perdersi sull’albero
così lontano dalla terra da vedere le strade
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L’EPIFANIA DELL’AMORE CHE S’INNAMORA
dove l’uva si raccoglie con la bocca dall’albero delle mele
mastico il tempo senza mandarlo giù
essere così veri da essere ebbri
come un angelo custode che appoggi il naso nella tua nuca
e non mi fermerò di accarezzarti fino in fondo alla notte
le mie mani nella tua bocca che contiene il mondo
e potresti arrivare tra due vite ma ti riconoscerei comunque
stupito soltanto aprendo gli occhi e trovando i tuoi
André Che Isse
IL PASSO FRAGILE DI DIONISO
raccolgo l’infinito con un gesto
fragile quanto un attimo
meraviglioso come l’inizio del mondo
mi guardai alle spalle
e vidi che ero circondato dal mio futuro
un orizzonte di eterno presente
dioniso mi prese per mano
e inarcando il sorriso di un dio
mi portò l’ebbrezza nel fiato
André Che Isse
DISEGNARE LA LUCE
-11 tele retroilluminate-
14 marzo alle ore 19,00
Spazio Libero 8
Via Alzaia Naviglio Pavese 8
MILANO
vernissage con performance danzante di André
Eloisa Manera al violino
Chiusura mostra 27 marzo 2015
A cura di Dott.ssa Adriana Cristina Rota
ShowroomSpazio Libero 8 via Alzaia Naviglio Pavese, 8 20142 Milano
Orari di apertura martedì – domenica dalle ore 15.30 alle ore 20.00
Arting159
La luce nei lavori di Piero Sanna e di André Che Isse
Arting159 apre la stagione primaverile con l’esposizione delle ceramiche di Alberto Burri, ricerca artistica che lo vide impegnato negli anni Settanta, dello stesso periodo, una sua tela di piccole dimensioni, e il Violino di Fernandez Armann del 1979, ai quali si uniscono i Fragments Installations dello scultore Piero Sanna. A introdurre il pubblico nella sala espositiva sono le pitture retroilluminate di André Che Isse. Il vernissage si apre con la performance danzante di André, sulle note classiche della violinista milanese Eloisa Manera, c/o Spazio Libero 8, in Via Alzaia Naviglio Pavese 8, il 14 marzo alle ore 19,00.
La mostra unisce i lavori di due artisti italiani contemporanei, le sculture astratte di Piero e le pitture figurative di evocazione classica di André. L’elemento accomunante è la luce, che dà vita ed esalta sia le caratteristiche proprie della materia organica scelta dal primo, sia le forme e i colori utilizzati dal secondo.
Le installazioni scultoree si presentano come totem. Sono assemblage di materiale di scarto (legno, vetro, ferro), che Sanna crea e modella secondo l’ispirazione del momento, dando vita a delle composizioni astratte soggettive. Sceglie il legno, col quale sviluppa blocchi tridimensionali verticali e orizzontali, ne sfrutta le caratteristiche fisiche, quelle di reazione alla combustione, l’annerimento, con l’esaltazione visiva dell’effetto craquelure, incorpora poi pezzi di vetro e di ferro, in alcuni una traccia di colore d’oro o d’ocra scuro, il tutto amalgamato in una colata di resina, la cui opacità, impregnata di luce, emana una trasparenza evocativa. L’intera scultura è lasciata allo stato primitivo, povero nella sua matericità, e mediante un sapiente gioco chiaroscurale, Sanna realizza delle installazioni vibranti. I critici hanno colto richiami stilistici all’informale europeo (J. Dubuffet, A. Tapiès), nonché alle fusioni e combustioni di Alberto Burri, così pure hanno ravvisato un confronto con le traversine di binario metalliche e carboniose di Kounnelis. La sua poetica è quella di far rivivere quei materiali nobili in disuso, impregnandoli di colore, luce e trasparenza. La sua sperimentazione creativa avviene mediante l’utilizzo di questo materiale organico, naturale, prodotto della Madre Terra, nonché materiale duttile. Nel corso della storia dell’evoluzione umana, fin in età primitiva, si è scoperta la sua potenzialità di combustibile, di realizzazione di cimeli, poi adottato nelle costruzioni edilizie e nell’arredo, ora nuovamente riadoperato nelle sperimentazioni artistiche di Sanna secondo il concetto del riciclo, vicino alla tematica della sostenibilità dell’ambiente, questione cara al prossimo evento internazionale di Expo 2015.
