CORRERE DA DIETRO LA LUNA

cosa c’è al di là del vetro che ci manca da morire?
perché gli occhi attraversano il cristallo dell’universo?

forse che cerchiamo chi riesca a guardarci dietro l’iride
come un sole che ha bisogno di albergare i suoi raggi

ho disegnato sulla pelle del mio sguardo un giardino d’estate
l’ho disegnato per chi me lo racconterà coi raggi in tasca

e al di là del vetro ti vedrò arrivare già custode del mio segreto
tu conosci da sempre il mio talamo di Ulisse senza saperlo

e tu mi vedrai senza il vetro perché ho le tue ali tra le dita
perché le mie mani sono nate per lucidarti la tua schiena di neve

perché il mio cuore corre intorno al tuo sguardo
e la mia bocca ti cadrà in bocca senza fare rumore

e se c’è qualcosa al di là del vetro che ancora mi manca
è sentire il tuo desiderio crescermi nel fiato come unico sole

André Che Isse

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André Che Isse fotografato da Rosario Santimone

live performance 11.10.2015

LE BOLLE DI NAGIKO

Nagiko guardava Edran danzare dall’altra parte del vetro,ed era come se lui danzasse per lei nella camera del suo cuore.
Edran danzava in una bolla,come quelle che si fanno gonfiando le gote dietro la luna,in cui principiare il mondo per amare Nagiko.
E Nagiko respirava lentamente guardandolo danzare mentre creava il mondo per loro,come se gli allungasse il suo fiato,come se gli filasse il filodarianna che lo avrebbe condotto a trovarla tra le stelle.
Si erano già conosciuti da qualche parte tra gli anelli dei pianeti,in un tempo in cui baciarsi era scambiarsi comete in bocca.
C’è stato un tempo in cui Nagiko soffiava l’amore come bolle di cristallo nello sguardo di Edran,per ottenere il suo riso,per fargli tremare la chioma,per accoccolarsi dietro la sua schiena d’arciere.
Edran conosceva il multiverso di Nagiko,conosceva la sua bocca ninfale,e dietro il vetro danzava per lei il primo giorno del mondo:
il gesto teurgico di Edran tesseva gli alberi di mela per il talamo di Ulisse.
E Nagiko con le gote arrossate dal mantice per le bolle gli sorrideva in faccia l’amore,il primo amore del mondo…

André Che Isse

André Che Isse sassuolo 11 0tt0bre 2015André Che Isse fotografato da Rosario Santimone

live performance 11.10.2015

SE APPOGGIO LA MIA SCHIENA SULLE TUE ALI TU SORRIDI

vorrei sedermi dove inizia il tuo sguardo
e guardare la luna dai tuoi pensieri sugli alberi

ma se metto la bocca dove inizia la tua coda
mi crescono le mele tra le dita dei capelli

perché ti divoro dai talloni delle nubi
con le mani sui tuoi occhi che ti nevicano d’amore

e quando la curva del sole mi scalderà i ginocchi
tu abiterai nei miei desideri rubati al sesso degli dèi

come quando appoggio la mia schiena sulle tue ali
e tu sorridi tanto quanto un cesto di stelle

André Che Isse

A VOLTE E’ IL PRIMO GIORNO DEL MONDO

Per Edran danzare è più che sognare…
Edran danza raramente,ma il suo attraversare il proprio corpo durante il giorno ha quella consapevolezza che fa del suo movimento una qualità cosciente che conserta lo strumento musicale al suo esecutore.
Gli basta un gesto per essere dentro il bozzolo di una nube,per afferrare la chioma agli dèi,per amare l’amore che creò il mondo.
Per Edran danzare è donarti la sua anima…
Edran danza raramente,e quando lo fa ricomincia dalla sua nascita,non quella per madre,ma quella di sé: figlio di se stesso…
Ed ogni volta che le dita,danzando,tessono la cattedrale del cuore,tutto ha principio:
è il primo giorno del mondo…

EDRAN

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TROVARTI QUANDO INIZIA IL MONDO

quando principio una danza è sempre il primo giorno del mondo
e sulla curva del braccio la prima ruota nella neve

l’angolo del gomito è dove appoggerò il labirinto nel giardino
per il tuo filodarianna dietro la luna che serbi in un bacio mai dato

mi sono bastati il fondo dei tuoi occhi e i fiori dietro l’iride uggiosa
per auscultarti i ginocchi in bocca proprio sulla tua chiomadoro

quando potrò farti la coda danzerò con la tua chioma nel desiderio
e il primo gesto del mondo sarà per polirti le gote fruttate d’amore

