André Che Isse
”Il vasaio degli dèi per il dittico custode delle notti illuni della regina Hatshepshut”
150x72cm ciascheduno,carboncino e acrilico su tela giallo-oro,agosto 2014
incredulo ad ogni risveglio trovarsi di vita dal nulla
perché quando si sogna non si è nocchieri di sé
e quando lo sguardo si apre sulle dita appena nate
non conosco stupore più grande
ogni volta che aggallo dal nulla è il primo giorno del mondo
e basterebbe conoscere un atomo di niente per incendiarsi svegli
tutto è ancora lì dove l’avevamo lasciato ma con fiato nuovo
gli dèi o le stelle ci hanno donato un nuovo giorno per rinascere
il petto si gonfia di pensiero apparecchiando golerie
ancora un attimo nel letto ancora un attimo prima di allunare nel giorno
voglio poter calzare i sandali di tempo con talloni nocchieri
veleggiando di stupore novello
André Che Isse
una riga argentata di saliva dalla bocca
dove la luna si specchia ebbra d’amore
il pensiero batte sull’ala
il fiato di un angelo tra i capelli
il lino bianco scaldato al sole
il cielo tra le gambe abbrunite
mi distendo nell’estate come un talamo perenne
come un aereo di carta in cui scrivere l’eternità di un bagliore
immoto quanto un querceto nel sole
con le mani calde di focacce
André Che Isse
incendiarsi di vita ebbro d’ebrezza
la bocca aperta sulla notte a tracannarne lune
perché scrivere se non per il piacere di ubriacare gli atomi
integerrimo cuore negli occhi
la schiena tatuata da un dio come mappa per le comete
e i piedi flessi nel cielo
dentro il fiato di dio per un battito di ciglia
e auscultare dove non finisce l’indice
per un attimo soltanto per un attimo soltanto ancora
André Che Isse
nel momento che conto le stelle esistono
furia d’estasi in guscio infinito di noce
il petto come otre di vento ulisside
non siamo mai stati d’increato
e saremo dita vanite di nulla ranciato
ma tra le labbra suggo il tempo nel calice
siamo vasi di lune
racemi di cuori esangui
e sorriso di dio
André Che Isse
appoggio i gomiti del pensiero nella tessitura del tempo
Il fiato di seta barrisce di luna
e un battello di cipria mi dipinge le gote nel primo giorno del mondo
sull’alba di un quanto di luce
André Che Isse
indicami il cammino delle stelle
dove nascono i querceti d’incanto
traccia di pensiero i capelli di sole
e percorrerò il mio braccio d’arciere
ho guardato nascere l’anima
come se un dio mi avesse donato il suo fiato
non conosco che queste mie mani per edificare i sogni
e l’occhio che perenna l’estasi delle stelle
scivolo sulla schiena della luna quando mi apro al gesto
e sul palmo aggallano rose
danzerò fino a entrare nell’ultimo tramonto ranciato
con piedi nudi di gioia
André Che Isse
febbraio 2013 & agosto 2014
scalzo sulla bocca
i calcagni squarciano le labbra
e la luna mi eiacula in gola
dalla nuca mi morde il tempo
piango d’ebbrezza argentata
scalzo sulla bocca
e non distinguo più il pensiero dal petto
qui e ora
scalzo nella notte eterna
André Che Isse
rincasando se la luna è annottata la cerco tra i palmi
e con le mani argentate mi affogo le gote di luna
non so vivere senza la curva del braccio
supino beccheggio sulla dolcezza dei pensieri rotondi
la curva della schiena è lo scivolo delle fate
divoro ciambelle inzafardato di luna
André Che Isse
24.1.2013
eravamo nulla e ora guardiamo le stelle
come posso non alzare il calice nella luna
se guardo la neve negli occhi
il tempo si ubriaca d’infinito
eravamo nulla e ora fiati di sole
per sempre innevati di stelle
André Che Isse
3.8.2014