COMMETTITORE SCALZO D’ELITROPI EBRI

rivelarsi a se stessi prima del mondo
ogni gesto deve curvarsi all’arco sciente

perché illeggiadrisca la luccicanza tra l’iride e l’esserci
tanto che il sole curvi il suo riso sul cuore scalzo

non conto i giorni perché siamo fatti senza soluzione di continuità
allorquando ci si chiami con la stessa ebbrezza dei sogni

poetarsi per capire il vuoto nell’atomo
è tra gli spazi vuoti di una nevicata che sfrigola l’universo

e se il giallo è il colore del sole è valentigia van gogh
che con la bocca lordata dell’oro fu un sebastiano dardeggiato di soli

allora ho inventato girasoli a 12 strali per rubare 12 stelle alla notte
per curvare la notte con le dita nel sesso di 12 lune

André Che Isse

CONTRAPPUNTI DI PIOGGIA SCALZA

ho sentito sussurrare l’oro sui girasoli
le dita di van gogh inzafardate di fuoco
e ridevo ridevo mentre il cielo mi penetrava

l’aria che sfrigola quando il mondo si muove
è come se avesse iridi ignude
una radiazione cosmica di guardi dal primo giorno del mondo

allora ascolto la pioggia come auleta nel flauto!
e che tamburi un giardino di kyoto o la mia persiana chiusa
non muta il suo argento scalzo

ecco perché mi sono infilato tra gli spazi vuoti tra le gocce
in cruna di fiato come in punta di piedi
madido ebro stilita su torri molecolari in dorso d’arciere

André Che Isse