamente quel primo atto di ogni incontro:
non era un disamorarsi il suo ma una coscienza di sé che progressivamente la isolava dal mondo affettivo:
Odette voleva diventare grande e dominare il suo animo inquieto e caotico da sola.
-Ma come si può abbandonare l’amore che ti copre di peonie candenti,che le luccicava gli occhi di stelle,per un algido pensiero di emancipazione,di libertà dai sogni imparadisati?!- si domandava disperato Swann che l’aveva perduta:
-Lei vuole essere felice…ma vuole poter essere felice da sola!- si rispondeva incredulo,perché a lui pareva un paralogismo:
-Come puoi sottrarre l’amore che dà la felicità per conquistarla asetticamente?! Anche una monaca di clausura per raggiungere l’estasi dell’anima deve amare il suo dio…- E Odette bramava alla felicità,ma sul sentiero sbagliato,asseverava Swann,escluso ormai dalla vita di lei.
Odette credeva di cambiare,di diventare più forte da sola per affrontare il mondo tutto come una polena sulla prua di un vascello,ma i suoi occhi lontano da Swann non luccicavano più come quando gli apriva la porta affammata di tutti i baci dell’eden.

III.

Swann ora s’imparadisava nei giardini: le giornate assolate di tarda estate gli rapivano lo sguardo: soleva cadere estatico di fronte ai sogni degli alberi antichi: a lui sembrava che la loro cima frondosa esalasse la spuma bianca delle nubi come avrebbe potuto fare un sogno che nel primissimo repentino risveglio ti investe più vero sui tuoi sensi appena rinati,e tu te ne rimani lì tra l’incredulità e l’inerzia; un po’ come il suo pensiero svaporante di Odette.
La distanza che Swann aveva posto ai capricci di Odette,al suo servaggio di lui,alla sua inaffidabilità amorosa di lei,stava diventando importante: Swann lentamente andava disamorandosi rinascendo a se stesso come era sempre stato lontano da lei: un ulisside tra le vele e gli dèi.
Anche l’ultima debolezza di lui era stata lei,stupidamente cercando di provocare il suo silenzio,a sollevarlo dalla tentazione di domandare alla sua fantesca sue notizie: Odette le aveva proibito di passare davanti alla sua abitazione per la spesa mattutina.
E ora Swann capiva che lei non l’amasse,lui era soltanto una delle sue risorse,una sua comodità come quelle da cui Odette non riusciva a separarsi per retaggio di condizione sociale,ma certamente Swann non era l’amore per lei,quello che non resiste senza lo sguardo dell’altro,senza i baci che danno al giorno il potere di sognare agli alberi.

André Che Isse

”Può venire il giorno che,vedendomi per sempre allontanato da te,avrai diritto di rimproverarmi per non averti avvertita negli attimi decisivi in cui sentivo che mi sarei formato su di te uno di quei giudizi severi ai quali l’amore non resiste a lungo.”

PROUST

LE PIEGHE DELLA NOTTE

dove si posa lo sguardo inizia il tempo
mi metto le mani in bocca per salivare i pensieri di commozione

ma si nasce solo quando i passi scalzano i talloni allunati
e io m’infilo nella notte come le dita nelle pieghe di una gonna

c’è un bacio sull’eclittica del sole da prima che ci sposassimo gli occhi
che se la sorride aspettando di nevicarci addosso

è possibile che non sia il tuo ma è sicuramente lì per me
e lo curerò con mille cuori e mille gonne a pieghe blu

e imparerò il liuto per un solo amore ancora per sempre
quello che mi ruberà il bacio del sole per regalarmelo dopo i sogni

perché dove poseremo le bocche inizierà il mondo
tu nella gonna a pieghe blu io a infilarci la notte sui talloni scalzi

André Che Isse

CHIOMOSE SCAPOLE DI LUNA

se pettino i pensieri con la bocca apparecchio l’universo
mentre i ginocchi nella luna invaligiano passi leggiadri di gru

ho allungato il fiato perché potesse entrare da dietro le stelle
ogni giorno un solo lungo giorno per sempre

e voglio sentire il tuo naso respirarmi nella nuca
per travasarti i sogni in cui mordi i miei

per pettinarti la schiena d’amore senza toglierti la bocca dalla mia
fino a che non ricominci l’eternità

André Che Isse