TRASECOLO INGORDO D’ARGENTO

madido d’ali
mille volte il giro della luna ebra
ancora al sole dalla bocca tracanno il grasso delle stelle
e infilo i diti nell’esserci come ciliegi nascenti in giulebbe
.
m’estollo ad ogni lecconeria di fiato
come increato su ginocchi inaurati
calligrafo a curvatura eudemonica
eliotropico odoroso di luccicanza
.
la confettura di un gomito di nubi può contenere mille angoli di luna
se la curvatura dei bracci alberghi il senno di una nube
perché ogni ebbrezza è stata inventariata prima del mondo
e ancora dardeggia nel lucore dell’iride
.
André Che Isse

12 STUDI PER L’ESSERCI E BASTA!

12 STUDI PER L’ESSERCI E BASTA!

I. Ausculto sotto la pelle luminarie d’atomi ebri
II. C’è chi accompagna e chi invece è della stessa sostanza dell’altro
III. Dal gene all’idea l’arte per contrappunto d’ipseità
IV. Stupefare il mondo può essere euforico ma stupefare se stessi è estatico
V. Ognidove il guardo brami esserci per sé, curverà madido d’essere
VI. E se la curva di fiato coltivasse 12 lune potrebbe piegare l’eterno coll’ali
VII. L’elisio è nelle tasche scalze dell’esserci sciente
VIII. E la filigrana del silenzio consertata nel sole ha la stessa sostanza del cogito
IX. Così come il suo gomito archi l’attimo per illeggiadrirne l’eterno ad angolo ebro
X. Che dunque s’edifichi la casa senza radici ma col pensiero aurato soltanto!
XI. E suità sarà danzare la curva dei bracci come gemina elica siderea
XII. Eccomi allora alacre d’esserci, ferace dorso d’icario d’alato

André Che Isse

L’ASEITA’ DI SCIAMANO DANZANTE

innamorarsi follemente di riconoscersi
quando non passi neppure un crine tra l’essere ed esserci

io sono transverberato ebro d’ipseità dionisiaca
da esondarne imperiosamente come mille quasar eiaculanti

perché all’uomo che conosce la sua curva sulla luna è dato l’elisio
tanto che nessun’ala sia più chimerosa del suo dorso d’aiace

eccomi allora sciamano danzante custode libato in calice sidereo
ove suità troneggi ignuda dietro l’universo scalzo

ogni cosa curverà se stessa come l’elica dell’anima nacque
disteso nell’arco tortile sono strale su filodarianna d’argento

non seguirò molecola alcuna che non sia nata dal mio paniere
solo così ogni gesto dei bracci danza ora la teurgia eudemonica

André Che Isse

SEDUTO NELL’ESSERCI

cosa scriveresti in fondo all’universo?
danzeresti dopo lo spazio o torneresti ad itaca?
le parole che fanno <<tana!>> alla fine dell’universo non fanno rumore
ma l’eufonia immota della bocca divora leggiadrie di lune scalze
ho ripiegato un tempo veloce in mille pieghe barocche
così che quando arriverò in fondo all’eterno avrò l’età delle stelle
 
ora seduto nell’esserci comprendo l’elisio
la cognoscenzia di movere i bracci per sé sarà calligrafia desossiribonucleica
 
e la curva che curva la luna curva il mio braccio d’arciere
come la bocca in curva di nuca sussurra poi nell’amore
 
ogni momento è monade originaria come unico strale di sole
io c’infilo i diti ebro di miele ulisside
 
André Che Isse

LA CENTRATURA EBRA DELL’ESSERCI

ho danzato in segreta di rose vermiglie consertando i sepali coi bracci
così che un dedalo fosse il mio nartece aulentissimo
e ne curvai per 12 lune coi bracci la gentilezza dell’aria su filodarianna oro
alzando i bracci nel silenzio delle ali in giallo di stella

disbramo l’esserci a curva di fiore come bouquet di capricci noumenici
che archino l’ulisside a primo uomo chimerizzandone il mondo in iridi al miele

mi sono ubriacato di pieghe barocche sull’orizzonte degli eventi
così tanto da girotondare due volte l’eterno coi bracci
tanto da musicarne la notte in curve d’estasi ebre
a contrappunto scalzo su radiazione cosmica di fondo elisia
 
allora ho ascoltato allettarsi la neve transverberando il silenzio d’albume
nella parte più ebra della bocca
 