André Che Isse

IL GOMITO PERPENDICOLARE ALLA LUNA

dalla gola alle labbra un solo segmento d’amore
e se distendo l’arco del piede posso arrivare alla luna

siamo custodi di orizzonti uno per nari
il fiato lungo assieme ai meli il fiato breve dello sguardo

quando punto il gomito come gnomone per misurare la terra
la proiezione dell’anima si perde nelle stelle

e non so dire se ci sono stato il primo giorno del mondo
o se ancora corro soltanto sul filodarianna dei dadi lanciati da un dio

ma quello che abbiamo ci basterebbe a eternare i ginocchi
ad apparecchiare dietro l’universo il sorriso ulisside ebbro

c’è un incontro scritto tra due bocche come collisione tra pianeti
dalle labbra fino alla gola del cuore un solo bacio immortale

André Che Isse

QUANDO EDRAN SI AMMUSA NELLA NUCA DI NAGIKO

Nagiko non conosceva ancora come il fiato può tuffarsi dalla nuca,fino a quando Edran non appoggiò le sue nari sotto la sua lunga chioma lucente,proprio dove nasce il dorso.
Il respiro di Edran allungato dal profumo del collo di Nagiko,le entrava nella sua pelle di neve,e per la prima volta i suoi pensieri di fanciulla diventavano il desiderio delle stelle.

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Nagiko si perdeva nello sguardo di Edran:
come Alice che cade nel buco,Nagiko si sentiva risucchiare in un tubo che saliva alla luna,e dall’altra parte un albero di mela,una soltanto,e tra i rami Edran aveva costruito il talamo di Ulisse.
Nagiko dal tu
bo cadeva nel letto facendo sorridere le stelle; facendo gonfiare il cuore innamorato di Edran.
E Nagiko si perdeva nello sguardo di Edran per ritrovarsi allunata mangiando una mela tra i palmi in giulebbe di Edran.
André che Isse

L’AMORE HA SEMPRE I PIEDI NUDI

vorrei trovarti dentro una lacrima
quando il cuore fa due volte il giro dell’universo

raccogliere la mia commozione in un cesto da giardino
e donartela prima di incontrarti la prima volta

aspettare le tue labbra come si aspetta l’estate
assaggiate sull’albero per mangiarti il riflesso delle stelle

so che quando il tuo sguardo mi sfiorerà il pensiero
ti riconoscerò da dietro la luna

ti riconoscerò dai sogni che pettinano la tua chioma
quando scalzo nella tua schiena sorgeremo d’amore

ti sei appena voltata di scatto pensando di trovarmi
devo solo togliermi i sandali e sarò lì da te

André Che Isse

VERNISSAGE & PERFORMANCE

André Che Isse

”IL PRIMO GIORNO DEL MONDO”

VERNICE & DANZA

domenica 11 ottobre ore 19

Achille Succi: clarinetto basso

STYLING ARREDA

via Matteotti,16 SASSUOLO (MO)

André Che Isse Invito 11.10.2015 FB

Perché il primo giorno del mondo? Forse è solo la sensazione che m’investe ad ogni risveglio da un sonno: apro gli occhi e m’incantesimo di essere, e in quell’istante è come se tutto nascesse per la prima volta,con la stessa meraviglia del primo bacio mai dato; e guardarsi le mani che fendono molecole d’aria appena cadute dalle stelle,e commuoversi della grande opportunità di giocare a vivere. Ecco: ”Oggi è il primo giorno del mondo!” con la gioia nel cuore,e le lacrime che lucidano le ali.
 
Immagina ora un uomo nudo con le ali: sta guardando il mondo per la prima volta,lo sta guardando nel suo primo giorno,lo sta guardando dal punto più alto della terra,dal punto più vicino alle nubi. Il suo sguardo si riempie di meraviglia,e le lacrime gli lucidano le ali. C’è solo lui e la terra immensa sotto i suoi piedi,ma nel suo cuore già abitano tutti i fiati che faranno l’amore sugli alberi. Immagina lo stesso uomo ancora sulla vetta del mondo,vestito dai riflessi delle stelle,non ha più le ali,ma può volare baciando l’amore,e sorride a te che nasci dal suo cuore proprio ora assieme al primo giorno del mondo.
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E le mani,così importanti nella mia danza:
con le mani disegno il mondo;
le mani disegnano la mia danza;
le mani sulla tela sono lo stesso gesto che dipinge il mio pensiero che come un vasaio modella il mondo.
Con le mani il mio amore mi raccoglieva le gote per baciarmi stretto senza lasciarmi andar via.
Le mani,così importanti nella mia pittura.
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Forse le luci che da dietro le mie tele illuminano la pittura,sono la stessa luce dietro i miei occhi che guardano imparadisati il mondo.
E come il mondo mi attraversa gli occhi tuffandosi nel mio cuore stupito,così come una vetrata la luce attraversa il gesto della pittura,lo stesso gesto nato dal cuore.