LE TUE GOTE DI ACERO ROSSO

cammino così lentamente da poter sognare
e spesso non faccio nulla tranne che vivere davvero
mi piace farmi attraversare dalle idee come sassi piatti sull’acqua

e ora ti alzerai come in ogni giorno con le tue gote di acero rosso
ancora nell’angolo della bocca uno scampolo di notte
e ancora non sai che il tuo odore sulla mia ala ha inventato il volo

vorrei conoscere solo il sapore della luna diurna e riempirmi le tasche di sole
tanto che maturi il grano da solo nell’oro delle parole
e poi sedermi nel segreto del cuore per albeggiare ebro

la prima volta che ti ho vista dormire dentro la notte avrei voluto rubarti la bocca
con le tue labbra avrei baciato il sole nel dorso
e poi ci saremmo baciati d’eterno ritorno dove fioriscono i ciliegi

André Che Isse

GRAPPOLI DI ETERNO

mi sono seduto tra le gocce di neve a ginocchi conserti
e ho rivoltato le tasche dal tempo per stivarle di tuoi girotondi

quando m’infilo tra le gocce da quello spazio asciutto
posso affogarmi nella neve del tuo guardo per sempre

le balze della tua gonna torno il mio desiderio
mi tengono la geometria di roccaforti fluttuanti
sorte nell’oro del tuo moto ninfale
per approdarmi ancora nel fiato della cupidità vermiglia

e mentre lei rideva lui ora sapeva come ridono i fiori
infilati nella commessura dei baci come testata d’angolo

ecco come avanzo nel giorno su talloni d’arciere mirandoti il riso
quando ti accorgesti le righe di sole nel dorso mentre le pettinavi

André Che Isse

4 HAIKU EUDEMONICI

palle di neve leggere
risa conserte
felicità sulle gote rosse

le singole molecole d’amore
nessuna esclusa
scivolano tutte tra i tuoi occhi

ancora non ha nevicato
e sono madido di sole
anche di giorno ti vedo nella luna

sulla pelle del mio pensiero
senza staccarti regina dal foglio
carta di riso odorosa le tue labbra

André Che Isse

IL GIOCO DEL TEMPO E DELLE POSSIBILITA’

conto i passi fino alla luna e poi mi lancio nel vuoto
dove cadrò edificherò il mio tempo

poi ti pettinerò al sole i filidarianna perché tu possa annodarli alle stelle
e perché tu possa trovare i bordi delle cose senza perderne neve sulle dita

ma intanto mi infilo il silenzio come una camicia nuova
barrendo d’ebbrezza muta dietro l’universo nero

e se raccogliendo iridi dai cedri ci cadremo dentro
il pozzo di alice sarà il nostro angolo di labbra

dove i baci girotondano madidi dervisci immemori
e le bocche appena dischiuse quel tanto da far passare i dettagli d’amore

quell’amore che ci ha scelto prima del mondo
quando ancora il tempo era solo fiocchi di neve sparsi sul tuo riso

André Che Isse

CLINAMEN NIVEO

a volte cado come atomi di neve senz’ali
trapasso il fiato e annodo un filo di sole giallo

mentre a mezz’aria l’oro riflette muto e ignaro
e l’iride non conosce ancora dove cadrà il mare

ma poi l’amore eterno, quello che quando provi a smacchiarlo si scolpisce
quello che quando lo baci si sveste il corpo dell’universo

e allora andata e ritorno dalla luna mille volte alla velocità del tuo guardo
raccogliendo fragole scalze dalle stelle quelle che capriolano a scapole nude

quindi, tra il nulla e il caso ci sono le tue dita sui miei occhi di prati
a crescermi a giochi di risa sui cedri dal dorso odoroso

e a volte ti annodo così stretta alla mia coda da pettinarti la mia luna addosso
quella in cui alberghi regina fin da prima che nascessimo insieme nel mondo

