DOVE FINISCONO GLI ALBERI INIZIANO LE MIE TASCHE

avvolgo la luna in un panno
corro fuori per tracciare ovali di neve e un assolo d’angelo mi sorprende

non so vivere se non su cavalli di vento
non conoscendo che il solo gesto di danzatore nella notte muta

ogni risveglio è nuova nascita
cosciente contrappunto odoroso ma raccontami l’arco di ulisse

ho modellato con mani di fabbro idee icarie
e il fuoco che ho spento per vedere le stelle lo porto nelle tasche

ebbro di vita in questo cuore poeta
traccerò un cerchio col bastone in cui la neve risalirà alle stelle

perché sulle incudini degli occhi il lampo sciamano principia l’amore
e ti ho spiata le gote salirti di rose

nel mio zaino danza dioniso supino d’amore
non conosco gli angeli ma il vento mi soffia nelle tasche

André Che Isse

ATTERGATO DI LUNA

nomino le cose a piedi nudi
lasciandomi stivare la bocca di stelle

raccolsi alberi e mi riempii le tasche
con occhi ancora di 12 lune bianche

lancerò un sasso piatto sull’acqua per raccoglierne i cerchi
in una scatola da giardino

ma quando scavallo sul cogito
i fiori non pensano al peso della neve

e anche senza fare nulla ho già riempito il mondo guardandolo
gli occhi convento di fiori

un atomo di luna sogna ubriachi supini di brezze
il mio volto che sogna è il volto della luna prima che nascessi

André Che Isse

LE PERSIANE DI DIONISO

ho raccolto il mio fiato sulla luna nel cerchio del vasaio con le rose
sapevo che avrei trovato il tascapane con le ali messe da parte

ho scelto l’albero di fronte al sole arrossato di gote
con le persiane di dioniso accese

la verità è che siamo circondati di stelle
e basterebbe collezionarne la polvere

adoro indossare il tempo come una camicia nuova
sentirsi eterni a piedi nudi divorando ciambelle per fauni

golerie che eiaculano in bocca la spuma delle nubi prima dell’infinito
prima della fragranza di un dio posso lavarmi il volto con blu oltremare

André Che Isse

ALL’ORLO DEI PENSIERI GLI ALBERI CRESCONO CAPOVOLTI

il primo inventore della ruota e la prima traccia nella neve
come un calligrafo di dio che riempia il suo tascapane di stelle

un cerchio disegnato col carbone per i piedi di dioniso
mentre il tuo calcagno nella mia bocca m’imbavaglia spingendomi il fiato

se non ti troverò con la tua bocca stivata di ciliegie
non potremo andare dietro la luna a toccarci i sessi

i nodi fatti con le rose nella camera del sonno
apparecchiano i gesti nella curva dei pensieri

non ti conosco ancora ma ti aspetto sull’albero dei baci
e ti luciderò le ali che non puoi vedere nella schiena

e rincasando con l’alba mi porterò il tuo volto nel letto
per annodarlo con le rose

mi piace inventarti l’amore come fosse la tua prima ruota nella neve
e farti la tua lunga chioma colore della notte a coda alta di cometa

André Che Isse

BOCCA D’EDRAN

Edran metteva i baci nella scala dei valori appena sotto le stelle.
-I baci- diceva -sono l’intimità più profonda tra due persone!- e quando parlava dei baci intendeva i baci che ti scavano in bocca,quelli che ti riempiono di passione quanto di saliva dei pensieri; i baci che confondono i confini delle labbra e che ti succhiano l’anima.
C’è chi soltanto si fa baciare,o bacia senza osare scoprire i pensieri,senza aggallare d’amore,ed Edran lo sentiva in bocca:
-L’amore lo si sente in bocca!-.
Avrebbe baciato il suo amore fino alla fine del mondo senza mai staccarle le labbra dal fiato,auscultando fremerle l’anima,nutrendosi d’eterno,se lei gli avesse offerto la bocca della luna.
Ma i baci si coltivano nel cuore a chilometro zero,e devi conoscere il tuo cuore dall’altra parte della luna per poter baciare come gli dèi.
E gli dèi non si fanno baciare,per questo invidiano gli uomini,e favoriscono chi bacia perdendosi di labbra:
Edran quando baciava inventava l’amore.

