CINQUE TAVOLINETTI PER LA REGINA HATSHEPSHUT

I vasi che la regina Hatshepshut ordinava ad Edran,vasaio degli dèì,possedevano due qualità:
I. Custodi Esoterici,racchiudevano la quintessenza concettuale degli dèi,nonché l’archè,origine delle cose;
II. Ostensori Essoterici di Forma,forieri di bellezza,sculture aurorali della curva:
quando la regina curvava il braccio principiando una danza nella sala delle stelle,senza soffitto e dal pavimento di sabbia nera,seguiva il ventre dei vasi;
quasi che le mani di Edran a plasmare la creta si unisse al moto di regina;
è possibile che Edran fosse per la regina Hatshepshut l’amante segreto più ineffabile…

André Che Isse

”Il vasaio degli dèi per 5 tavolinetti della regina Hatshepshut” 107x50cm ciascheduno,opere retroilluminate,agosto 2014

”Il vasaio degli dèi per 5 tavolinetti della regina Hatshepshut” 107x50cm ciascheduno,opere retroilluminate,agosto 2014

I VASI DEL TEMPO

Le piaceva accarezzare il tempo,ingraziarselo col miele del fiato.
Il tempo ama chi ama il tempo.
E la regina Hatshepshut al tempo dedicava l’attenzione del pensiero:
quando l’atomo trama l’istante,la regina è lì:
sella la topografia della storia:
il suo fiato mentre fiorisce di rose allunga le dita ai pensieri:
lei siede sul trono proprio quando il sole le apre la bocca.
Ed esiste un quanto della tessitura del tempo in cui l’Uomo può catturargli la fragranza d’eterno.
E la regina Hatshepshut dal vasaio degli dèi si era fatta fare due vasi:
”Vasaio Edran! voglio che voi ci creiate due contenitori per rinchiudere il tempo:
nel primo vi albergherò tutto il tempo del mondo,e dal secondo berrò gli atomi d’eterno”…

André Che Isse

 

”Il vasaio degli dèi per l' VIII tavolinetto della regina Hatshepshut” 107x50cm,opera retroilluminata,agosto 2014

”Il vasaio degli dèi per l’ VIII tavolinetto della regina Hatshepshut” 107x50cm,opera retroilluminata,agosto 2014

I VASI D’AMORE

Si racconta che in certe notti la regina Hatshepshut potesse scorgere una seconda luna.
Erano notti profumate dalla pelle dei suoi amanti:
la regina adorava dipingerli d’olio di cedro,dalle dita dei piedi ai talloni,dai talloni ai ginocchi,dai ginocchi al ventre,al petto,alle spalle,e dal collo alle guance polite dal vento del deserto.
La fragranza della pelle così massaggiata da mani di regina si mischiava al fiato dell’eccitazione,le bocche aperte sull’incenso profuso nella camera per l’amore lasciavano la loro forma per un istante nell’aria densa,che ad un voyeur sarebbe apparsa un’alcova tappezzata da un broccato di bocche.
Si racconta che in quelle notti,congedato l’amante,la regina Hatshepshut disponesse su di un tavolinetto d’ebano antico,due vasi:
in quello più piccolo a forma di goccia travasava l’amore,mentre nel grande vaso calava la luna dal soffitto aperto:
ma non era la vera luna,che continuava ad argentare la nube d’incenso sopra il talamo,era una luna nuova sorta dal suo fiato,una luna dolce come mille datteri tra le labbra…

André Che Isse

André Che  Isse Il vasaio degli dèi per il VII tavolinetto della regina HatshepshutAndré Che Isse
”Il vasaio degli dèi per il VII tavolinetto della regina Hatshepshut”
107x50cm,opera retroilluminata,agosto 2014

IL PRIMO GIORNO DEL MONDO

incredulo ad ogni risveglio trovarsi di vita dal nulla
perché quando si sogna non si è nocchieri di sé
e quando lo sguardo si apre sulle dita appena nate
non conosco stupore più grande

ogni volta che aggallo dal nulla è il primo giorno del mondo
e basterebbe conoscere un atomo di niente per incendiarsi svegli
tutto è ancora lì dove l’avevamo lasciato ma con fiato nuovo
gli dèi o le stelle ci hanno donato un nuovo giorno per rinascere

il petto si gonfia di pensiero apparecchiando golerie
ancora un attimo nel letto ancora un attimo prima di allunare nel giorno
voglio poter calzare i sandali di tempo con talloni nocchieri
veleggiando di stupore novello

André Che Isse

LABBRA DI LINO

una riga argentata di saliva dalla bocca
dove la luna si specchia ebbra d’amore

il pensiero batte sull’ala
il fiato di un angelo tra i capelli

il lino bianco scaldato al sole
il cielo tra le gambe abbrunite

mi distendo nell’estate come un talamo perenne
come un aereo di carta in cui scrivere l’eternità di un bagliore

immoto quanto un querceto nel sole
con le mani calde di focacce

André Che Isse

GINOCCHI DIONISIACI

incendiarsi di vita ebbro d’ebrezza
la bocca aperta sulla notte a tracannarne lune
perché scrivere se non per il piacere di ubriacare gli atomi

integerrimo cuore negli occhi
la schiena tatuata da un dio come mappa per le comete
e i piedi flessi nel cielo

dentro il fiato di dio per un battito di ciglia
e auscultare dove non finisce l’indice
per un attimo soltanto per un attimo soltanto ancora

André Che Isse

IL SORRISO DI DIO

nel momento che conto le stelle esistono
furia d’estasi in guscio infinito di noce
il petto come otre di vento ulisside

non siamo mai stati d’increato
e saremo dita vanite di nulla ranciato
ma tra le labbra suggo il tempo nel calice

siamo vasi di lune
racemi di cuori esangui
e sorriso di dio

André Che Isse

A PIEDI NUDI

indicami il cammino delle stelle
dove nascono i querceti d’incanto

traccia di pensiero i capelli di sole
e percorrerò il mio braccio d’arciere

ho guardato nascere l’anima
come se un dio mi avesse donato il suo fiato

non conosco che queste mie mani per edificare i sogni
e l’occhio che perenna l’estasi delle stelle

scivolo sulla schiena della luna quando mi apro al gesto
e sul palmo aggallano rose

danzerò fino a entrare nell’ultimo tramonto ranciato
con piedi nudi di gioia

André Che Isse

febbraio 2013 & agosto 2014