LA CURVA IN BOCCA

quando l’anima aggalla in bocca

il sapore è curva di stelle

quelle risa divorate da van gogh sulla luna

*

e la materia degli atomi esonda estasi crassa:

lecconerie di luccicanza!

tanto che l’esserci sia curva soltanto dell’essere

*

sono equilibrista su un fiore di sole

improcrastinabilmente d’argento l’iride del sole addosso

e frangipani a curva di nuca tra il dorso e la chioma d’arciere

*

in bocca la fragranza sintattica di bocca eudemonica

che di cognoscenzia sia perseità emozionale ignuda

quanto alla fine dell’universo faccia <<tana!>> l’elisio adesso

*

André Che Isse

L’IRIDE DEL SOLE ADDOSSO

André Che Isse

“L’IRIDE DEL SOLE ADDOSSO”

La Curva Ebra dell’Haiku,

studio trentesimo: venticinquesimo fiore d’erbario

40 x 33,5 cm

tempera nera da muro su foglio A4 di carta velina invecchiata,

matita nera,nastro carta,vernice lucida finale,giallo da vetro su misto cotone

dicembre 2020

OPERA RETROILLUMINATA

OSTENSORIO DI SILENZIO BAROCCO

se prendo questo momento tra le mani posso camminarci dentro

più vero del più magnifico dei sogni, così per ogni adesso qualunque!

*

ho eretto ziqqurat d’inchiostro senza staccarne il calamo dal foglio

torno torno i bracci nei fiori dell’oro noumenico, ubriaco di lune!

*

così ho imparato il miele nell’atomo e la curva in bocca

coi ginocchi gnomoni sui girasoli icosaedri ignudi

*

una passacaglia scalza d’esserci in elisio

per cui modellai vasi in folio per mescervi i silenzi

*

i silenzi di festa che parimenti siano al Barocco

in cui danzo come kouros immoto su palco dietro l’universo

*

e se mai un dio fosse il mondo, dal silenzio l’alba

quando i ginocchi primi friniscano alle stelle mute sui meli

*

André Che Isse

L’IPOTENUSA SUL GUARDO ELISIO

raccolgo leggiadria come girasoli icosaedri scalzi

curvando i bracci per misurare i baci sulla luna

così mi stivo d’argento l’ipotenusa del guardo elisio

*

qui non si tratta di essere diversi ma di essere unici!

come impronte digitali nel miele

del resto il pensiero in aranciera odorosa concerta aseità

*

ho appoggiato le labbra sulla luna senza mai staccarle dai fiori

mentre la velocità della luce ha il sapore dei baci in bocca

ecco perché l’amore profuma di erba tagliata!

*

ecco perché il silenzio ha la stessa materia dell’anima

un onfalion di luccicanza a 12 lune in cesto da giardino barocco

e se curvo la neve danzando posso materiarmi di leggiadria

*

André Che Isse

LE MACHINE EUDEMONICHE: 7^

André Che Isse

LE MACHINE EUDEMONICHE:

7^

“All’orlo dei pensieri gli alberi crescono capovolti”

La Curva Ebra dell’Haiku,

_studio ventisettesimo: ventiduesimo fiore d’erbario;

_studio ventottesimo: ventitreesimo fiore d’erbario;

_studio ventinovesimo: ventiquattresimo fiore d’erbario;

59,5 x 200 cm

tempera nera da muro su carta velina,matita nera,

nastro carta,vernice lucida finale,timbro-cartiglio di Isse,

blu cielo da vetro su misto cotone

novembre 2020

OPERA RETROILLUMINATA

(opera numero 1096 del catalogo Che Isse)

ISSE’S HOUSE

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dettagli retroilluminati

LA GOLA DI NEVE

Rammemoro la neve in cui silenziò Edran.

ll suo passo narrava l’esserci.

E assieme al cuore

stamburavano i talloni rotondi nell’albume.

L’impronta stampigliata lasciava nel suo guardo falotico

l’invenzione del cartiglio egizio;

firmando così l’incedere tersicoreo di Edran.

Curvare la neve danzando materiava la leggiadria;

come fa l’amore baciandosi in bocca.

E in bocca allo zenit si lasciava stivare la gola di neve;

allora forse sarebbe potuta tralucere l’anima

per luccicanza innevata.

André Che Isse

BARRENDO SUITA’ SCALZA

raccolgo fiori non per i vasi

per pettinare la luna

fantasiarne sesso di stelle in gonne a pieghe

*

narrami dove finisce l’universo!

il chiosco barocco prima del nulla

i baci mai dati dietro l’universo vermiglio

*

follemente innamorato dentro la luna

ho auscultato vaporare il fiato che materiava le nubi

e barrendo suità scalza ho inventato il mio nome d’arciere

*

così che mirando l’ali il cielo stivasse il pensiero di fiori d’argento

curvando d’inchiostro i bracci di nijinsky sul muro giallo di proust

così ho inzafardato d’ebbrezza baudelairiana l’archè dedaleo

*

André Che Isse

“calcolo la curva dei fiori per lanciarmi dal sesso della luna senz’ali”

André Che Isse
La Curva Ebra dell’Haiku,
studio ventiseiesimo: ventunesimo fiore d’erbario:
“calcolo la curva dei fiori
per lanciarmi dal sesso della luna senz’ali”
130,5 x 100 cm
tempera nera da muro su carta velina,
matita nera,nastro carta,vernice lucida finale,
blu cielo da vetro su misto cotone
ottobre 2020
OPERA RETROILLUMINATA
(opera numero 1095
del catalogo Che Isse)

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LA STESSA OPERA ILLUMINATA FRONTALMENTE