Se Sanna si avvale della luce per rivelare la trasparenza naturale della resina, André invece con la luce frontale esalta le forme e i monocromi degli stessi soggetti pittorici di stampo classico (danzatori, mani, vasi). André usufruisce anche di un’illuminazione artificiale che, posta sul retro delle tele, dà risalto al tratto lineare e alle stesure pittoriche. Grazie alla retroilluminazione André riesce a svelare l’anima delle sue creazioni e la visione diviene pura epifania d’immagini. Disegnare la luce è la filosofia dalla quale si sviluppa la ricerca dei suoi recenti lavori pittorici, quella luminosità tramite la quale le forme respirano, si muovono e si svelano. Sono creazioni che nascono da un profondo rapporto tra mente, corpo e anima. André unisce l’espressione della danza contemporanea di ricerca all’attività pittorica. Ha scelto la corda, cucita sulla tela, quale strumento per la rappresentazione del tono muscolare, attraverso la quale e secondo il principio di costruzione geometrica, dal tratto lineare, sapientemente ricrea quella plasticità corporea e quell’armonia di movimento che caratterizza il danzatore. Egli stesso afferma “ho creato una danza d’immagini pittoriche,…un filo d’Arianna che annoda e tesse la mia danza alla tela”. Il profondo connubio tra danza e pittura sarà osservabile in live durante la serata di apertura.
HO MANGIATO ROSE ALL’ALBA IN UN GIARDINO DI NEVE
emozionato di vivere
guardo beccheggiare il fiato
tra le dita e il giorno
quando i polsi battono sul tetto del mondo
esplode una stella in nastri di luce
ed io mi accordello d’ebbrezza
si fa presto a dire e nulla più
ma di fronte al nulla tutte le strade luccicano
negli angoli sulle pieghe degli orti
una galassia nel giardino
il tuo nome in un fiore
raccolto per farti una torta
e poi ciliegie nelle nari
grappoli di baci sull’albero di mele
uno sciamano nella neve
la mia coda è una cometa
e la pettino col tuo sguardo
tra l’umore della luna e l’amore
André Che Isse
LA NEVE NELLA SCHIENA
Edran guardava la schiena di Nagiko come guardava la luna.
Gli sembrava di vedere due grandi ali,bianche come una luna innevata.
E camminare nella neve fresca prima dell’alba lo ubriacava di fiaba.
Le ginocchia che entrano nel bianco silenzio della notte sfrigolando l’increspatura molecolare dei fiocchi,rallentavano il tempo,dando ad Edran l’impressione vivida del primo giorno del mondo.
Era in quel preciso istante,dove potevi inalare l’infinito,che Edran si sentiva di camminare nella schiena di Nagiko,come passi allunati senza peso ma calzati di stelle.
Edran guardava la luna specchiarsi nella schiena di Nagiko,come Narciso nell’acqua,affogando tra le scapole argentate.
E negli occhi di Nagiko saliva una luna di neve con le impronte fresche di Edran.
IL GOMITO IN BOCCA
passacaglia di sguardi di luna tra peonie bianche di neve
forse la mia coda ha i capelli di una cometa nera
tra le tue scapole mi spiaggio argentato
mentre i tuoi piedi scalzi sotto la gonna a pieghe non fanno rumore
a tutte le stelle viene chiesto di vivere per sempre
e il loro gomito punta dritto dove cade il mare in fondo alla gola
i baci si ritrovano da soli come piatti sassi sull’acqua
e le increspature del primo giorno del mondo ancora sulle labbra
André Che Isse
I TRE FIATI DI DIO
capire
essere gentili
guardare la luna
camminare sui fiori perpendicolari senza toccarne i petali
io sono neve
il filodarianna tra i nostri sguardi curva il tempo attorno alle gote
equilibrio
armonia
estasi
André Che Isse
TRITTICO CHE GUARDA LA LUNA NEGLI OCCHI
VOGLIO AMARTI DALLE DITA ALLA LUNA
esiste uno sguardo che ti porterai dentro per sempre
come quello della luna quando passi dal parco rincasando
le tue mani stringono l’amore come fosse la tua stessa vita
e se lo lasci andare perderai te stesso per almeno una vita
riconoscere il sapore del fiato tra la sua bocca e i pensieri
in un cesto le tue mele rosse nell’altro l’albero per il letto
si parla tanto di angeli poi li trovi in una giornata di neve
a tirar palle insieme a scambiarsi un solo sguardo di stelle
André Che Isse




