SE CAPISSIMO L’INCANTAMENTO DI UN FIATO

non combatto il nulla
c’è così tanta felicità arcata dalla luce da ubriacarsi dall’inizio del mondo

non posso spiegarti l’amore
ma posso inginocchiarmi nel tuo sguardo come allunaggio inverato

cosa sarà mai un solo secolo nell’infinito
di sicuro l’eternità della tua schiena che nevica d’amore e fragole

se riesco allungare le braccia dietro l’universo
un passo a due con dioniso e un assolo di mele curvate dalle tue gote

ogni istante è il cuore del tempo
il punto di fuga dove respira dio

sarò lo scriba del tuo fiato d’aulete arcadore nel tuo sesso di luna
mentre fai nascere i fiori agitando quelle braccia da monella del muto

André Che Isse

TRA DUE LUNE UN SOLO SEGMENTO DI UNIVERSO

quando cammino tra i pensieri faccio un tratto di universo
ubriaco di tigli odorosi tra lune diurne

attraverso la nascita d’idee icarie come nauta sidereo
coi ginocchi nei gomiti aggueffato di sole

e con la bocca affogata nel tuo manto dorsale ti divoro d’amore
aspettando che piova il tuo sesso di commozione scalza

potrei guardarti fino alla fine del mondo
e poi dietro l’universo lucidarti le ali

come si può smemorare l’eclittica dei sogni?
una volta nati da un fiore le mani per sempre petali nelle tue gote

ed ora aspetto che m’imbavagli di baci annullando ogni distanza
lo spazio zero dell’universo dove rimane solo il nostro talamo ulisside

André Che Isse

Sir Edran his Galiard

L’affissava come chiunque avrebbe fatto di fronte ad un incantesimo.
I piedi scalzi allunati,Edran di fronte a Nausicaa,gli piaceva immensamente la doppia ‘a’ in fondo al suo nome ulisside,se ne stava ritto e ammutato come un giovane albero che ancora deve capire che non si muoverà,per sempre,da dove è nato se non con le braccia dei rami,mani invisibili che crescevano nella direzione di Nausicaa,che seduta sull’erba dell’estate,le mani a lisciarsi la lunga chioma di seta,rinasceva dagli occhi di Edran ninfa del suo desiderio eterno.
Avrebbero potuto assolarsi mille estati senza che Edran le avesse tolto l’amore del suo sguardo di un sol battito di ciglia: un Colombo che sbarcasse sulla terra così bramata ed ora immobile nell’incredulità dell’inveramento: i ginocchi nella terra del suo nome.
Seduto sul suo albero fatto di pensieri,Edran la mirava,assieme all’amore,come un astronomo che avesse appena scoperto una stella nuova,mai vista da occhio umano,la sua stella ora,perché nessuno mai si era preso cura di quel puntino lontano lontano nell’universo buio.
Da subito ne aveva riempito un taccuino pregiato,quello che da anni si tiene in serbo per l’occasione speciale,lo aveva con cura aperto alla prima pagina dandone la stura come al vino più prezioso del mondo,e con l’inchiostro più nero dell’universo aveva scritto il suo nome: Nausicaa.
Aveva scelto la sua scrittura più bella,lenta e tersicorea,musicata tra le ‘a’,e svettante da subito in quella N che saliva al cielo tracciando una linea curva sul primo foglio odoroso come il primo volo d’airone sul mondo; quando lo acquistò durante un viaggio in oriente,oltre i confini calpestabili,sentendone a prima vista l’unicità del suo compito futuro,lo aveva cosparso di cedro tra le pagine,l’essenza amorosa per Edran.
E dopo il suo nome,NAUSICAA,la sua scrittura d’attenzione entomologica si era stretta in società con l’amore:
al desiderio riddante come mille Gagliarde d’Edran,si univa lo studio dettagliato delle sue singolarità,quelle che fanno di una persona il suo DNA visibile:
come Nausicaa camminava scalza sull’erba e come invece avrebbe camminato mai sicura tra le case del mondo; come le mani sospese in una leggiadria iconico-rinascimentale magnifica divenivano a tratti scattose e iperboliche; come al suo sorriso leonardesco di madonna si alternavano smorfie deliziose da monella irrequieta da cinematografia del muto; come d’improvviso cangiava da bimba d’altalena all’uggia tenebrosa; e come riuscisse a passare da un’estrema invisibilità alla principessa del ballo,quella che entrando ammuta il cosmo tutto in un silenzio epifanico di maraviglia.

