André Che Isse
“TRE VASI BLUEBIRD
PER BILANCIARE LA PESA DEL CUORE DI IMHOTEP
DIETRO L’UNIVERSO”
André Che Isse
“TRE VASI BLUEBIRD
PER BILANCIARE LA PESA DEL CUORE DI IMHOTEP
DIETRO L’UNIVERSO”
coi ginocchi affogati nell’oro tracanno l’estate
in girotondi di seità ebra a curvatura di risa giallo van gogh
e l’amore scende le scale nel mezzo elicoidale dei fiori
proprio all’orlo dei baci sull’orizzonte degli eventi scalzi
ho raccolto il mio tempo e l’ho curvato come fiore in un vaso
così che nubi forgiassero l’ansa dei bracci leggiadri
quando ancora l’oro profumi la curva della notte
così l’arcadore di stelle vestito piega di risa la luna
poi contai i passi dal giardino alla fine dell’universo
e sempre la somma dava uguale a quelli di casa
allora conoscevo l’ipotenusa dell’anima!
il lato più lungo dove scivola il cuore
André Che Isse
dall’albero nero sculsi i miei sandali scalzi
ora che espungo tutti i luoghi senza seità
rimane l’empirio da cui nacqui elettivo
perché conosco la curva ebra del fuoco
ove nacquero stelle per prime a scaturigine d’ipseità
come fili invisibili arrivati dalla luna
un punto di fuga rinascimentale cribrava l’attimo al singolo passo
tanto che il tempo apostatava dal mondo
così che dal guardo al futuro un palazzo d’argento mi camminasse l’anima
c’è una fragola sul querceto nudo
bastevole a riempire una stella nascente di giallo van gogh
allora ho costruito un capanno con la pelle del guardo
André Che Isse