IL FILODARIANNA DI EDRAN

Edran,nel suo letto di zattera nera,ascoltava il suo corpo scendere nella notte; ascoltava il peso del suo corpo ancorarsi prima del sonno al fiato dei pensieri:
come un battello di spuma che rivelava il suo tesoro stivato.
Un tesoro molecolare tenuto
insieme dalla complicità delle stelle che amano gli dèi.
Trovare se stessi senza conoscere il proprio peso d’amore,per Edran sarebbe stato come cercare l’America senza vele.
-Si nasce frecce adamantine sospese tra le stelle mentre tutto si annoda al tempo come neve impazzita di giallo!- recitava la poetica di Edran:
-canòpi di pensiero aurorale custodi dove un gesto sull’aria tesse il tempo di coscienza dorata,e il fiato di seta raggiunge l’ebbrezza che gonfia il petto-.
-Sella l’essere sulla vibrazione dell’atomo!- asseverava Edran a chi cercasse il filodarianna -raccogliendo querceti d’incanto nella cruna del tempo!-.
La tessitura dell’anima al cuore delle stelle,la chimica dell’amore al proprio peso sulla zattera:
-Senza rubare la complicità degli dèi si è destinati a vagare in un frigido limbo oscuro!- sussurrava Edran alla luna.
E nel suo letto,la luna s’infilava…

André Che Isse

NAGIKO

Nagiko allungava le braccia nell’amore come avrebbe potuto fare un funambolo nel vuoto,in equilibrio di fronte al sole.
Lei sapeva che il sole e l’amore danno la vita,e nel suo taccuino di
monella,aveva disegnato il sole con le braccia,e il volto di
Edran
illuminato d’oro.
”Guarda Edran!” esclamò Nagiko aprendogli la
pagina come fosse il suo cuore stesso,come una palla che tu tiri per
gioco ma che ti aspetti ti ritorni ritirata,nella complicità serrata con
il tuo compagno di giochi preferito.
”Guarda Edran!”,mentre il volto di Nagiko si riempiva d’amore come il mattino più bello del mondo.
André Che Isse

DESTARSI DI LUNA

Edran spalancò gli occhi nel cuore della notte trovandosi di fronte la luna.
E in quel momento gli sembrava fosse rimasta alzata per lui,come un’amante che vuole rubare l’intimità segreta dell’amato:
vegliargli il volto abbandonato nel sonno,leggendogli le stelle.
Edran sorridendo alla luna sentiva,ancora prima di vivere,tutta la sua cura:
sì,era lì per lui,esisteva solo per lui,ed egli non l’avrebbe mai tradita per le stelle.
Se qualcuno li avesse visti nel filo degli occhi non avrebbe potuto che innamorarsi della notte.
André Che Isse