André Che Isse

IL NARTECE DEL CUORE

posso abbottonarmi camicie come salissi sui draghi
pedalare nella pioggia di seta estiva serrata madido di foresta equatoriale
ma il mio tallone di luna danza l’ebbrezza di gigli d’albume

ho visto le tue braccia sottili salire le stelle come filidarianna
la luce del gesto più veloce del sole
e quel tuo sorriso gentileterno che fa gola alla mia transverberazione

così che la notte nereggi pettinando la tua chioma
così che la notte si perda le stelle nei tuoi occhi
tanto che nel pozzo dove cadono le lune sedimenti il rosso del cuore

posso bere a collo le nubi
cenare con proust a patate gialle di delft
ma mi fermo a guardarti

André Che Isse

GLI ALBERI NON SOGNANO

ho inventato querceti in cui si rifugia il silenzio
e il pensiero si sfoglia come un cuore al sole

la luce tra i rami non corre si appoggia come lenzuola d’estate
e si materia miele per amare di giorno

ma quanti fiori crescono nei tuoi occhi!
e profumano le dita che bendano il guardo nel suo desiderio

dita come rami che s’allungano nel dorso per albergare la notte
per eternare la veglia sugli alberi dorati di stella

e allora cadere nella notte sarà come amarti per sempre
e alzando le ali nel sole baciarti di miele

se dall’altra parte dell’universo mirassero la Terra
vedrebbero solo dita dorate di amanti sugli alberi

André Che Isse

PAVANA PER BATTITO D’ALI

i seminatori della terra vivono sugli alberi
e sorridono come foglie capriolate d’aria

la tua gonna dispiega il barocco ed io ci cado dentro come alice
nelle pieghe stirate del tuo pensiero dove ti vesti di luna

devo solo dischiudere la bocca per vederne il mondo escire
un’epifania rubino nata da un atomo del cuore

che forse un dio seduto nel nulla vocalizzo l’universo?!
ah ma quanto è dolce il tuo nome sussurrato sull’albero!

riesco a sentirne il sole nelle nari scendermi in segreta
come folle mano di van gogh a lumeggiarmi di messi dionisiache

ma poi rompesti il silenzio adamantino con battito d’ali
tanto che una canestra di commozione mi edificò lapislazzuli dove cade il mare

André Che Isse

PICCOLO STUDIO EUDEMONICO

nacque la notte inventando un silenzio dietro l’universo
poi la neve lo portò senz’ali prima del sole

e il cuore che cammina scalzo poté sentirne sfrigolare l’immenso
tanto quanto un prometeo incendiarsi d’amore

ti guardo ancora come quando conobbi d’innamorarmi
come mi apparisse la luna nuda tra le lenzuola

ti fai la coda col mio filodarianna ebbro
perché tu sai come rubarmi il silenzio esondandomi di fiori

non so cosa sei, so chi sei: la mia nevicata prima del mondo
come quando sento il mio punto di fuga rinascimentale nel tuo sguardo

non ricordo nascermi ma nascendomi tu ho saputo dove nacque il sole
e ora illumino il mondo di luccicanza amorosa

André Che Isse

QUANDO LA CURVA DEL PIEDE S’APPOGGIA ALLA CURVA DEL MONDO

ho centrato il sole nel fiato
e incendiato la mia vita d’amore

mi pettino perché la luna mi ama
e nella sua chioma la nuca ha la stessa mia curva

il mio passo ascolta l’ala dei gesti
e i ginocchi sono gli angoli del mondo

i rami mi s’infilano in bocca per baciarmi i pensieri
e seguendone i nodi m’asserpolo labirinti di parole

ma mi basta sedere in un angolo delle tue labbra dove tutto ebbe inizio
e danzarti l’eterno nel tuo sguardo dove cado d’amore

ci sono due posti dove riesco a incorniciare l’infinito
uno è proprio qui ora tra le due curve l’altro è nei tuoi occhi

André Che Isse