André Che Isse

IL CAVALIERE D’AMBROSIA

ti ho cercata dove la neve cade come lo sguardo
il tuo volto è il tempo stesso in cui nacquero le stelle

mille giorni sui raggi del sole a pettinarti gli occhi
aspettando sorgere le tue gote dietro l’angolo del mondo

mentre cavalco comete seguo la mappa del tuo dorso
perché posso sentire le tue scapole pensare

e il punto luminoso nella tua pupilla è il mio cuore adamantino
dove prendono luce le lune che ti mordono la nuca come ambrosia

nelle mie braccia danzo come un dio coi ginocchi di terra supina d’amore
la freccia del gomito nel tuo sesso di marzapane e nuvole

ti ho cercata prima che gli dèi inventassero l’amore
forse l’amore stesso è stato rubato dagli dèi in fondo al tuo pozzo di luna

André Che Isse

IL VIATICO PRIMA DI NASCERE IL MONDO

qual’è la funzione dell’anima?
tessere filidarianna per l’infinito

qual’è la funzione dell’arte?
costruire ali per capire il cuore del sole

e perché innamorarsi?
per custodire il tuo sorriso dietro l’universo

se le lacrime fossero scrigni del tempo da crescere sugli alberi
alzeremmo i calici dai rami per mirarne attraverso le lune

le presi le mani come fossero gigli appoggiati sulla prima neve
proprio mentre il suo cuore si stagliava come unico papavero sul mondo

ho seminato amore nel pensiero di una cometa
e ora ti pettino la chioma di baci proprio mentre guardi nascere il mondo

André Che Isse

CRUNE DI BOCCHE

solo un bacio al centro dell’universo
come un punto di fuga rinascimentale da cui tutto inizi

se dovessi invaligiare una cosa soltanto sarebbe un bacio
abbandonando l’universo con un bacio infinito nelle tasche

appoggio le labbra sulle labbra tanto quanto l’amore inventò l’uomo
tanto quanto i fiori hanno desiderato il sole

ascoltate l’invisibile nella segreta della bocca
il cuore che rimbalza sul tetto del palato come bolle di sapone

bolle adamantine dietro l’universo
dove gli amanti si eternano con solo valigie di baci

come posso lasciare i miei talloni sulle strade allunate
se non hanno la pelle della tua bocca stivata bi baci

André Che Isse

CUSTODI DELL’INFINITO

nudo in una poltrona sul mondo
con la commozione di mille fiori nel fiato

ho una ridda d’amore tra le labbra
e quando me le mordo ti sto baciando le ali

danzo solo per vederti sorridere
e alchimiare il primo gesto prima del mondo

distendo le braccia per attraversare l’universo
come calligrafo dionisiaco lanciatore di palle di neve

i ginocchi nel filodarianna le mie gote nelle tue mani
mentre la luce del giorno s’innamora di se stessa

un solo fiore un solo bacio un solo infinito
e perdermi nei tuoi occhi per pettinare l’eterno

André Che Isse

FORSE L’ETERNITA’ E’ FATTA DI NEVE

chi ti salverà quando finiranno le dita da contare?
mentre tutte le dita del mondo non serviranno se vuote di neve

chi ti salverà alla fine delle strade affollate?
dove inizia la notte inizia il cammino dell’universo nel buio muto

chi ti salverà dopo mille notti uguali in mille paesi del mondo?
quando un solo accordo di goccia rimasta da mille piogge inaura il cuore

chi ti salverà dal nulla dopo domani?
se non semino infinito saranno sempre solo pochi secondi prima di morire

chi ti salverà da un amore bastardo?
solo i suoi occhi sinceri ancora ladri di marmellata ma adamantini eterni

chi ti salverà quando scoprirai che gli dèi hanno la materia dei sogni?
ora ti servirà l’albero più alto che conosci su cui respirare per la prima volta

André Che Isse