A VOLTE E’ IL PRIMO GIORNO DEL MONDO

Per Edran danzare è più che sognare…
Edran danza raramente,ma il suo attraversare il proprio corpo durante il giorno ha quella consapevolezza che fa del suo movimento una qualità cosciente che conserta lo strumento musicale al suo esecutore.
Gli basta un gesto per essere dentro il bozzolo di una nube,per afferrare la chioma agli dèi,per amare l’amore che creò il mondo.
Per Edran danzare è donarti la sua anima…
Edran danza raramente,e quando lo fa ricomincia dalla sua nascita,non quella per madre,ma quella di sé: figlio di se stesso…
Ed ogni volta che le dita,danzando,tessono la cattedrale del cuore,tutto ha principio:
è il primo giorno del mondo…

EDRAN

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QUANDO EDRAN SI AMMUSA NELLA NUCA DI NAGIKO

Nagiko non conosceva ancora come il fiato può tuffarsi dalla nuca,fino a quando Edran non appoggiò le sue nari sotto la sua lunga chioma lucente,proprio dove nasce il dorso.
Il respiro di Edran allungato dal profumo del collo di Nagiko,le entrava nella sua pelle di neve,e per la prima volta i suoi pensieri di fanciulla diventavano il desiderio delle stelle.

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Nagiko si perdeva nello sguardo di Edran:
come Alice che cade nel buco,Nagiko si sentiva risucchiare in un tubo che saliva alla luna,e dall’altra parte un albero di mela,una soltanto,e tra i rami Edran aveva costruito il talamo di Ulisse.
Nagiko dal tu
bo cadeva nel letto facendo sorridere le stelle; facendo gonfiare il cuore innamorato di Edran.
E Nagiko si perdeva nello sguardo di Edran per ritrovarsi allunata mangiando una mela tra i palmi in giulebbe di Edran.
André che Isse

MADIDO D’ESTASI

Edran,destandosi,aggallava dal letto come i sogni spesso si svegliano commossi,madido d’incredulità,non per il sognato ma per la vita vera,
per la materia dell’aria che ti affoga nelle nari alzando i pensieri in trono.
Per la materia stessa dei pensier
i che da svegli inventano il mondo.
Sorrideva Edran all’idea che tutto quanto esistesse soltanto per lui,come per gli altri soltanto per loro,ognuno protagonista del suo universo personale e il cosmo tutto assoggettato a quell’unico interprete che muove,senza saperlo,il suo universo; e così da dormienti nulla più esisterebbe veramente per ognuno di noi.
Ecco,Edran sembrava percepire questo grande teatro:
stirandosi da un sonno sentiva di stirare il mondo,sentiva che avrebbe potuto inventare altri pianeti per fare colazione,o soltanto infilarsi le nubi nelle braccia come una camicia per il giorno.
Ma poi rimaneva lì,fermo,immobile ad almanaccare,non più sogni,ma vite reali fantastiche quasi quanto la sua,perché la sua del fantastico non mancava nulla:
gli piaceva pensare,nell’entusiasmo ardente dei suoi passi,che la sua vita fosse l’ottava meraviglia del mondo,non tanto quanto accadimenti,ma nella vita stessa,in quel sentirsi più vero dei sogni sognati:
nell’ebbrezza di essere e basta.

André Che Isse

aFS3_0969André Che Isse fotografato da Rosario Santimone dicembre 2014

IL FILODARIANNA DI EDRAN

Edran,nel suo letto di zattera nera,ascoltava il suo corpo scendere nella notte; ascoltava il peso del suo corpo ancorarsi prima del sonno al fiato dei pensieri:
come un battello di spuma che rivelava il suo tesoro stivato.
Un tesoro molecolare tenuto
insieme dalla complicità delle stelle che amano gli dèi.
Trovare se stessi senza conoscere il proprio peso d’amore,per Edran sarebbe stato come cercare l’America senza vele.
-Si nasce frecce adamantine sospese tra le stelle mentre tutto si annoda al tempo come neve impazzita di giallo!- recitava la poetica di Edran:
-canòpi di pensiero aurorale custodi dove un gesto sull’aria tesse il tempo di coscienza dorata,e il fiato di seta raggiunge l’ebbrezza che gonfia il petto-.
-Sella l’essere sulla vibrazione dell’atomo!- asseverava Edran a chi cercasse il filodarianna -raccogliendo querceti d’incanto nella cruna del tempo!-.
La tessitura dell’anima al cuore delle stelle,la chimica dell’amore al proprio peso sulla zattera:
-Senza rubare la complicità degli dèi si è destinati a vagare in un frigido limbo oscuro!- sussurrava Edran alla luna.
E nel suo letto,la luna s’infilava…

André Che Isse

EDRAN SAPEVA DANZARE

Edran sapeva baciare la luna nella schiena fino a sentirne l’anima respirare.
Sapeva che l’amore non importava al nucleo del sole,ma muoveva la curva del tempo,perché il suo braccio piegato custodiva proprio dietro al gomito,l’angolo dell’eternità.
E gli piaceva credere che chi inseguisse l’eterno lo riceveva in dono.
S’indoravano i palazzi nelle nari di Edran.
Tra le sue scapole lo baciavano le nubi.
E poteva di nuovo innamorarsi della polvere delle stelle.
Edran sapeva danzare.
Edran sapeva che alzando le mani avrebbe raccolto stelle come mele.
E lanciandosi nell’eternità come un sasso piatto sull’acqua,muoveva i pianeti dall’altra parte dell’universo.
Ovunque fosse avrebbe riconosciuto la materia dell’incanto.
-Ma se io fossi cieco!?- si ripeteva di fronte ai problemi che annottano il fiato,
-Se io fossi cieco!?- e ringraziava gli dèi che potesse vedere il mondo.
-Per chi acquistasse la vista anche l’angolo di un tavolo gli apparirebbe fiaba!-.
E guardava le cose come fossero appena nate dal nulla.
Come ad ogni suo risveglio,nel preciso istante del primo respiro:
lo abbracciava l’emozione di esserci ancora,ancora…e in quell’aurora di fiato la conoscenza del mondo gli arrivava come avrebbero potuto farlo le nubi ranciate degli innamorati…quelle che ti tengono l’amore abbracciato…stretto stretto senza forma,nell’informe rappresentazione degli dèi…Edran sapeva danzare!
Edran raccoglieva l’amore per metterlo davanti a tutto,davanti ai suoi piedi scalzi per muovere i suoi passi nella curva del tempo,per camminare sul perimetro del cuore.
E quando doveva abbandonare il mondo per il sonno,si raccoglieva nel cucchiaio di una cometa.

André Che Isse

LA NEVE NELLA SCHIENA

Edran guardava la schiena di Nagiko come guardava la luna.
Gli sembrava di vedere due grandi ali,bianche come una luna innevata.
E camminare nella neve fresca prima dell’alba lo ubriacava di fiaba.
Le ginocchia che entrano nel bianco silenzio della notte sfrigolando l’increspatura molecolare dei fiocchi,rallentavano il tempo,dando ad Edran l’impressione vivida del primo giorno del mondo.
Era in quel preciso istante,dove potevi inalare l’infinito,che Edran si sentiva di camminare nella schiena di Nagiko,come passi allunati senza peso ma calzati di stelle.
Edran guardava la luna specchiarsi nella schiena di Nagiko,come Narciso nell’acqua,affogando tra le scapole argentate.
E negli occhi di Nagiko saliva una luna di neve con le impronte fresche di Edran.

André Che Isse

10881669_382228318618659_3524453566388425558_nAndré Che Isse fotografato da Rosario Santimone
dicembre 2014