Il danzatore custode di pensiero nella cruna del tempo

André Che Isse
“Il danzatore custode di pensiero
nella cruna del tempo”

108×100 cm
tempera da muro,acrilico,
corda cucita su misto cotone

OPERA RETROILLUMINATA

settembre 2011 & gennaio 2018

stessa opera frontalmente illuminata

Il Danzatore Ubiquo Custode di nuda poiesi di fuoco

André Che Isse
“Il Danzatore Ubiquo Custode di nuda poiesi di fuoco”
(il bosone di dioniso)

108×100 cm
tempera da muro,alluminio dorato,matita,
corda cucita su misto cotone

OPERA RETROILLUMINATA

gennaio 2018

stessa opera frontalmente illuminata

L’ARANCETO DI STELLE

ho bisogno di poetare le stelle per curvare il braccio sull’arco di ulisse
scoccando oro di neve su arance icarie

colleziono nilometri icosaedri di colonne per nocchieri stiliti
con astrolabi ebri tra i palmi per affogare nella notte più eterna

allora soltanto risa giallolimoni girotondi sulle gote
e accessi imperiosi d’euforia apollinea a colazione

perché conosco il cammino di ginocchi torno di luna sui meli
quando gli orli di diti s’infilano in bocca come ciambelle

nessun imperatore ha potuto scendere dall’universo scalzo
perambulando in essere, nuda poiesi di fuoco

ed io pedalo il giorno in arcioni a boristene eudemonico chiomoso
per orti di luccicanza barocca tra pieghe di sole stirate nel dorso

André Che Isse

4 vasi alchemici per l’arco di ulisse nella curva dei fiori

André Che Isse

“4 vasi alchemici per l’arco di ulisse nella curva dei fiori”

200×140 cm

polittico di 4 tele
(200×35 cm ciascheduna)

tempera da muro,giallo da vetro,matita,
corda cucita su misto cotone

OPERA RETROILLUMINATA

gennaio 2018

AEDO EBRO

io impero nel sole
e passeggio l’essere nella curva dei fiori

ho una camicia innamorata di meriggi van gogh
e calzoni allunati su ginocchi d’oro

eccomi al limine dove cade l’universo scalzo
con solo chiarità nuda di pensiero sciente

così che sul palco danzi filidarianna ai polsi di luna
per salirvi ebro ancora prima di nascere nuovo aedo

ho vissuto galassie sull’entropia dei ciliegi vermigli
ed ora le dita nel mio dorso icario s’inzafardano d’ali

come un monello sull’albero lordato di miele
che scopre tra i rami l’unico sapore d’eterno

André Che Isse

LA DIALETTICA DEL PIACERE

dove il sole si pettina la luce mi distendo
ancora in bocca spuma la curva dell’ala

cos’è che mi fece di dioniso passo sidereo?
ebre le dita lordate di miele nel sesso di un angelo!

ecco ti riconosco dalla luna nell’iride
e solo poche ore mi apparisti vascello di giochi torno il talamo di ulisse

i bottoni nel dorso con asola di labbra
e tra i denti il morso stretto di seta

quando bastevole un solo segmento di guardo
allora légami dietro l’universo i ginocchi

e sussurrerò ancora l’eterno nel tuo desiderio nudo
tra le pieghe che il pensiero fa prima di materiarsi stella

André Che Isse

BASTEVOLE ESTATICO

fulgido ocra della bocca quando ama
così che mille albe s’alzino in piedi lo stesso giorno

e mai nacqui come ad ogni passo nudo nel mio guardo
abboccato di sole per l’arco di ulisse

roventi iridi alate spirate di labbra
tra voi albergo le stelle

e coi diti disegno la curva del mondo
dove i ginocchi si ubriacano sugli alberi

io per me colleziono l’essere
egotizzami musa tra mille aurore!

tanto che allungai la chioma come cometa
per pettinarmi d’idee arcate

André Che Isse

XANTOPSIA POIETICA

ho calzato il sole
perambulando risa allunate nell’oro
e mi sono seduto nel quanto dell’io

le mie mani nel dorso della notte come mille poeti incendiati d’amore
danzando
immanenti molecole di desiderio

eccomi allora ala sciente icaria
per il clivo di cielo che alletta i fiori alla curva del mondo
dove l’arco di ulisse è curvatura agli steli dei sogni

ho guardato trovarmi in mezzo all’eterno come tra foglie d’estate
e se riesci a fare un cerchio in aria con le dita d’albergarne l’anima
sarai dio che scavalla i prati

André Che Isse

HO PERAMBULATO NELLE VENE DI STELLE

aggallo il guardo fino alla pelle
dove il pozzo dell’aria si attacca alle labbra
e subito una luccicanza dal bordo ricade al pensiero

così mi sono pettinato i baci allunati
allora che chiomosa stella mi apparve per sempre
quasi fossi intessuto d’albume dorato

ecco come vagolo tra sole e idee icarie ancorate
senza staccarne d’essere
quando i ginocchi ebri dispaiano dietro l’universo

ma il passo è quello sulle stelle cadute che dall’acqua affiorino come sassi tondi
talloni su dorsi d’astri
fino a che sul mio arco di piede il giorno sia strale di risa gaudiose

André Che Isse