André Che Isse

ASSEDIATO D’EBBREZZA

posso mirare il cielo e dorarmi di pioggia
così da auscultare le stelle addosso
giulebbando nei pensieri dove il mondo nacque
a filodarianna oro di luce che tesse l’eterno
parola dopo parola fino a inventare i poeti
1001,1002,1003 comete a pettinarmi la chioma
c’è un viaggio da fare senza muovere un passo
e a un tratto allunato tutte le strade nel fiato
ma di mille nodi barocchi solo una curva desossiribonucleica d’argento
 
 
madido assediato d’ebbrezza conosco gli aranci fragranti di neve
ostensorio scalzo assorto di miele sull’arco del piede
l’eufonia-del-sublime-attimo-sciente
 
 
André Che Isse

LE MACHINE EUDEMONICHE: 5^

André Che Isse

LE MACHINE EUDEMONICHE:

5^

“bisogna infilare i diti nel sole per conoscersi di stella!”

POLITTICO a 5:

La Curva Ebra dell’Haiku,

I.

studio ventesimo:
sedicesimo fiore d’erbario;

II.

studio diciottesimo:
quattordicesimo fiore d’erbario;

III.

studio sedicesimo:
dodicesimo fiore d’erbario;

IV.

studio diciassettesimo:
tredisesimo fiore d’erbario;

V.

studio diciannovesimo:
quindicesimo fiore d’erbario;

 

 

44,5 x 200 cm
(44,5×40 ciascheduno senza cornice)

tempera nera da muro su foglio A4 di carta velina invecchiata,
matita nera,nastro carta,vernice lucida finale,
giallo da vetro su misto cotone
(con cornici in legno indorate & fili elettrici a treccia in stoffa dorata)

gennaio 2020

OPERA RETROILLUMINATA

12 OTRI NELLE MIE TASCHE

stivato di pieghe barocche
stivato in curvatura leggiadra
stivato odoroso alle nari d’incensi
stivato amoroso al dorso lunare
stivato d’imperio poietico elisio
stivato dietro l’universo ebro
stivato di estasi scienti
stivato d’ali icarie ad arco d’ulisse
stivato in bracci danzanti a teurgia dionisiaca
stivato ai ginocchi sui meli vermigli
stivato d’ipseità aurata
stivato in mille curve d’eterno

André Che Isse

LA CONDIZIONE GAUDIOSA

se ogni istante è giro scalzo di universo
posso sentirmi i bracci ala della luna

e bisogna infilare i diti nel sole per conoscersi di stella!
omini aurati d’idee ad arco ebro

perché la curva di gaudio sia piega leggiadra sciente
quando arcando l’elisio si attraversi l’ipseità ebra

così che danzando le parole si forgino le nubi barocche
macchine volanti da infilarsi come una camicia icaria

ma se l’estasi eiacula allunata ignuda, il gaudio s’india aggallato di sole
tanto che balocchino di risa gli scribi assisi in china d’argento

allora ostesi l’anima per abbrunirla di stelle
abbacinato d’eterno in un guscio di noce

André Che Isse

IL BAROCCO DI HIGGS

se stendo il silenzio come lenzuola di neve
sfrigola in fiato un equilibrio gaudioso
tanto che i talloni curvino l’eterno in arco di piede

eccomi ebro come bosone impazzito d’amore
materiato di bellezza
transustanziato dal dissenno sidereo che transverbera il suo stesso arciere

strale imperioso ubriaco di sole
i miei bracci curvati come absidi dietro l’universo
la mia nuca odorosa scalza di meli noetici

aprii la bocca per divorare tutte le stelle nevicate al tuo dorso
il barocco nacque curvando l’universo sulle gote
tanto che il guardo giunge all’amore torno torno l’arco delle tue labbra rosse

André Che Isse