André Che Isse
DUE CULLE DI LUCE CURVATA:
I. Il danzatore apneista in curva di fiore
II. La coppa nuda per l’arco di ulisse
se le dita nel miele rallentano il tempo
con la bocca nella bocca di crono per un’ora ci vorrà un giorno pieno
si tratta di sedersi con gli atomi in curva
proprio dove scintillano di luccicanza i baci degli amanti
ma nel letto prima del sonno serro accavallati i bei ginocchi
che a gamba tesa augnata vorrebbero non cadere in lete inscienti
c’è una piega nel tempo dietro cui l’universo ride
e dove le stelle ancora si contano coi diti
il mio tempo è della mia stessa sostanza eudemonica
lo stesso che prima di nascere l’universo divoravo come ciambelle
e se metto le dita nel silenzio posso sentirmi inzafardato d’eterno
toccare il mondo là dove nasce per davvero
André Che Isse
dietro dolmen a gru dorate i quanti poetano se stessi
se si sapesse che ogni istante è nascita prima del mondo!
allora l’orto di un atomo chimerizza il desiderio d’anima
mentre il sapere degli alberi infilati nell’estasi spuma ebro
conosco la grisaglia d’argento dietro l’universo,romitaggio sciamano
dove ogni momento è coltura sciente come gesto di pollock su tela
si tratta di fare assolutamente nulla che non sia curva che incendiò il silenzio
così nacque il gesto insieme all’universo,così nacque il sogno prima dell’uomo
ma poi il pensiero inaurato arcò il desiderio d’ipseità ignuda
et elisio eternale dove finiscono i ciliegi per le gote vermiglie
c’è una sola curva in cui possa inscriversi il braccio davvero:
la piega invisibile del sole
André Che Isse
e se la notte fosse un sasso nero?!
dove sedersi ad aspettare l’anima!
lo lancerei nel giorno al meriggio come luna nel cuore del sole
ma c’è un momento prima della notte dove si può camminare la luna
quando il sole ha i ginocchi nell’oro e i sogni attraversano l’orto di higgs
proprio sull’ipotenusa ebra di dio
allora donare leggiadria è investire con sostanza di nubi
mentre imparo nel loro silenzio imperioso a danzare l’arco di ulisse
quello che curva il pensiero per massa ebra d’idee
ho danzato prima dei meli cupido foriero ignudo eudemonico
catafratto di silenzio increato
e ho raggiunto i bracci alle dita per iniziare il mondo davvero
André Che Isse
rivelarsi a se stessi prima del mondo
ogni gesto deve curvarsi all’arco sciente
perché illeggiadrisca la luccicanza tra l’iride e l’esserci
tanto che il sole curvi il suo riso sul cuore scalzo
non conto i giorni perché siamo fatti senza soluzione di continuità
allorquando ci si chiami con la stessa ebbrezza dei sogni
poetarsi per capire il vuoto nell’atomo
è tra gli spazi vuoti di una nevicata che sfrigola l’universo
e se il giallo è il colore del sole è valentigia van gogh
che con la bocca lordata dell’oro fu un sebastiano dardeggiato di soli
allora ho inventato girasoli a 12 strali per rubare 12 stelle alla notte
per curvare la notte con le dita nel sesso di 12 lune
André Che Isse
il silenzio dei fiori profuma il cuore della luna
mentre la curva della notte sfrigola filidarianna dietro l’universo
io seggo in oro di girasole ebro
là dove il mare risale alle stelle
ogni momento è bivio d’anima od iscena
una: eudemonica eternale, l’altra: attoriale
perché ci sono i sogni sbagliati o le ali nel dorso!
ed io ho coltivato ali con ipseità molecolare per i ginocchi ebri
allor che disvegliarsi fosse ogni giorno apparecchiamento gaudioso!
prima del cielo l’aria alberga angoli d’antimateria scalza
il silenzio dell’estasi è la curva d’eterno
a quo: dove principi il fiato sciente, ad quem: là dove cade il mare
André Che Isse
il silenzio avversa il vuoto
e trama muto nascimento
André Che Isse
il braccio arcato come gota vermiglia
la sua curva è mosto poietico di spuma ebra
danzare l’esserci è tracciare geoglifi di tessuto temporale
mentre dietro l’universo il pensiero silenzia i ginocchi in oro
e dalla luna posso vedere la neve -in pianta- danzare immota
sembra che pensi di esserci sempre stata!
io sono la curva di leggiadria in cui nacque la prima nevicata del mondo
un danzatore-poeta che materia i gomiti agli arcangeli ebri
allora davanti all’ala ho inverato il dorso di dioniso sciente
e subito ne ho ubriacata la vita davvero!
quando principio una danza è dove nasco scalzo
come neve increata che snuda l’eterno
André Che Isse
se fossi la stessa sostanza del nulla non potrei danzare la curva dell’atomo ebro
e riddarne insieme nel-mondo la giga gaudiosa dei pensieri inaurati
ora posso annodare il Barocco quanto essere in mezzo tra l’aria e la luna
ma è quando non accade nulla che l’essere può esserci-sul-serio
e allora sorrido nelle notti più illuni come un pazzo romito eudemonico!
le parole s’incarnano appena fuori di bocca davanti a noi come girasoli di van gogh
se dovessi descrivere la luccicanza ti farei cadere nel mio guardo
proprio quando rimira l’eterno dell’atomo feriale
ma c’è una curva nell’iride dove nasce l’amore
e mi piace chiamarla bosone-leggiadro-scalza
mi muovo lentamente per ascoltare il tallone sulla radiazione cosmica di fondo
mi piacerebbe sentirlo come sfrigolasse su neve
André Che Isse
il poeta ascolta il vuoto dell’atomo
e se ne infila le maniche come una camicia nuova
ma cosa sognano le molecole ebre?
forse l’estasi del danzatore-poeta!
e allora io illeggiadrisco le gote alle molecole
tanto che la curva vermiglia del gaudio m’inscriva in fiato
la vita può essere eterna se conti con le dita
mentre le mie mani danzano il pizzo in curva eudemonica
scalza nel silenzio la felicità si snuda il dorso di fiori
a volte le parole come lanterne cinesi portano il fuoco alle stelle
ma è necessario principiarsi all’esserci per divorare l’ebbrezza di una rosa sciente
il respiro che nasce dalle nari può arcare la bocca di luccicanza dionisiaca
André Che Isse