IL CUORE NEGLI OCCHI

se lascio andare le mie mani si appoggiano sul cuore
quanto è immenso il sorriso d’amore
e non importa perdere i baci tra le nubi
quando nello sguardo s’infilano le stelle
quelle che profumano di cedro
quelle che fanno cigolare le ginocchia
e piangere al solo petalo di labbra
se lascio i pensieri respirare si appoggiano sul cuore
e non c’è luna più dolce che non sia custodita da lacrima innamorata
forse siamo nati nel cuore di una cometa
o forse siamo solo ginocchi alla deriva tra universi
ma col fiato che si appoggia sul cuore

André Che Isse

TRE CANOPI PER EDRAN

Gli chiesero di aprire la mano:
”Tre desideri potrai eternare sul palmo!”
Edran non lasciò scivolare altro tempo,già sapeva cosa avrebbe voluto portare con sé nell’infinito:
”Donatemi l’eternità del pensiero,
il tempo che non ha fine,
e che il mio fiato di seta non svapori nel nulla”.
”Hai fatto la tua scelta!
Ora plasma tre vasi per raccogliere i tuoi desideri,le tue mani d’artefice saranno custodi perenni…”
André Che Isse

”Il vasaio degli dèi per 3 canòpi d’Edran:  I. il canòpo del pensiero  II. il canòpo del tempo  III. il canòpo del fiato” 107x50cm ciascheduno,opera retroilluminata,agosto 2014

”Il vasaio degli dèi per 3 canòpi d’Edran: I. il canòpo del pensiero II. il canòpo del tempo III. il canòpo del fiato” 107x50cm ciascheduno,opera retroilluminata,agosto 2014

PIEDI SULL’ACQUA

la bocca si appoggia sul giorno
proprio prima che tutto svapori
e se riesco a guardare più in fondo
ad afferrare il tempo prima che tocchi la luna nel pozzo
e a percorrere scalzo l’oceano
allora i mondi usciranno pazzi sui palmi
lasciando le stelle nel cuore
lasciando la saliva nei baci
proprio tra le labbra e l’amore

André Che Isse

I quadri con le mani di Andrè Che Isse

Le mani, il loro movimento, la loro simbologia, sono per l’artista una parte importante del corpo, più del volto. Le dita, l’articolazione del polso, la prensione e la relazione tra di esse sono l’espressione di un linguaggio che non tradisce.

I danzatori di Che Isse

Le tele di Andrè Che Isse raffigurano corpi di danzatori impegnati in movimenti inverosimili dove il corpo si scopre libero da strutture per adattarsi a spazi, a scatole mentali predefinite.

 

 

QUADRI RETROILLUMINATI

Le opere retroilluminate sono realizzate su tela di lino dipinta. Le figure sono delineate da cordoncino cucito. Dietro ogni tela c’è una lampadina che, al buio può essere accesa per favorire una visione dell’opera retroilluminata che ne modifica la percezione, la fruibilità e il senso.

CHI SONO:

Dipingo per ‘miracolare’ la Bellezza
Scrivo per l’imperiosità d’Essere
Danzo per ostendere l’Esserci

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 il corpo: LA DANZA
la mente: LA SCRITTURA
l’anima: LA PITTURA

 

Creo per vedermi l’alma!
per inverarLa, incarnarLa:
perché possano vederLa le stelle.

Come un michelagnolo che tolga materia
per disoccultare la forma dalla sua segreta:
così creare è per me togliere il reale per il Vero.

*

Quando guardo la mia arte traverso il Sapere dell’Uomo,
un ‘filodarianna’ dal bassorilievo mesopotamico al gesto contemporaneo:
se l’opera è illuminata frontalmente,
il bassorilievo della corda cucita su tela
disbrama, appaga, la mia passione assira ed egizia,
nonché la materia del danzatore cioè il suo corpo,
la curva di corda cucita su tela è la curva del mio braccio danzante;
con la RETROILLUMINAZIONE:
l’epifania dell’Anima,
una vetrata che disvela l’Essere!
nonché l’atomo della pennellata che spiega il mio gesto danzante:
IL MIO GESTO DANZATO TRALUCE SU TELA DISVELANDO L’ALMA!

Anche i miei cartigli custodiscono un millenario sapere:
nati come ‘algoritmi teurgici’
ovvero formule esoteriche tatuate sul mio corpo di danzatore
per corroborare il gesto (metafisico) sciamanico.
I miei cartigli sono nati da un incontro ricercato
che attraversa un’altra passione per
la scrittura ideografica del calligrafo zen nonché la forma astratta della scrittura islamica,
che si tesorizzano osmoticamente nel cartiglio egizio,
portatori della mia firma.

André Che Isse

Una corda, un FILODARIANNA,
cucita sulla tela per disegnare la mia danza,
la mia ricerca di danzatore e coreografo contemporaneo.
*
Ho creato una danza di immagini pittoriche
ricercando nella plasticità del corpo e nel disegno geometrico degli arti.

Sentii la necessità di fissarne il pensiero sulla tela.

Trovai una tecnica che rappresentasse il tono muscolare del corpo:

corda cucita su tessuto intelaiato,

che mi permettesse di rilevare la plasticità coreografica nella sua materia

e nel suo geometrico perimetro di filo.

Un filo d’arianna che annoda e tesse la mia danza alla tela.

PLASTICITA’

come gesto teurgico;

GEOMETRIA

come prima costruzione del mondo;

MATERIA

come corpo d’Uomo.

*

La luce posta dietro alla tela disvelò l’anima,

manifestando il ‘labirinto’ dell’Artefice.

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André Che Isse

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“Nell’opera di André Che Isse è facile sentirsi come il funambolo Philippe Petit,

si cammina sopra una fune, sospesi nell’ebrezza del vasto operato di un artista,

in una sindrome di Stoccolma tra danza, pittura e poesia.

Nell’operato dell’artista ci si può perdere e ritrovarsi più volte data la vastità delle nozioni,

concetti ed informazioni che traspaiono dalle sue opere, il vissuto del poeta, pittore e danzatore

inevitabilmente ruota su se stesso cercando un rapporto che non divenga conflittuale,

quindi in un titolo si può incontrare una poesia e all’interno di essa una nozione storica, un neologismo,

un passo di danza, un’espressione algebrica.

Infatti non è semplice fare della versatilità una forza,

è facile ridondare nell’ esprimere un concetto utilizzando più linguaggi contemporaneamente,

allo stesso tempo è necessario provarci

soprattutto quando questa espressione fa parte di un percorso ricco e versatile,

che non si vuole lasciare fine a se stesso,

piuttosto condividerlo col prossimo,

cercando con la complessità di rendere la semplicità”

Giosuè Deriu

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”L’arte della danza e della pittura viaggiano all’unisono nell’immaginario di André Che Isse

che del culto del corpo e dello spirito ha fatto la sua missione.

Non esiste un momento di inizio, piuttosto un principio, un modus vivendi

che rappresenta il suo stare ed essere al mondo.

Un universo dove la comunicazione con il corpo, con il pensiero e con il segno è completo

fino a quando il movimento della mano passa dalla raffigurazione alla grafia.”

Melina Scalise

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