André Che Isse

LE LABBRA SUGLI ALBERI DI MELA

baciarsi per nutrire l’universo
la bocca delle stelle saliva il filodarianna

vivrei nella tua bocca di fiaba
camminandoti il desiderio col mio

baciarti dove inizia la notte fino alla fine delle comete
senza mai staccarti le labbra dal fiato

non c’è nulla di più vicino ai pensieri della bocca
e due bocche senza confini si toccano gli dèi

dove si appoggiano le labbra si raccolgono le mele
e l’amore che creò il mondo riposava nella bocca di un dio

voglio baciarti per capire l’eterno
così lentamente da arrivare in fondo alla notte con il tuo pensiero in bocca

André Che Isse

I BACI NELLE MELE

se esistessero gli dèi li amerei follemente per avermi inventato
per avere inventato l’amore che illumina le stelle
per il dedalo delle nubi
per la luna che mi ama quando la miro

se fosse tutto un caso sarebbe ancora più incredibile
e dovrei ringraziare i dadi delle stelle e le carte bruciate al sole
gli atomi che si raccolgono sugli alberi e i baci che ti rubo nella notte come mele
il tuo ombelico da cui nacque l’universo

e se il caso fosse sposato agli dèi forse potremmo rubargli l’eterno
lanciando i dadi contro il vento con mano d’arciere
scivolando sull’acqua come un sasso piatto di spuma
succhiando le tue dita fino alla fine della notte

se si sapesse in giro che possiamo essere ciò che siamo veramente
che già mille universi ci abitano dentro i pensieri
che le nostre braccia possono custodire il sole
vaffanculeggiando i guastamestieri di comete

André Che Isse

EDRAN SAPEVA DANZARE

Edran sapeva baciare la luna nella schiena fino a sentirne l’anima respirare.
Sapeva che l’amore non importava al nucleo del sole,ma muoveva la curva del tempo,perché il suo braccio piegato custodiva proprio dietro al gomito,l’angolo dell’eternità.
E gli piaceva credere che chi inseguisse l’eterno lo riceveva in dono.
S’indoravano i palazzi nelle nari di Edran.
Tra le sue scapole lo baciavano le nubi.
E poteva di nuovo innamorarsi della polvere delle stelle.
Edran sapeva danzare.
Edran sapeva che alzando le mani avrebbe raccolto stelle come mele.
E lanciandosi nell’eternità come un sasso piatto sull’acqua,muoveva i pianeti dall’altra parte dell’universo.
Ovunque fosse avrebbe riconosciuto la materia dell’incanto.
-Ma se io fossi cieco!?- si ripeteva di fronte ai problemi che annottano il fiato,
-Se io fossi cieco!?- e ringraziava gli dèi che potesse vedere il mondo.
-Per chi acquistasse la vista anche l’angolo di un tavolo gli apparirebbe fiaba!-.
E guardava le cose come fossero appena nate dal nulla.
Come ad ogni suo risveglio,nel preciso istante del primo respiro:
lo abbracciava l’emozione di esserci ancora,ancora…e in quell’aurora di fiato la conoscenza del mondo gli arrivava come avrebbero potuto farlo le nubi ranciate degli innamorati…quelle che ti tengono l’amore abbracciato…stretto stretto senza forma,nell’informe rappresentazione degli dèi…Edran sapeva danzare!
Edran raccoglieva l’amore per metterlo davanti a tutto,davanti ai suoi piedi scalzi per muovere i suoi passi nella curva del tempo,per camminare sul perimetro del cuore.
E quando doveva abbandonare il mondo per il sonno,si raccoglieva nel cucchiaio di una cometa.

André Che Isse

SE UNISCO LE STELLE CON UNA MATITA POSSO DANZARE PER SEMPRE

se bacio la luna nella schiena sulle labbra l’anima respira
l’amore che non importa al nucleo del sole muove la curva del tempo

prendere i pensieri per costruire la forma delle nubi mentre s’indorano come palazzi
e farsi attraversare dalle stanze inaurate a piedi nudi

se inseguo l’eterno lo ricevo in dono
perché il mio braccio disegna la curva in cui i pensieri saranno labbra nella luna

André Che Isse

SUPINO D’AMORE

supino sull’erba la bocca stivata di neve
l’arco della schiena fino in fondo alla notte

gli occhi bendati di stelle
la tua coda cometa tra le scapole

c’è una curva tra le natiche e la nuca in cui capriola l’amore
dall’altra parte dell’universo si baciano più lentamente

proprio mentre m’innamoro crescono gli alberi
così come nascono le mele nel cuore

supino dietro la luna
e non è vero che non sia più luminosa

André Che Isse