André Che Isse
IL LUME DEL GESTO
Danza & Pittura
domenica 8 maggio ore 17
Galleria Contemporanea di Palazzo Ducale
di Pavullo nel Frignano
*
per il finissage della mostra:
L’AURA
Sculture di Luce di Laura Tarugi
André Che Isse
IL LUME DEL GESTO
Danza & Pittura
domenica 8 maggio ore 17
Galleria Contemporanea di Palazzo Ducale
di Pavullo nel Frignano
*
per il finissage della mostra:
L’AURA
Sculture di Luce di Laura Tarugi
arrovescio il giorno per raccogliere la nuca sull’erba
e capovolgo l’attimo per principiarlo ancora
*
che la parola rotonda s’attagli alla curva dell’Essere!
così che il pensiero sia raccolto dal cuore di un drago
*
allora equilibro l’ebbrezza al gesto da cui nacque il mondo
e tutta la poiesi transverbera l’Essere in mezzo all’Esserci
*
è necessario trovare il tempo più liminale d’Essere, l’eterno a chilometro zero
conosco il disio al centro dell’atomo: il concubito di suità!
*
se dal gomito ai diti nel miele è dima siderea superna
la misura eudemonica sarà pari la distanza d’alma dal fiato
*
danzare ora è ostensorio dionisiaco
ove ormeggi nella mia curva del braccio l’archè delle idee
*
André Che Isse
conosco la danza immota dell’eden
e la poiesi mentre nasce da se stessa
*
cribro il verbo che precede il giorno
dove ogni gesto sarà numinoso a se stesso
ogni parola testata d’angolo sciente
*
quando traccio la curva d’un fiore curvo il mondo di leggiadria
e il gesto che principia l’attimo è inflorescenza d’Esserci
*
preparare una danza è apparecchiare l’Essere per l’Esserci
l’ipseità nell’attimo rotondo
pensare una danza sul palco è pensare l’ostensorio dell’Essere
*
ora il mio gomito sciamano girotonda i cerchi di rembrandt nel dorso
proprio dove la bocca sussurra prima della nuca l’epos dionisiaco
*
André Che Isse
ho inseguito la luna pedalando lentamente, lentamente
non so ancora perché ne sia follemente innamorato
ma del resto l’amore ha la stessa fragranza dell’Essere
*
e quando la lunghezza del fiato ha la stessa misura dell’Essere
prima che l’ala curvi l’aere l’idea nel pensiero ha già trovato se stessa
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allora equilibro i bracci sul filodarianna dell’Esserci
e posso tracannare l’elisio a garganella nel noumeno immoto
*
ecco perché m’infilo nell’attimo come una camicia eternale al meriggio
e stivo atomi come biglie in tasca per auscultarmi incioccare ebra ipseità
*
se l’attimo è la coscienza dell’orto intestino
ogni gesto sarà la misura dell’Essere nell’eterno ritorno eudemonico
che da ora all’astragalo oracola l’aseità scevra
*
André Che Isse
cogito mentre penso,
il pensiero che pensa al pensiero è l’idea che inventa l’Uomo
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nei dorsi di rubens la bellezza ignuda,
per il poeta la distanza tra le parole è misura tra ora ed eterno
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quanti disii sbramati per la felicità?
1000 o solo monadi per l’Essere?
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non so di un tempo dietro il tempo ma conosco il tempo mentre nasce:
il guardo di prua mentre accade proprio dove tra attimo e tempo aulisca l’alma
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allora m’attergo d’estasi supino al meriggio allocchito d’azzurro bastevole
ché non conta il fare ma i fruscii dell’ala inventati
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quando il silenzio è tutte le pause tra le note
sfrigola l’eleganza curvando i ginocchi di gru nella neve
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André Che Isse
dita come vele immote nel miele tra l’aere e l’idea della luna
il mio guardo attraversa la bellezza e fa <<tana!>> il primo giorno del mondo
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con volontà di potenza leggiadra arco l’alma come pavane per viole
e allora dardeggio! dardeggio luccicanza ignuda
*
il cuore è un fiore luminoso!
stambura ebbrezza numinosa e sa d’erba tagliata al meriggio
*
e il pensiero che pensa al pensiero contrappunta se stesso di voluttà
così seduto nel verbo del sole tracanno molecole d’angolo
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e nella notte meriggio di sogni il silenzio fa una torta ai gigli blu
ché dei fiori odoro il silenzio della pioggia e l’idea che ha inventato il silenzio barocco
*
in ogni goccia le tue gote di marzapane
un gomito disseppellito di Prassitele e poi Nietzsche inazzurrato timoniere!
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André Che Isse
creo ad ogni istante perché invento il mio tempo
l’idea che inventò la ruota è la mia ebbrezza quotidiana!
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poi ho inventato il silenzio
un silenzio barocco scalzo
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dove un dedalo sidereo nacque aranceto odoroso
in cui m’infilo tra pieghe bizantine scienti di voluttà
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allora imhotep apparecchiò per me il sole filosofale
quando cammino nella neve m’innamoro
*
ho creato ciò per cui nacqui, ad ogni molecola dell’Esserci il suo disio
così ho capovolto gli alberi per entrare le radici nel sole
*
madido di silenzio fantasio virginalisti elisabettiani blu
i ginocchi nella curva del silenzio salgono alberi di fragole
*
André Che Isse
il silenzio dell’Essere è curva a radiazione cosmica di fondo
lo spazio odoroso di una nevicata
*
l’Essere immerso nell’Esserci aggalla per elisio
quando curvo il braccio per principiare una danza traccio l’arco d’un fiato
*
allora la forma dell’Essere si materia in leggiadria ebra
e i pensieri dei gigli salgono alberi blu d’incenso
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così flanello nel roseto del disio scalzo fervoroso di dioniso alquanto
che l’ali io possa tra l’aere e la luna immote auscultarne la curva
*
solo l’Essere in arcioni rampolla al verbo crisostomo
enarrami i ginocchi allunati d’aedo danzante per aseità imperiosa!
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l’eleganza del sole al meriggio tra le persiane sta all’Essere sull’Esserci
come luccicanza aurorale sta l’elisio per suità eternale
*
André Che Isse
ho fatto ali per l’Essere
solo in volo l’Esserci è immoto
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con otre ulisside noumenico ebro afflo vascelli d’elettro
tanto che il giorno assorga aurato soltanto novello d’idee:
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idee nate da filidarianna di fiato sciente
idee curvate per massa d’alma
idee a suità di potenza leggiadra
idee falotiche quanto l’inculto lionardesco
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vedi, quando bevo allocchisco come potrebbe chi avesse traversato deserti!
e così guardo il pensiero che invera se stesso nell’essere pensato
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l’Uomo che nasce dalle stelle ha inventato l’Esserci!
e su quella piccola ala di muro gialla proust ha inventato il sole
*
André Che Isse
surgo d’atomo in attimo ove l’oro è guardo sciente!
allora non gesto mai senza leggiadria alcuna che poppiere al sole mi mesca
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il mio impero alberga l’aria d’idee!
non è forse il cielo orto blu di pensiero?!
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quando curvo il braccio è arco noumenico
quando curvo l’idea i ginocchi salgono gli alberi
*
ma presto mi smemoro per gittare albume gigliato su neve allunata
lasciando vestigia curvate di bellezza scalza al guardo
*
senza mai sdipanarne l’onde gravitazionali icarie!
senza mai staccare il fiato sciente dall’attimo!
*
c’è un afflato esoterico tra il nartece dell’alma e il cuore del sole
quando tra loro un solo vettore: il mio elisio odora di gigli
*
André Che Isse