HO CAMMINATO LE PIEGHE DELLA LUNA

il futuro è una biglia di vetro tra le dita

dentro è solo fantasia!

tutta quella che può soppesare il tuo palmo

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bisogna essere giocolieri!

per mettere i sogni nella luna

quella che può eclissare il sole!

*

c’è una Coscienza di cristallo prima del Vero

fragile come i poeti

luminescente quanto la Volontà di Potenza nicciana

*

se il mio passo ha la stessa misura del diametro fantastico

ogn’istante dopo l’attimo

avrà la stessa sostanza dell’Alma!

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André Che Isse

dal mio XXIX TOMO
su carta riciclata a copertina di cuoio nero rigenerato

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“IL TRITTICO DEI SOGNI:

III. La giocoliera di sogni”

108×100 cm

corda cucita su misto cotone,tempera da muro

opera retroilluminata

aprile 2013

ACQUARTIERATO D’AMORE

infilo il gomito nel desiderio sparso di molecole
arcando il polso per accogliere una piccola curva di leggiadria

forse quando cerco il gomito è toccare con mano l’angolo del mondo
e auscultare la direzione di una stella fino alla tana in fondo all’infinito

sto in piedi come un guardo alessandrino scalzo e la chioma in arcioni
mentre alchimio l’esserc’ignudo in eclittiche a filodarianna ebro

così i cerchi nel dorso di rembrandt saranno le mie orbite dietro l’universo
nonché la scala elicoidale che investe l’anima sciente d’al’inaurate

ho tolto tutto il narrabile solo per l’angolo di ginocchi gaudioso
e ne ho annodato i palmi alle dite barocche come sciamano amoroso

allora non mi muoverò dalla luna fino all’ultima radiazione cosmica di fondo
perché sono follemente innamorato d’ogni fiato d’argento che m’alberga

André Che Isse

IL TEMPO AL CUCCHIAIO

se le dita nel miele rallentano il tempo
con la bocca nella bocca di crono per un’ora ci vorrà un giorno pieno

si tratta di sedersi con gli atomi in curva
proprio dove scintillano di luccicanza i baci degli amanti

ma nel letto prima del sonno serro accavallati i bei ginocchi
che a gamba tesa augnata vorrebbero non cadere in lete inscienti

c’è una piega nel tempo dietro cui l’universo ride
e dove le stelle ancora si contano coi diti

il mio tempo è della mia stessa sostanza eudemonica
lo stesso che prima di nascere l’universo divoravo come ciambelle

e se metto le dita nel silenzio posso sentirmi inzafardato d’eterno
toccare il mondo là dove nasce per davvero

André Che Isse